Vaccaro (Unisannio), ''Ai giovani dico: perchè cercare altrove quello che avete a casa?'' In primo piano

Incontro il prof. Alfredo Vaccaro, neo presidente del Corso di Laurea e Laurea Magistrale in Ingegneria Energetica, nel palazzo ex Inps di Piazza Roma, oggi sede universitaria. Conoscendolo, già immaginavo l’entusiasmo con cui avrebbe intrapreso questo suo nuovo impegno, attivando da subito le giuste sinergie finalizzate alla crescita del territorio. «È questo l’obiettivo. Siamo una piccola comunità e dobbiamo imparare a rivendicare con orgoglio la nostra presenza sul territorio».

L’Università del Sannio nasce per distinguersi rispetto alle più importanti Facoltà campane, specializzarsi e provare a diventare attrattiva. Un lavoro che il Dipartimento d’Ingegneria ha svolto egregiamente e i risultati lo attestano. Come rendere fruttuoso per la città questo patrimonio di esperienze e competenze?

«Creando sinergie. Oggi è necessario prendere posizione pubblicamente rispetto a grandi temi come i cambiamenti climatici o la gestione dei rifiuti. In questi campi, l’Università deve essere maggiormente presente, deve quasi ‘marcare’ il territorio, perché è dal territorio che possono nascere sinergie e, quindi, opportunità per tutti. E questo forse è un po’ mancato».

E allora in che modo supportare le Pubbliche amministrazioni locali? La Facoltà d’Ingegneria ha elaborato diversi studi sulla sostenibilità ambientale: dalla riduzione delle emissioni in atmosfera delle caldaie degli edifici pubblici alla mobilità all’interno della città.

«Ci sono colleghi del Dipartimento d’Ingegneria che sono avanguardie culturali. Siamo costantemente a contatto con realtà anche internazionali, possiamo esportare best pratices, esperienze, possiamo esportare conoscenza su tecnologie e su processi che nell’ambito della nostra attività accademica viviamo quotidianamente. Abbiamo competenze, abbiamo una ragnatela di rapporti che potremmo mettere a disposizione degli Enti territoriali. Ma soprattutto abbiamo delle tecnologie che potremmo mettere a disposizione della classe imprenditoriale locale».

In che modo?

«Abbiamo la conoscenza - io dico anche forte, rigorosa - di una serie di strumenti legislativi, delle opportunità di progetti per finanziare iniziative in materia di risparmio energetico, Energy community, uso razionale delle fonti d’energia, trasporti elettrificati. Siamo un ‘vulcano di idee’; però ovviamente dobbiamo trovare anche degli interpreti, quindi gli imprenditori, che possano far fruttare queste idee».

E allora come agevolare questi rapporti, che sono umani prima che professionali, con relazioni più intense e proficue?

«Bisogna vivere il territorio, sostenere iniziative di confronto. È mia intenzione promuovere dibattiti, tavole rotonde su tematiche d’interesse per il territorio, cercando di portare qui grandi player, grandi nomi in riferimento alle energie che possono rappresentare le vie di tendenza future su certe tecnologie abilitanti. Saranno occasioni di confronto per prendere posizione pubblicamente circa le grandi tematiche: far sentire al territorio che c’è una voce, anche autorevole e credibile, nonché imparziale, che è la voce dell’Università».

Una delle grandi problematiche del Sannio è quella dei rifiuti, eppure oggi i rifiuti per alcuni territori già rappresentano una grande risorsa, appunto dal punto di vista energetico. In che modo l’Università può aiutare questo cambio innanzitutto culturale?

«Ci sono diversi campi d’azione. Innanzitutto la sensibilità della popolazione, a cominciare dalle scuole e dalle nuove generazioni, le più sensibili verso certe tematiche. La seconda sono le tecnologie. Nel nostro Dipartimento abbiamo eminenti esperti della gestione dei rifiuti, che rappresenta oggi una emergenza che richiede risposte immediate».

Eppure in questo campo le tecnologie hanno fatto grandi passi in avanti…

«C’è un paradigma di gestione intelligente delle risorse, che va sicuramente implementato. Possiamo intervenire sulle discariche abusive, sulla tracciabilità del rifiuto, abbiamo nuove tecnologie che offrono la possibilità d’implementare questi metodi e renderli fruibili anche sul nostro territorio».

Un territorio piccolo, che con l’applicazione di nuove tecnologie per piccoli impianti, potrebbe essere esempio virtuoso per l’intero Mezzogiorno.

«Secondo me, sì. Benevento deve diventare un laboratorio di idee: la limitata estensione geografica, che molti vedono come un vincolo o un limite, potrebbe essere un’opportunità. La nostra ‘piccola scala’ geografica, la nostra interessante urbanistica, il nostro tessuto sociale e produttivo, potrebbero rappresentare il supporto idoneo su cui sperimentare. Benevento in questo senso potrebbe rappresentare davvero un’opportunità, visto proprio come un “laboratorio” dove implementare le idee».

Quindi un invito anche a chi opera in questo settore per sperimentare nuovi modelli di crescita.

