UNA PRECE LAICA (di Mario Pedicini) Politica

Accade sempre più di frequente a noi anziani costatare la insensibilità delle istituzioni democratiche nei confronti di persone che hanno rivestito, nell'ambito delle medesime, ruoli di rappresentanza popolare.

Se in ciò consiste la democrazia, nel fatto che la sovranità che “appartiene al popolo” venga di fatto esercitata da “rappresentanti”, chiunque abbia avuto questa incombenza merita, al di là del giudizio sulla operosità e sui successi, riconoscenza.

La funzione di rappresentante del popolo è, infatti, il più alto esercizio di un impegno non diretto al soddisfacimento di interessi personali bensì teso ad interpretare l'interesse generale. Non solo. Ma, vista la inevitabile contrapposizione di visioni ideologiche e di interessi (legittimi) in gioco, è un impegno che quasi mai porta con sé la soddisfazione piena del “punto di partenza” col quale si misura la stessa coscienza dell'amministratore quando si trova a stilare un bilancio. Voglio dire che, anche quando lo stesso interessato sia convinto di aver fatto fiasco, la riconoscenza democratica deve manifestarsi nei modi che la civiltà consente.

Non è propriamente civile l'assenza di una voce delle istituzioni quando ogni legame terreno è sciolto.
Una prece (rigorosamente laica) non costa molto. E chi l'ha detto, poi, che non possa far guadagnare qualche voto...

MARIO PEDICINI

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