Effetti della pandemia... Aumentata di 3 volte la mortalità per malattie cardiovascolari Società

L’emergenza dovuta al nuovo Coronavirus ha stornato l’attenzione dalle patologie frequenti ed esistenti da tempo. Il bilancio di salute di questi ultimi tre mesi non può essere letto solo con standard legati al Covid-19: contagiati, guariti e deceduti. È un bilancio ben più difficile da farsi, in cui bisogna inevitabilmente tener conto dei bisogni di cura accantonati in quanto non legati al Coronavirus, senza contare le nuove forme di stress emergenti in particolar modo in ambito familiare e anche in quello lavorativo. Particolarmente le donne sono state penalizzate, ammalatesi meno di Covid-19 ma facendosi carico dei bisogni della famiglia con un indiscutibile aumento del lavoro, sia in casa sia in smart working, creando una sofferenza da stress di cui poco si tiene conto. Senza aggiungere il fantasma della disoccupazione con la paura dell’impoverimento causa del taglio a risorse di prima necessità per la sopravvivenza. E in quest’ultima voce sono annoverate quelle per le cure verso patologie pregresse.

Dato indiscutibile ormai, ma per la paura da Covid in questo periodo è triplicata la mortalità per malattie cardiache. Ad attestarlo sono le principali società scientifiche di cardiologia, tra cui quella italiana, che hanno scoperto, non senza sorpresa e preoccupazione, che i ricoveri per malattie cardiovascolari in Italia, prendendo in esame lo stesso periodo rispetto allo scorso anno, sono diminuiti in media del 50 per cento con punte fino al 70 per cento nelle regioni più falcidiate dal Covid-19. Tutto ciò ha avuto quale primaria conseguenza un incremento di circa tre volte della mortalità per malattie cardiovascolari, sia acute come l’infarto miocardico, sia croniche come la stenosi aortica. Il motivo principale è da ricercarsi “nel timore dei pazienti di recarsi in ospedale per motivi diversi rispetto al Coronavirus e di contrarre l’infezione da Covid-19. Molti pazienti sono rimasti a casa anche in presenza di sintomi molto chiari e preoccupanti”. Lo ha dichiarato Paolo Golino, direttore di Cardiologia-Utic ʻVanvitelliʼ dell’Ospedale Monaldi di Napoli.

L’invito alla popolazione è quindi quello di non sottovalutare i sintomi di altre malattie per timore del Coronavirus anche perché “gli ospedali sono luoghi che si possono definire sicuri”. Sempre secondo i dati della Società italiana di cardiologia i pazienti non si sono presentati in ospedale neanche per verificare i malfunzionamenti di pacemaker e defibrillatori (meno 35 per cento) o per interventi quali la sostituzione della valvola aortica in caso di stenosi della valvola.

La questione – come spiega il prof. Paolo Golino, ordinario di Cardiologia all’Università della Campania ʻLuigi Vanvitelliʼ – è seria. Per evitare l’insufficienza cardiaca e per curare questi malati, durante la pandemia e in tutta sicurezza si sono adottate varie strategie, dal colloquio personale con il paziente, a cui si spiegavano i pro e i contro, dopo di che nel 90 per cento dei casi il ricovero avveniva. Poi ci sono gli aspetti organizzativi, con reparti e percorsi di accesso separati e a chiunque dovesse essere ricoverato per un intervento elettivo eseguiamo un prericovero con tampone tre giorni prima, per verificare un’eventuale positività al Covid-19”.

Serpeggia tra le famiglie in cui ci sono malati, a cui il lockdown ha imposto scelte particolarmente difficili da accettare, la consapevolezza che le decisioni prese in fase 1 non abbiano in pratica tenuto in alcun conto la loro condizione. Per queste famiglie c’è necessità di risorse aggiuntive, anche perché hanno dovuto far fronte a situazioni di vario grado in cui il Servizio sanitario nazionale in questa fase si è totalmente dimenticato di loro.

GIANCARLO SCARAMUZZO

giancarloscaramuzzo@libero.it