«Assolutamente sì. Una delle prime cose che farò sarà quella di coinvolgere Confindustria nel definire, per esempio, i “saperi critici” che dobbiamo fornire ai nostri studenti. Dobbiamo essere vicino alle aziende per formare studenti, persone, risorse che sono in linea con le tendenze prevalenti di quest’area. Aprirci maggiormente agli Ordini professionali, aprirci al territorio in tutte le sue declinazioni».

Un pezzo sempre più ampio di PIL provinciale viene dalle energie. In che modo l’Università può impegnare le sue risorse in ricerca applicata per sostenere maggiormente questo settore?

«La nostra è una delle province coi maggiori impianti eolici installati, mi lasci dire, non sempre con criteri di pianificazione virtuosi. Benevento ha investito tantissimo nel fotovoltaico agli inizi del 2000, ma poi non ha avuto la capacità, come territorio e come sistema impresa, di cogliere la intuizione verso le fonti rinnovabili».

Gli stimoli per recuperare, non mancano.

«Le opportunità ci sono. Si parla tanto di lotta alle fonti fossili, di sostituire i generatori alimentati a fonte tradizionale in fonti rinnovabili, ma molti dimenticano che le fonti rinnovabili, non sono programmabili. Il bilanciamento, tra il carico e la produzione, ha bisogno di un’altra variabile che è l’accumulo: l’accumulo ritengo che sia una delle sfide tecnologiche del nuovo Millennio. Così come un’altra sfida tecnologica è la gestione flessibile dell’energia: dobbiamo imparare a gestirla in maniera flessibile».

In che modo?

«Con nuove tecnologie, nuovi prodotti, nuovi sistemi domotici. Questo apre un universo di possibili tecnologie su cui ritengo che la classe imprenditoriale, anche locale, debba interrogarsi e confrontarsi. In questo possiamo esportare competenze: siamo presenti in tanti progetti internazionali nella gestione flessibile dell’energia. Stanno nascendo delle ditte nuove, comunità energetiche di cui abbiamo anche qui nel Dipartimento eminenti rappresentanti».

Insomma, idee e competenze non mancano.

«Abbiamo bisogno, però, di una interlocuzione aziendale per rendere queste competenze fruibili in nuove prodotti e nuove tecnologie, che possono creare benessere per tutti».

Siamo alla soglia del 5G, c’è tutto un mondo che si sta… aprendo. Cosa cambia con la possibilità di moltiplicare all’infinito la trasmissione ultraveloce dei dati.

«Apre scenari inimmaginabili. In realtà, l’energia rappresenta il dominio nel quale sempre più vivremo le principali evoluzioni tecnologiche: facevo riferimento all’accumulo, ora parliamo di 5G. Il 5G metterà a disposizione del Gestore delle reti energetiche una gran massa di dati, che deve essere capace di convertire in informazioni. È la nuova frontiera, sia dell’energia che dell’ingegneria in generale. Avremo sempre più dati disponibili, sta a noi dare valore a quei dati, traendo informazioni utili alla gestione dei sistemi...»

Facciamo un esempio concreto.

«Un sistema che misura i miei consumi e mi fa arrivare sul telefonino una informazione che mi dice che sto usando male il mio contratto: ti consiglio di cambiarlo, di utilizzare queste ottimizzazioni. Sarebbe un sistema che potrebbe trovare una buona fetta di mercato».

Oggi per fare questo i grandi giganti del Web utilizzano i Big Data. Ci sarà questa ulteriore declinazione nell’utilizzo di tale tecnologia.

«In parte già c’è: Google sta investendo nell’efficienza energetica, si occupa di termostati interfacciarti via 5G, via Internet e così via; dai termostati, avranno una marea di dati su cui fare profilazioni, capire e interpretare i consumi medi di un consumatore, estrarre informazioni relative alla gestione. Io ritengo che abbiamo tre o quattro anni ancora per poter essere propositivi, per poter cogliere questa grande sfida dei Big Data anche applicata all’energia: è una sfida interessante».

Cosa si sente di dire ai ragazzi che stanno pensando a quale scelta fare per costruire il proprio percorso universitario dopo il diploma...

«Incontro quasi quotidianamente questi ragazzi, cercando d’interpretare le loro esigenze, i loro sogni, le loro ambizioni (molti non ne hanno, e questo mi rattrista molto). Devono capire che studiare qualcosa che rappresenterà la sfida tecnologica dei nuovi tempi, è un investimento per il futuro. Ci sono tanti laureati che hanno difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro, invece tutte le persone che si laureano da noi hanno una collocazione immediata, perché il tema è davvero ‘caldo’: un tema su cui, nei prossimi anni, ci giocheremo il nostro futuro».

Quindi è una grande sfida anche per l’Università, per provare ad attrarre studenti anche da altre zone del mondo.

«È difficile, perché c’è molta territorialità delle iscrizioni: molti ragazzi fanno qui la laurea biennale e poi la magistrale a Torino, Milano o Bologna. Questo fa molto male. Abbiamo investito su un progetto di crescita territoriale portando l’Università a Benevento, l’abbiamo riempita di contenuti, esprimiamo competenze d’eccellenza: perché andare a cercare altrove quello che hai a casa? Mi sembra quantomeno poco ragionevole».

GIUSEPPE CHIUSOLO