Donne ucraine Società

Guardare con sgomento alla guerra in Ucraina e pensare alle madri e alle compagne di uomini russi e ucraini al fronte. Provo a cercare notizie sul destino delle donne di quella parte di mondo, donne che la cronaca sembra avere dimenticato, e la mia impressione trova conforto nella realtà: a parte pochi casi, i media non danno ancora sufficientemente risalto a quello che l’altra metà del cielo sta passando nell’Est Europa, in quella che, giustamente, è stata definita la «crisi umanitaria più grave in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale» (https://www.huffingtonpost.it/politica/2022/03/05/news/di_giacomo_oim-8903770/).

In quella che è la guerra più annunciata del XXI secolo, spicca sullo sfondo, ma non al tavolo delle trattative, la figura di Ursula von der Leyen, che è riuscita a far approvare in tempi record l’inizio del percorso di ammissione dell’Ucraina all’Ue. Ciò avrà esiti imprevedibili sul conflitto in corso.

Le altre donne, sono quelle che scappano in fretta e furia da un Paese che non trova pace, stretto tra le tentazioni imperialistiche della Nato, e la prevedibile reazione di Putin, il quale ha sferrato un attacco militare all’Ucraina, giustificandolo come «difesa del Donbass, denazificazione e smilitarizzazione dell’Ucraina», definita come «non Stato e marionetta che gli Usa muovono con l’obiettivo ultimo di puntare i missili della Nato alla tempia della Federazione russa».

Come ha detto la soprano Tatyana Shyshnyak, ucraina che risiede da tanti anni nella nostra città, sono le popolazioni, alla fine, ad essere vittime di questo assurdo gioco di potere (l’intervista di Enzo Colarusso alla soprano è su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=T_CeGERRRRk). E, sempre nella città di Benevento, ma anche in località della provincia (come Vitulano, Paupisi, Torrecuso), vi sono già state alcune manifestazioni per chiedere la pace mondiale.

Sui social è nato anche un gruppo facebook che si chiama Ucraina + Italia =Insieme! Su questa pagina gli aderenti si scambiano informazioni riguardanti le possibilità di alloggio per mamme ucraine ed i loro bambini ed il 2 marzo è stata data la notizia che è venuta al mondo la prima bambina rifugiata ucraina in Italia, nata da una mamma fuggita dalla guerra al nono mese di gravidanza. La bimba si chiama Nikole ed è in perfetta salute. A dimostrazione che la vita vince sempre, anche sulle tragedie più immani. E che sono sempre le donne, portatrici di vita, a dare speranza al genere umano. Perché, mentre i potenti della terra, tutti uomini, tessono le loro oscure trame nell’ombra, le donne alimentano la vita e la curano. Sul gruppo facebook in questione ci sono anche richieste di consigli su come fare domanda di adozione per bambini ucraini.

L’aspetto più inquietante, e meno noto di tutta questa triste vicenda, è che molte donne ucraine vengono violentate dai soldati russi (https://www.ilmessaggero.it/mondo/ucraina_guerra_donne_violentate_stuprate_cosa_e_successo_veramente_4_marzo_2022-6542436.html). Nelle città occupate, ormai molte donne ucraine hanno subito questa infelice sorte, perché è risaputo che in tempo di guerra sono strumenti di dominio nei confronti della popolazione invasa. Sima Bahous, presidente dell’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere, ha detto che la situazione del momento espone le donne e i bambini a maggiore violenza, soprattutto per le persone rifugiate e sfollate dalle loro case, e pertanto bisogna mettere in campo tutti gli sforzi per monitorare e rispondere a tali situazioni. Va ricordato che la Corte penale internazionale ritiene lo stupro crimine di guerra, ma né la Russia né l’Ucraina hanno aderito alla sua giurisdizione, istituita nel 2002. Non è certo la prima volta che in Ucraina si verificano stupri di guerra, basti pensare alle violenze sessuali avvenute ai danni dei civili prigionieri in Donbass durante l’invasione della Crimea del 2014, violenze su cui la Corte Penale Internazionale ha aperto un’indagine.

Poi ci sono anche le donne in guerra, su entrambi i fronti. Donne e bambini preparano bombe molotov nelle città minacciate per fronteggiare i cannoni nemici. È questo il loro rudimentale contributo alla difesa della patria. Ma di certo non sono loro a prendere decisioni nelle stanze che contano. C’è un breve video su La Stampa di Torino online che mostra quest’opera di raccolta e preparazione da parte delle donne. Il video è qui: https://www.lastampa.it/esteri/2022/02/27/video/guerra_in_ucraina_le_donne_di_dnipro_raccolgono_centinaia_di_bottiglie_per_preparare_molotov-2864327/

Altre foto circolano in rete, basta cercare. Il sabato pomeriggio di molte di queste donne è dedicato alla preparazione di detti ordigni e le donne appartengono ad ogni ceto sociale. Fra di loro ci sono insegnanti, avvocatesse, casalinghe. Lo ha raccontato la giornalista della Bbc, Sarah Rainsford su Twitter, corrispondente da Mosca fino a pochi giorni fa, quando le autorità russe l’hanno espulsa dal Paese. La giornalista si è subito dopo trasferita sul fronte russo, dove ha scattato una foto divenuta virale, in cui dei civili a Dnipro si preparano alla guerra accogliendo scorte “di cibo, acqua, medicine”, arruolandosi nell’esercito o, appunto, preparando le bottiglie molotov.

In Italia la comunità ucraina è la seconda comunità straniera più grande (236mila persone) ed è composta soprattutto da donne impiegate nel settore domestico. Secondo l’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, la presenza di queste donne è tra le più regolarizzate. Si occupano dei lavori di cura. Chi scrive, ha personalmente incontrato anche donne ucraine impegnate in settori di responsabilità ed in ambito accademico.

Le politiche mondiali dovrebbero sempre tenere presente la sorte delle donne che, in ogni parte del mondo, si trovano a vivere delle guerre decise da altri. In Afghanistan, in Siria, in Russia, in Ucraina, dovunque una guerra scoppiata per gli interessi delle élites globaliste voglia travolgere popoli e civiltà.

LUCIA GANGALE