Quell'indimenticabile concerto del Maestro Bosso al Teatro Romano di Benevento Società

Affiorano nella mia mente ricordi indelebili della serata-evento, tenuta il 19 luglio 2019, che chiudeva la terza edizione del BCT (Benevento Cinema Teatro), per la superlativa direzione del Maestro Ezio Bosso dell’OFB (Orchestra Filarmonica di Benevento). Nella splendida cornice del Teatro Romano, gremito come non mai, da inviato di Realtà Sannita nonché appassionato della musica di qualità, seguivo certamente un concerto irripetibile, unico, di rara intensità, una perla di bellezza incastonata nella struttura architettonica romana.

Le note riecheggiavano limpidamente e nel religioso silenzio, l’interpretazione del compositore torinese, il suo muovere la bacchetta creava un’atmosfera davvero sublime, provocando emozioni indicibili anche difficili da descrivere. Nel programma di sala, consegnato all’ingresso del Teatro Romano, il primo brano eseguito era la Sinfonia n.2 “Sotto le voci degli Alberi”, composta dal talentuoso Maestro Bosso.

La composizione era un elogio alla natura, in particolare della foresta dei violini, ubicata in Val di Fiamme, sulle Dolomiti.

La morte del Maestro, che ha costernato il nostro Paese, non può passare nel dimenticatoio, la memoria necessita di essere alimentata altrimenti è simile ad una fiamma smorta e si brancola nel buio, impedendo di vedere la bellezza intorno a noi. Ezio Bosso (1971-2020), figlio di un bigliettaio di tram, ha sempre orgogliosamente esaltato le sue umili radici, all’età di sette anni il maestro di musica disse ai suoi genitori: “Siete operai, vostro figlio faccia l’operaio non il musicista”. Quelle parole sprezzanti, intrise di pregiudizi hanno reso il bambino Ezio più determinato, il sogno è divenuto realtà.

Nell’Arena di Verona l’anno scorso, dopo il trionfo di Carmina Burana, il Maestro nel ricordare questo episodio, ha rimarcato con una risata liberatoria: “Certo gli ho dato dei begli schiaffi a quello lì”. In una delle sue interviste ha riferito: “Sono un uomo con disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”. Ci lascia una grande lezione di vita e di umiltà, in contesto socio-culturale spesso affollato da pifferai magici. Il Maestro di flauto e di ottavino dell’OFB Vittorio Coviello, ha suonato al Teatro Romano nella storica serata. Egli ricorda con commozione: “Il Maestro ci ha uniti, ha creduto in noi, ci ha condotto nella sua musica sempre con il sorriso. La sua bacchetta verso le stelle era il suo saluto al cielo, la sua infinita energia era il suo motore. Ora che siamo lontani il suo messaggio è ancora più forte: La musica è come la vita, si fa in un solo modo: insieme”.

NICOLA MASTROCINQUE