Ma i maschi che fine hanno fatto? Ecco chi trovi dall'estetista... Politica

Qualche giorno fa sono andata da un'estetista per cercare di dare un aspetto meno selvaggio alle unghie delle mani. Se fossero tutti come me, estetiste, parrucchieri, istruttori di fitness starebbero sulle scale delle chiese a chiedere l’elemosina (i semafori e i negozi sono già occupati da extra comunitari). Ebbene, in quei pochi minuti d’attesa ho visto di tutto e di più. Richieste di lampade abbronzanti integrali, ceretta, sopracciglia.

Lì dentro sembrava un altro mondo. Non si sentiva la crisi, non c’era disoccupazione, non c’era la fame. Gente spensierata, tranquilla, con l’unica preoccupazione di diventare nera come Carlo Conti e senza più un pelo superfluo o addirittura, nel caso della ceretta, senza peli.

E fin qui potrebbe andare ancora bene. Qualcuno potrebbe dire: mica sono tutti come te che non dai peso all’estetica e ti sei specializzata nel “fai da te”. Ma, sempre e solo secondo me, il problema comincia a sorgere quando rivelo il sesso di quella gente: erano maschi, amici miei, ragazzi giovani e “fighi” (si può dire, vero?). E certamente non erano la lampada o la depilazione o le sopracciglia ad arco che li rendevano tali.

Ma i maschi che fine hanno fatto? Quelli che cercavano di conquistare le donne con lo sguardo, il coraggio, la forza, il sorriso? Quelli che ti facevano battere il cuore quando ti regalavano un fiore o ti abbracciavano o ti stringevano la mano? E già. Perchè i ragazzi d’oggi, se prendo come campione quelli che mi sono capitati davanti (e purtroppo non sono un’eccezione), in base anche a quello che sento e leggo, sono più “Narcisi” delle donne, anzi fanno a gara con loro per essere attraenti ed accentratori di attenzioni. Hanno molte pretese ma non sempre danno in proporzione.

Ma non costano questi trattamenti? Non solo dal punto di vista economico (tanto sono i genitori o i nonni che pagano, visto che essi non hanno un lavoro) ma ancor di più dal punto di vista morale.

Credo che i maschi stiano perdendo colpi volendo essere perfetti come le donne. Vogliono sentirsi uguali a loro. Ma si sono mai chiesti se alle donne piacciono così? O se invece esse sentono nostalgia del maschio di una volta. Magari con addosso un paio di pantaloni che definiscono le gambe e il bacino al posto di quei mutandoni allungati con il cavallo che arriva alle ginocchia? E magari con l’elastico dell’intimo che fuoriesce? Con il viso rasato e che sa di dopobarba, e non con la barba tipica di chi non si rade da qualche giorno perchè ha passato qualche guaio e che dà solo un’immagine di disordine e, sempre secondo me, di mancanza di rispetto per chi li circonda. E purtroppo questa cattiva abitudine si sta diffondendo anche tra i giornalisti, uomini politici e uomini di spettacolo.

Ma perché? A chi giova tutto questo? Son cambiati i canoni della bellezza? Non penso. Son cambiati i gusti della gente? Non credo. Credo che invece si stiano confondendo i ruoli. Non sono favorevole agli stereotipi. Ma un minimo di buon gusto ci vuole. E’ vero che un vecchio proverbio dice: non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace. Ma i maschi di oggi e soprattutto i giovani si sono mai chiesti se piacciono così? Bellini, tirati, depilati, abbronzati? A proposito, sempre qualche giorno fa, ho sentito uno di quei ragazzi dire all’amico: “Eh, ma comme fai a sta int’ a ‘ discoteca e a rimanè lucido?”

Ultima moda? Nominatemi! «Ho voglia di golarmi un birrozzo alla goccia!». L’appello di Alessio (i nomi sono tutti di fantasia, ma le storie no) su Facebook verrà presto esaudito e magari non per la prima volta. Scoppia anche a Bologna la moda importata dai paesi anglosassoni della “sfida della nomina”, il gioco rischioso e contagioso del Neknominate, di ingurgitare fino «all’ultima goccia», birra, superalcolici o intrugli vari: chi è “nominato” posta sul suo profilo Facebook il video della performance alcolica e un istante dopo “nomina” almeno altri quattro amici e amiche che vengono chiamati a fare altrettanto nelle successive 24 ore, pena la punizione di pagare da bere al “nominante”.

Una catena logaritmicamente tendente all’infinito, una sfida fine a se stessa in cui si mostra orgogliosi la propria solitaria esperienza sul web alla comunità degli amici. Un gioco che si sta diffondendo a macchia d’olio di giorno in giorno e che i carabinieri stanno cominciando a monitorare nell’ignoranza quasi completa di insegnanti e genitori, mentre invece non c’è ragazzino delle superiori che non lo conosca, per esperienza diretta o per averne conosciuto le regole e le manifestazioni dai compagni di classe o di web (e ovviamente nessuno ti dice che l’esperienza l’ha fatta di persona).

In Australia e negli Stati Uniti nelle ultime settimane sono stati decine i ragazzi finiti in coma etilico e una ventina i morti. A Bologna, dopo Milano, comincia l’allarme. Traete voi le conclusioni.

ELISA FIENGO

lisafiengo@gmail.com 

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