Riflessioni storico-poetiche sul nuovo Governo... Renzi? Società

I recentissimi fatti della politica italiana mi inducono (per la prima volta in vent’anni di giornalismo) a occuparmi appunto…di politica. Ogni ragionamento sull’argomento, però, mi pare senz’altro superfluo e oltretutto si aggiungerebbe a quanto è ormai sotto gli occhi di tutti, cioè un terzo governo non eletto democraticamente, o meglio creato dal nulla stravolgendo e rimpastando, ogni volta come meglio si crede, il voto espresso dagli italiani ai quali da tempo si cerca di dare finanche la colpa di non essersi schierati in quantità sufficienti da una parte o dall’altra. Anzi, in questo caso, da una parte sola, come ci si aspettava.

Nessuno, però, pensa che la vera colpa sia dei politici ormai finanche incapaci di abbindolare il popolo, ma in compenso capacissimi di inventarsi questa nuova strategia che definire di trasformismo o di illegalità è dire poco. Un piano quasi diabolico che - laddove falliscano i magistrati o se il gossip più becero non attecchisca più - si può sempre “reinventare” il voto. E così chi nel 2013 votò Berlusconi ora lo trova condannato, chi votò Bersani ha dovuto accontentarsi di Letta e adesso di Renzi, e chi pensava di premiare il centro ora vede Casini spostarsi di nuovo a destra, mentre un po’ più al centro arriverà forse parte dell’estrema sinistra che si trasformerà nella veste di Nuovo Centro Sinistra per scalzare il Nuovo Centro Destra. Nomi in verità un po’ retorici, mancando il nuovo, il centro, la destra e la sinistra.

Da giornalista, e soprattutto da storico, però, non ho molta attitudine alla geometria, all’algebra e alla trigonometria con cui oggi si pianificano le sorti del Governo e soprattutto quelle degli Italiani, ed ecco che allora mi tornano in mente due o tre storielle relative ai mei avi sperando che il lettore perdonerà l’immodestia delle citazioni familiari.

Un mio prozio, Alfonso Meomartini, in un programma elettorale del 1892 biasimava l’idea di introdurre lo stipendio per deputati e senatori poiché sosteneva che questo avrebbe distrutto la politica in breve tempo.

Ma Meomartini fu storico e avvocato oppure profeta? Certo è che non lo ascoltarono, eppure si era negli stessi anni in cui il mio trisavolo marchese Nicola Polvere, da Senatore e Deputato rifiutava di scrivere lettere di raccomandazione anche dinanzi a casi di estremo bisogno tant’è che sua figlia Carlotta aveva imparato a imitarne la calligrafia e la firma per provvedere in sua vece, e rigorosamente di nascosto, a scopo benefico in situazioni disperate.

La retta politica d’altri tempi poteva salvarci - penso - ma ecco che correggendo le bozze del volume sulla famiglia Cassitto che a breve sarà pubblicato da Realtà Sannita, saltano fuori alcune rime di altro mio antenato, il poeta e giornalista Luigi Cassitto (foto), con le quali chiudo questa breve riflessione specificando però che i seguenti versi furono scritti nel 1878 (!!!!) e che Cassitto morì nel 1889. E’ necessario ribadirlo, poiché il lettore potrebbe pensare che risalgano al pomeriggio di oggi, mentre a partire dal titolo rievocano il dramma di noi italiani da sempre vittime della (mala) politica, ma anche colpevoli, in centocinquant’anni, di non essere riusciti a cambiarla. 

AL POPOLO ITALIANO VERO MARTIRE

di Luigi Cassitto

Dal Sessanta, a questa parte,

sempre fu la stessa cosa.

Ci gabbarono con arte,

senza tregua e senza posa!

Per voler di un Parlamento,

disonore del Paese,

sparì l'oro coll'argento,

e fallirono l’imprese!

Chi non sa che i camorristi,

pagnottari e governanti,

sono tutt'infami e tristi,

mariuoli tutti quanti?

Nella Camera elettiva

qua è Sinistra e la v'è Destra,

di briganti comitiva,

che s'asside alla palestra.

Sedici anni fu al potere,

quella Destra spudorata,

che veleno diede a bere

all'Italia sventurata!

La Sinistra, oggi, presiede

al Governo benedetto!

Che soltanto a mensa siede

nelle sale del banchetto!

Fa promesse, fa proclami,

mangia, beve e si trastulla.

O tu gridi, o fai reclami...

non s'incarica di nulla!

Belle glorie italiane!

Essi a mensa e il popol geme

per inedia, senza pane!

(Ciò si sa che a lor non preme!)

Per me sta ch'è un'anarchia,

dal Sessanta fino adesso,

si smarrì la dritta via

dell'Onor e del Progresso!

Se la Destra moderata

presentava il disavanzo,

la Sinistra più affamata

lo raddoppia per il pranzo!

Viva, viva la cuccagna

della bella libertà!

Chi si dà poi in campagna,

quegli è un ladro, ciò si sa.

Puote il lupo cangiar pelo,

ma non può cangiar il vizio.

S'è squarciato adesso il velo,

si è veduto il precipizio!

A conchiudere, miei cari,

siamo noi tanti somari;

o la Destra o la Sinistra,

sempre male si amministra!

Ma che serve a lusingarci?

Ma che serve a canzonarci?

Cangiò pelo il lupo, è vero,

ma il suo vizio non cangiò;

finalmente il gran mistero

di rovina si svelò!

Questo mondo è fatto a scale,

vi è chi scende e vi è chi sale,

vi è chi sale e vi è chi scende,

chi lo lascia e chi lo prende.

Non vi è dubbio, Amici cari,

che siam noi tanti somari.

O la Destra o la Sinistra,

sempre male si amministra!

E ora, finita la lettura delle antiche rime che non hanno una sola virgola desueta, facciamo gli auguri all’ennesimo Governo e poi tutti assieme ancora a parlare di riforme che mai si faranno, di lavoro che mai arriverà e, infine, del caro e amato Porcellum: la legge che ha proprio il nome giusto.  Una norma che, infatti, è proprio come il povero maiale, quello che ufficialmente nessuno mangia perché grasso e poco salutare ma che siamo invece sempre pronti ad assaporare segretamente nel suo sapore unico. Una legge concepita esattamente come il porco perché - come in questi mesi ha efficacemente dimostrato - benché bistrattato consente di non buttare via niente. Una legge che tutti dicono di voler abrogare compreso il suo ideatore, ma che in realtà nessuno cancella perché va benissimo così com’è, e peraltro sarebbe l’ancora di salvezza anche nella malaugurata ipotesi e nel caso estremo in cui qualcuno si ricordasse che il voto è l’elemento fondante della democrazia e si arrivasse a nuove elezioni.               

ANDREA JELARDI                                        

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