Il diritto alla salute nel Sannio Società

Non si può certo dire che la Sanità pubblica in provincia di Benevento viva negli ultimi mesi momenti di tranquillità. Dopo le tante polemiche che hanno fatto seguito alla decisione dei vertici dell’Asl di demedicalizzare le autoambulanze del 118, e le conseguenziali proteste del personale medico e non, delle organizzazioni sindacali, di svariati sindaci della provincia, di molte associazioni socio-sanitarie del territorio e della Curia Vescovile, nell’ultimo mese tante altre notizie hanno movimentato la cronaca sanitaria.

Ha molto fatto discutere per esempio la pubblica presa di posizione del direttore generale dell’ ASL di Benevento, il quale, rivolgendosi ai cittadini della provincia, ha esplicitamente chiesto la collaborazione della utenza sannita nei confronti dei giovani professionisti che sono stati chiamati a riempire le zone carenti della medicina generale di base in molti comuni della provincia, per sostituire altri loro colleghi andati in pensione.

Il direttore generale ha inteso esortare l’utenza a collaborare affinchè i nuovi medici di base non si sentano demotivati o osteggiati e non rischiare che decidano di andare via, tentati da altri incarichi professionali che il mercato offre.

La richiesta accorata del direttore generale, quantunque sentita, è sembrata subito molto singolare, in quanto i medici aggiudicatari dell'incarico di zona carente di medicina generale, non sono certo giovanissimi neolaureati al primo incarico professionale, ma sono professionisti già in graduatoria da alcuni anni e che già hanno maturato esperienze professionali varie, sia in ambito specialistico che nei servizi di urgenza, che li hanno forgiati e preparati ad affrontare con professionalità l’impegno della Medicina di Base.

Le manifestazioni di ostilità e di non collaborazione inoltre non sono manifestazioni che di solito si riservano a medici di base che in questa provincia hanno sempre goduto della massima stima.

Le preoccupazioni del direttore generale erano basate sulla possibilità che i professionisti nominati potessero decidere di abbandonare la medicina di base preoccupati o demotivati dall'aver accettato alcune sedi di aree interne definite disagiate e delocalizzate.

E’ singolare il fatto che questa stessa preoccupazione il direttore generale non l’abbia avuta quando ha deciso la demedicalizzazione delle autoambulanze del 118, non considerando disagiate sedi come Ginestra degli Schiavoni o Cusano Mutri o Vitulano.

Altra notizia, certamente più positiva e da sottolineare con entusiasmo, è stato l’annuncio della realizzazione in provincia di 11 case e di 4 ospedali di comunità utilizzando fondi del PNNR destinati all’edilizia sanitaria. Bisogna dare atto al direttore generale e ai funzionari dell’ASL, di essere riusciti a bruciare le tappe per poter far partire i lavori di progettazione ed esecuzione di queste strutture, considerati i tempi molto stretti concessi dalle disposizioni di legge. Secondo le indicazioni che sono state fornite, saranno create in provincia quattro case di comunità hub che rappresenteranno il riferimento principale per le cure più specialistiche, nonché il raccordo tra differenti servizi socio-sanitari, ed undici spoke, che saranno invece strutture più piccole che offriranno servizi sanitari di base.

Nel mentre è lecito lodare queste iniziative, è anche opportuno sperare che la nascita di queste strutture rispetti i tempi previsti dalla legge, che le stesse siano dotate delle infrastrutture sanitarie necessarie a garantire sul territorio un’ assistenza sanitaria celere ed adeguata, ma soprattutto che si riesca a reperire personale medico e paramedico in numero tale da garantire la piena efficienza di queste strutture sanitarie in modo tale da decomprimere l’Azienda Ospedaliera San Pio e migliorare il servizio territoriale. Questa speranza, ma anche questa perplessità, è purtroppo sostenuta dalla conosciuta e ormai cronica carenza di medici e infermieri su tutto il territorio nazionale ed in particolar modo nelle aree interne e più disagiate, Sannio compreso. A tal proposito è notizia di pochi giorni fa la rinuncia all’incarico di Primario di Neuroradiologia da parte di professionista vincitore di concorso pubblico, per motivi personali, e la mancata accettazione di due giovani medici provenienti da fuori provincia, vincitori di concorso per la Medicina di urgenza e di Pronto Soccorso.

Questa ulteriore considerazione induce a sottolineare purtroppo, come la perdita di ulteriori unità mediche e di servizi essenziali dall’ospedale Rummo, sia una costante che si ripete.

La sofferenza continua e il nosocomio beneventano resta sotto organico se si pensa che nel 2024 sono stati assunti 28 medici ma ne sono andati via 29.

Nelle ultime settimane è stata ufficializzata l’esclusione del Rummo dalla rete regionale per la Stroke Unit per la cura dell’ictus ischemico. Per tale motivo i pazienti affetti da ictus ischemico dovranno essere trasportati dal servizio del 118 presso altre Aziende Ospedaliere regionali accreditate, quali il Moscati di Avellino o il Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, aumentando il rischio per i pazienti che dovranno raggiungere ospedali più distanti, aggravando, e appesantendo di più il lavoro degli operatori del 118 sannita.

Molti di questi temi sono stati trattati in diversi convegni promossi sul territorio da varie organizzazioni socio sanitarie che si occupano di tenere alta l’attenzione sui temi della Salute pubblica e della Giustizia Sociale.

ENZO TRIPODI