Dalle origini a TikTok. Tutto quello che è cambiato nel mondo della musica Società

Tutta un’altra musica. Questa frase probabilmente riecheggia da tempo immemorabile: ogni generazione ha guardato con sospetto, se non con disprezzo, la musica amata dalla generazione successiva. Quelli che oggi sono classici, un tempo erano visti come dei sovvertitori dell’ordine esistente. Persino Bach, all’epoca in cui visse, era ritenuto un innovatore che non portava il dovuto rispetto ai musicisti che l’avevano preceduto.

Ma oggi il salto generazionale non riguarda solo gli artisti o i generi musicali, bensì i modi in cui si fruisce della musica. E non è una questione puramente legata al supporto tecnologico che permette di ascoltare le canzoni. Dai vinili si è passati alle musicassette, poi ai cd, quindi agli mp3 ed allo streaming. Questo passaggio ha comportato un’autentica rivoluzione dell’industria musicale.

Già l’avvento dei lettori mp3 ha introdotto un concetto nuovo di musica, slegata dal supporto materiale. Non era più necessario possedere una canzone incisa su un cd o una cassetta (non importa se originale, copiata da un amico o registrata dalla radio), il file audio come insieme di dati si può scaricare, duplicare e riprodurre all’infinito.

Il lettore mp3 è un oggetto che è caduto in disuso dopo neanche un ventennio, in quanto ormai la sua funzione è inclusa in tutti gli smartphone. Eppure quando apparve sul mercato sembrava quasi magico: consentiva di portare un’intera discografia nel palmo di una mano. La sua breve ma intensa stagione di gloria ha visto l’ascesa e la caduta di Napster, il primo sito clandestino per scambiare musica online (ai tempi delle connessioni lente, quando serviva anche mezzora per il download di una canzone) e poi la nascita degli store legali.

Ma oggi la musica è oltre ogni idea di possesso, finalmente libera come l’aria grazie allo streaming. Il cerchio si è chiuso: in meno di due secoli si è passati dalla musica che si poteva ascoltare solamente dal vivo, senza possibilità di fissarla (nessuno di noi potrà mai udire un concerto di Paganini, a meno che non inventino la macchina del tempo), alla musica che ognuno può condividere con il resto del mondo in tempo reale e riprodurre in eterno, senza limiti di sorta.

Veicolo di questa nuova rivoluzione musicale sono come sempre i giovani, primi e principali fruitori dei social e delle app che consentono la condivisione dei brani. Spotify è il servizio musicale che ha decisamente rimpiazzato gli mp3. Ora ciascuno può selezionare i suoi brani preferiti tra una lista praticamente infinita ed ascoltarli in qualunque momento, bastano una connessione internet ed un account (gratuito, con pubblicità, o a pagamento, senza spot pubblicitari).

Anche gli artisti si stanno adeguando ai nuovi gusti del pubblico: per esempio, ogni cantante sa che una hit di successo dovrà avere un titolo breve, meglio ancora di una sola parola, dato che apparirà sullo schermo di uno smartphone molto più spesso che in radio o in un negozio di dischi. Ed i ritornelli si sono rivelati come non mai la chiave del successo di un brano, anche grazie all’abitudine dei giovanissimi di cantarli su TikTok, un’app musicale che consente di condividere videoclip di breve durata, girati con lo smartphone.

Tutto questo, come sempre, presenta anche dei risvolti negativi: la “smaterializzazione” della musica ha portato ad una crisi di vendita dei cd, considerati ormai obsoleti (resistono paradossalmente i dischi in vinile, che vantano una quota di irriducibili affezionati.) e quindi alla chiusura di un numero sempre maggiore di negozi di dischi.

Inoltre, la musica in rete ha accelerato vertiginosamente la parabola di successo e declino degli artisti: una hit che questa settimana è prima in classifica, difficilmente lo sarà anche la settimana successiva ed entro un mese sarà dimenticata. Ne è riprova il fatto che quest’estate non abbiamo avuto un vero tormentone, perché nessuna canzone si è imposta per tutto il periodo estivo.

Dunque, i cantanti più amati dai giovani nel 2019 potranno anche aspirare a raggiungere le vette di popolarità dei grandi del passato, ma mai riusciranno ad eguagliare le carriere pluridecennali di big quali Madonna, i Rolling Stones o i Pink Floyd. La gloria è fuggevole, ma nel mondo della musica lo è anche di più.

CARLO DELASSO