Ddl Zan, Lonardo: ''Costretta a votare contro nel caso si decida di respingere emendamenti'' Politica

La scelta non è quella di esprimere, banalmente, un “sì” o un “no” al Ddl Zan, in discussione oggi al Senato, ma è piuttosto quella di riconfermare o, viceversa, mutilare la nostra libertà di opinione. Di questo realmente si tratta, dietro la maschera del dare una protezione a chi oggi, di fatto, quella protezione già ce l’ha. E la prova della correttezza del mio convincimento sta proprio in quell'infelice art. 4 contenuto nel Disegno di Legge, che molto mi ha colpito e che letteralmente recita: “sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte”. “Sono fatte salve”? E da chi? Da un Ddl, sono fatte salve la nostra libertà di espressione e di opinione? Che sia stato abrogato l’art. 21 della nostra Costituzione e non ce ne siamo accorti? E come se non bastasse, una inutile “clausola di salvezza”, la stessa, sempre nel corpo dello stesso art. 4, è seguita da una pericolosissima previsione e cioè che quelle libertà sono fatte salve “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Adesso io mi domando, ma chi decide circa l’idoneità a determinare il concreto pericolo? E’ chiaro che a decidere sarà la magistratura. E perché dovremmo pagare questo prezzo così alto? Forse perché Zan e i suoi alfieri, ci vengono a raccontare in televisione dell’ “urgenza” della repressione di questo pseudo pericolo dell’omofobia?

Ci incalzano e ci dicono che dobbiamo fare in fretta perché è una questione di vitale importanza. E alla luce di questa presunta “vitale importanza” ci propinano di fatto un DdL fatto male, scomposto e colmo di effetti collaterali, sbandierando ai quattro venti statistiche assai dubbie e molto poco ufficiali. Per non parlare del tema del “self-id” o “autopercezione di genere”, che ha già procurato moltissimi problemi dove è in vigore. In base al “self-id”, vari uomini occupano cariche politiche e, in generale, posti di lavoro, che, in base alle quote rosa, dovrebbero essere riservati alle donne. E cresce la percentuale di aggressioni sessuali commesse da uomini che si identificano come donne. Infine, un appunto sull’art. 7, che in un colpo solo mette a rischio la libertà di insegnamento, il primato educativo dei genitori e l’istruzione dei minori. Avendo l’obiettivo dichiarato di contrastare le discriminazioni “per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”, in realtà il D.d.L. Zan mostra lo scopo di favorire l’ideologia gender, che nega la dimensione sessuata dell’essere umano e considera la naturale differenza fra uomo e donna una mera “costruzione sociale”.

Non a caso il D.d.L. parla di “identità di genere”, espressione che indica il senso di appartenenza di una persona a un genere col quale essa si identifica a seconda di come si percepisce in un dato momento (fluidità del genere).

Concludo, pertanto, facendo un appello, in modo particolare, all’on Letta, che è erede della tradizione cattolica democratica di Aldo Moro, e allievo di Nino Andreatta, nella speranza che non continui ad irrigidirsi, mandando gambe all’aria una cultura, una storia fatta di distinzioni ma di rispetto. La fatica della democrazia richiede confronto e vocazione alla intesa, soprattutto quando ci sono in campo principi e valori diversi. Su questi aspetti, per così dire sovra-politici, occorre sempre una mediazione alta, che non è compromesso al ribasso. In politica vanno banditi sovranismi e dogmatismi, mentre occorre recuperare quel saggio realismo moroteo del possibile, che si fa carico dei punti di vista degli altri per approdare ad una confluenza tra distinti. Nel caso si decida, sbagliando, di respingere gli emendamenti, creando una illogica situazione, fuori dalla logica morotea, alla quale molti di noi ancora si ispirano e fanno riferimento, mi vedrò costretta a votare contro”. Così la senatrice del Gruppo Misto, Sandra Lonardo, che è intervenuta, stamani, in Aula, al Senato, in occasione della discussione generale del Ddl “Zan”.