Caos vaccini: torna la paura ''AstraZeneca'' Società

Le notizie che si susseguono incessantemente sul fronte vaccini, al momento in cui scriviamo, si spera non vadano a compromettere in modo grave la campagna vaccinale. L’imputato numero uno è il vaccino AstraZeneca, dopo i nuovi e recenti casi della giovane ligure morta a 18 anni e del carrozziere di Brescia, 54 anni, stessa sorte per evento trombotico dopo vaccinazione. Di là dalle cause, certo per chi deve gestire la campagna vaccinale le cose si rendono sempre più ardue.

Attacchi giungono da più parti, si va dalla politica, con Giorgia Meloni che ritiene il governo contraddittorio, contribuendo a scatenare il panico tra i cittadini, alla scienza, «sui vaccini comunicazione scellerata» l’opinione di Roberto Burioni.

Intanto si deve proseguire con le vaccinazioni, tra dubbi e paure e lo sconcerto dei tanti. Gli italiani vaccinati con la prima dose sono il 42,7 per cento e quelli con entrambe le dosi il 22 per cento. La percentuale necessaria per raggiungere la cosiddetta immunità di gregge è dell’80 per cento. Il professor Andrea Crisanti ritiene che senza gli under 18 non sarà possibile ottenerla, ma serve il vaccino giusto per questa fascia d’età.

Il presidente Vincenzo De Luca, nella consueta diretta Facebook del venerdì, ha anticipato che non sarà più somministrato il vaccino AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni. Il ministro Roberto Speranza ha dichiarato che non si parlerà più di “raccomandazioni” all’uso del tal vaccino per determinate fasce d’età, bensì di “perentorietà”. L’avere venti servizi sanitari in Italia non agevola le cose, ogni Regione va secondo i propri dettami.

E in tutta questa bagarre ci sono moltissimi tra medici, infermieri e farmacisti che non ci pensano proprio a vaccinarsi. Le conseguenze a cui vanno incontro non sono certo leggere, ma rivendicano la libertà di poter decidere. Secondo l’Istat assommerebbero a 35mila i medici e gli odontoiatri del Servizio sanitario nazionale non vaccinati contro il Sars-CoV-2. Per Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale dei medici, vaccinarsi è un dovere deontologico per un medico e nei confronti di chi si rifiuta sono già stati aperti provvedimenti disciplinari. Il riferimento è al decreto legge n. 44 del 1° aprile 2021, secondo cui tutti i professionisti e gli operatori della sanità «sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita». Medici, farmacisti, infermieri, veterinari e il personale impegnato in strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali per un totale di quasi un milione e mezzo di individui, almeno stando al documento ufficiale del Piano vaccinale Covid-19.

A preoccupare di più, insieme ai dubbi sul vaccino e sui suoi componenti, sono le conseguenze nel lungo periodo, non esistendo studi a medio e lungo termine sui vaccini proposti, e non è accertato che le persone cui è stato somministrato non possano infettarsi e trasmettere il virus. Per fortuna nostra, a pensarla così non sono in molti. Anche se, oltre a chi lo manifesta apertamente il proprio dissenso, esiste una buona fetta di chi rimane nell’ombra. Farmacisti dissidenti che preferiscono nascondersi con attenzione: confessare di non aver fatto il vaccino espone alla gogna sociale non solo dei colleghi, ma soprattutto dei clienti. Per il presidente della categoria Fofi (Federazione Ordini farmacisti italiani) Andrea Mandelli «i casi di rifiuto sono stati davvero pochissimi». A giudicare dal malcontento che scorre su Internet e nei gruppi chiusi on line dove lo spauracchio del Dpcm alimenta i dibattiti, non pare proprio così. «Dal punto di vista disciplinare la nostra posizione è determinata dalla legge - prosegue Mandelli - e chi non vuole vaccinarsi non può operare a contatto con il pubblico; per esempio non può eseguire tamponi rapidi o misurare la pressione arteriosa o, se fa il magazziniere, non può consegnare farmaci a domicilio».

GIANCARLO SCARAMUZZO