Mucche pazze e bistecche alla fiorentina... Quelle news rivelatesi fake solo dopo anni Società

È impressionante la velocità con cui una notizia, tanto più se si tratta di una fake news, può diffondersi nella rete. Il problema delle fake news, come più volte ribadito (repetitaiuvant, dicevano gli antichi, ma è una massima applicabile anche ai nostri tempi), è qualcosa con cui dovremo abituarci a convivere sempre maggiormente, fino al punto di dubitare di ogni singola notizia che leggiamo sui canali d’informazione non ufficiali e magari anche di molte che troviamo pubblicate sui media, tradizionali o meno che siano.

Ma le fake news non sono un’invenzione originale della nostra epoca, sebbene sia da poco tempo che si utilizzi questo termine per definirle. La storia antica e recente abbonda di notizie false ritenute vere che hanno portato a conseguenze a volte catastrofiche.

Uno dei falsi più clamorosi della storia è certamente il celebre atto di donazione dell’imperatore Costantino, in virtù del quale una parte della città di Roma (corrispondente all’attuale Laterano) fu da questi donata al pontefice e per estensione alla chiesa di Roma. Tale atto fu per secoli ritenuto autentico e fondamento del potere temporale dei papi, al punto che persino Dante lo nomina nella Divina Commedia. Ma nel 1440 il filologo Lorenzo Valla operò il primo caso di debunking, dimostrando che tale atto era nient’altro che un falso di epoca successiva (risaliva infatti al IX secolo) rispetto ai tempi di Costantino.

Più avanti nel tempo, in seguito alla scoperta delle Americhe, si diffuse in Europa la voce che il nuovo continente fosse ricchissimo d’oro, al punto tale che, in previsione dell’immissione sul mercato di immense quantità del biondo metallo, il prezzo di quest’ultimo crollò fino a diventare inferiore al prezzo dell’argento. Ben preso la bufala fu smontata, ma non pochi investitori finirono sul lastrico per essersi disfatti di grosse quantità d’oro per fare incetta d’argento.

Tornando in epoca più recente, possiamo annoverare tra le fake news anche alcune sottocategorie più o meno eclatanti, a volte persino folcloristiche, quali le leggende urbane. Parlo di quelle storie di cui è difficile risalire alla fonte (come per le barzellette, ognuno ricorda di averla sentita dire da un altro, ma non si sa mai chi ne è l’autore) e che da molti sono ritenute oro colato pur senza che esista uno straccio di prova.

L’elenco sarebbe lungo: dal coccodrillo nelle fogne ai vermi negli hamburger di una nota catena di fast food, dalla donna che seduce gli uomini per contagiarli con l’AIDS fino alla famigerata pantera fuggita da un circo (o, secondo una variante, dalla villa di un camorrista che l’aveva importata illegalmente), che per anni si sarebbe aggirata in varie zone d’Italia e che nel 2008 fu persino fotografata nei dintorni di Paduli.

Si potrebbe considerare come variante della fake news anche l’allarme mediatico. Si definisce tale un evento, di per sé autentico, che però viene ingigantito dai media fino al punto di trasformarlo in qualcosa di molto più eclatante rispetto alla realtà. Un chiaro esempio di allarme mediatico fu l’allarme mucca pazza. L’encefalopotiaspongiforme bovina è una malattia del bestiame che può colpire l’uomo nel caso in cui questi ingerisca carni infette (in particolare, le interiora ed il midollo osseo). L’aspetto più inquietante di questo morbo è che esso si manifesta a distanza di anni (15 o persino 20) rispetto all’effettivo contagio. Alla fine degli anni ‘90 si creò un clima di paura diffusa a causa di questa malattia, ipotizzando che gli animali infetti fossero molto più numerosi di quanto realmente non fossero e che quindi le probabilità di contagio fossero altissime. Il Parlamento italiano, sull’onda dell’allerta mediatico, emanò una legge che proibiva di servire e vendere determinati alimenti ritenuti a rischio, quali la bistecca alla fiorentina. Ma in molti non si limitarono a questo, arrivando a bandire completamente la carne bovina dalla propria dieta.

Oggi, a distanza di vent’anni da allora, sappiamo con certezza che le morti effettivamente provocate dalla mucca pazza sono state pochissime, meno di quante ne causa ogni anno il morbillo.

Dubitiamo dunque quanto più possibile. Il dubbio forse non è il rimedio contro ogni fake news, ma è una buona cura, efficace nella maggior parte dei casi almeno.

CARLO DELASSO