Impazzano i manuali di buone maniere. Ma tra il dire e il fare... Politica

Le cadute di gusto dei politici - riprese da “fuori onda” o registrazioni nascoste - ed il ritorno dei manuali di buone maniere. Dall'America, per di più, quello di Dorotea Johnson e nipote, perché qui in Italia, dopo Donna Letizia, che negli anni Sessanta raggiunse il vertice nella letteratura dedicata all'argomento, pare che vi sia crisi di creatività.

E poi, recentissimo, il richiamo di Papa Francesco, il quale, non solo ritiene obsoleto e quindi da abolire il titolo di “monsignore” prima dei 65 anni, ma rimarca: “L'educazione è il settore chiave, chiave, chiave”. Anche il modo di annunciare il Vangelo non deve essere ispirato a “bastonare” fedeli e non fedeli, ma alla “dolcezza”.

Importante il monito del papa gesuita, il quale ha capito che nella Chiesa, come nella società, la forma è sostanza, così come nel linguaggio il “registro” è più importante del lessico adoperato.

Meditiamo sulle contraddizioni dei nostri tempi: l'arroganza del potere ed il successo che sempre scaturisce dall'umiltà. E che richiama alle parole di un'altra eroina dei nostri tempi, Madre Teresa di Calcutta: “C'è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno, le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà”.

Non c'è più stile in giro. L'edicolante mi dice che “la lettura è morta” e “tirano solo i gossip”. La signora intervenuta alla tombolata andata deserta nonostante la serata fosse allietata dai migliori musicisti di Benevento rimarca: “Una serata così bella e la gente preferisce andare a zonzo senza meta. Non meritano niente!”. L'individuo invadente che tu nemmeno saluti il quale tenta di attaccare bottone al bouffet organizzato dopo una serata a teatro, in puro stile “mifaccioifatti tuoi, perché io non ho una mia vita”.

Ed ancora, la rozzezza nelle raccomandazioni politiche. Il gip del Tribunale di Benevento Flavio Cusani, nell'ordinanza su “Mani sulla città” offre un quadro desolante di protervia ed incompetenza: “Gli indagati agiscono nel più rozzo favoritismo e nel mercimonio della funzione, non più svolta nell’interesse esclusivo della collettività, ma per perseguire utilità ed interessi privati propri, di familiari, di persone o imprese amiche; emerge in particolare la mediocrità del personale tecnico e dirigente”.

Familismo amorale”, diceva il sociologo Banfield.

E senza nemmeno avere riguardo delle buone maniere. Quelle per le quali una volta, seconda almeno un vecchio ma insuperato modo di far politica, si avevano tempo e riguardo.

Il manuale della Johnson, che è fondatrice della Protocol School of Washington, sta spopolando in America ed è forse di quella letteratura da presentare al pubblico come non secondaria. Pensate che ci entrano anche consigli sul nostro rapporto con la tecnologia moderna. Non so se la Johnson infili qualche dritta sull'attenzione che i politici devono prestare a nemici ed amici quando si parla a ruota libera (della serie “guardatevi le spalle”), ma di sicuro c'è qualche regola utile ai drogati di connettività perenne. A tal riguardo dice la Johnson: “Non posare sulla tavola gli oggetti personali, tantomeno il cellulare, che, comunque, va sempre silenziato”.

Non parlare al telefonino, e a voce troppo alta, raccontando i fatti propri, in treno, autobus o metropolitana. Auricolari di rigore per la musica”.

Rispondere alle mail in tempo ragionevole e richiamare in caso di una telefonata persa. Dimenticare la scusa: Non hai ricevuto il mio sms?”.

LUCIA GANGALE

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