Elezioni amministrative d'autunno, quale lezione dai 75 anni alle nostre spalle Politica

Ci apprestiamo a svolgere una lunga e non semplice campagna elettorale per il sindaco della città. Nei 75 anni alle nostre spalle spesso si sono verificati contrasti e divisioni, sia a destra che a sinistra, oltre che repentini cambiamenti di rotta tra i partiti e nei partiti. Tuttavia mai viste tante indecisioni a Benevento in preparazione della campagna elettorale. Ormai di PD ve ne sono almeno due; e di Lega non si sa quante ve ne saranno d’ora in avanti. Soltanto Mastella può trovarsi a suo agio in questo marasma.

Contrasti e divisioni di lunga data che nel consiglio comunale di Benevento iniziano subito dopo le prime elezioni del 24 novembre 1946, quando viene eletto sindaco il democristiano ing. Salvatore Pennella con il sostegno di tutti gli schieramenti. Ma dopo meno di tre anni, nel 1949, Pennella viene abbattuto da una coalizione anti DC guidata da Vincenzo Cardone e formata dai liberali di De Caro, i comunisti di Umberto Musco, i socialisti di Enrico Rossi ed altri.

Con la votazione del 25 maggio 1952 si forma la prima giunta con un preciso colore politico (la destra missina-monarchica) guidata da Alfredo Zazo e poi da Alberto Cangiano, Antonio Rivellini, Giuseppe D’Alessandro.

Nel 1956 parte il quarantennio democristiano (da Rotili fino a Pietrantonio e Verdicchio) che terminerà nel 1993, con l’elezione di Pasquale Viespoli e il ritorno della Destra alla guida della città. Vi resterà fino al 2006 con il sindaco Sandro D’Alessandro.

Nel 2006 riappare un sindaco democristiano, il mastelliano Fausto Pepe, che verrà confermato nel 2011, ma senza il sostegno di Mastella, che intanto ha promosso una strana coalizione arcobaleno, unitamente a Viespoli, avente come candidato sindaco il post-comunista Carmine Nardone. Di incomprensibili alleanze a Benevento, dal dopoguerra ad oggi, ne abbiamo viste tante, ma non così spericolate come quella tra Viespoli, Mastella e Nardone.

Altro dato controverso era stato quello dell’elezione del primo presidente della Provincia, il democristiano Alessandro Lombardi, nel 1952, con una maggioranza tra DC e Partito Monarchico ed i liberali di De Caro all’opposizione. Democristiani e liberali solo dopo la morte di Bosco Lucarelli smetteranno di farsi i dispetti ed avvieranno le prime alleanze organiche. Nel primo decennio della Repubblica, Bosco Lucarelli e De Caro erano alleati a Roma ma avversari a Benevento; così come oggi Del Basso-De Caro è alleato di De Luca a Napoli ma suo avversario a Benevento.

Ritorniamo ai tempi recenti, allorquando cinque anni fa, conclusosi il secondo mandato del sindaco Pepe, Mastella per la prima volta scende in campo personalmente, ci mette la faccia. Viene appoggiato da quasi tutto il centrodestra ma totalmente avversato dal centrosinistra.

Ma nella campagna di quest’anno certamente avrà tutta la Destra contro, e buona parte del Centrosinistra a favore, salvo ripensamenti: l’opposto della campagna elettorale del 2016. Se due anni fa fosse rimasto con il centrodestra (come forse avrebbe preferito) se Salvini non fosse venuto a Benevento a provocare la rottura, in questi giorni anche egli avrebbe partecipato all’incontro dei partiti di centrodestra all’Hotel Traiano e si sarebbe trovato coinvolto nei litigi di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega; invece oggi Mastella occupa comodamente la leadership dei deluchiani sanniti. Ormai i suoi concorrenti, per contrastarlo, sono costretti a porsi contro De Luca. Quel De Luca che nei giorni scorsi è venuto in città per confermargli il suo sostegno.

Quanti di noi oggi si chiedono se la campagna del prossimo autunno vedrà in campo soltanto Mastella e quella che sarà la coalizione del PD; o se possiamo attenderci anche un’autentica e nuova Terza Forza. Nuova ma non ignota. Nuova ma non impreparata. Un sindaco politico ma non politicante: civico ma non cinicamente inesperto.

Ed infine possiamo chiederci se la nostra città potrà trarre qualche giovamento dalla lettura della non semplice storia amministrativa di 75 anni alle nostre spalle?

ROBERTO COSTANZO