Sarà dura la crisi economica del dopo coronavirus Società

Ormai è chiaro a tutti che l’emergenza Covid-19 condurrà il mondo ad una nuova crisi economica, forse persino peggiore di quella iniziata nel 2008 e di cui ancora non avevamo finito di subire le conseguenze quando la pandemia ha avuto inizio.

D’altronde, non occorre nemmeno essere esperti in economia per capire che chiudere un intero paese per oltre un mese (ma è probabile che ne serviranno almeno due, se non di più) non può che avere conseguenze nefaste su tutta la filiera produttiva di beni e servizi. E non è di alcuna consolazione pensare che la crisi derivante dal virus non colpirà solo l’Italia ma tutto il mondo.

Già adesso sono non pochi i settori che iniziano a subirne le conseguenze.

La quarantena ha significato un blocco immediato dei viaggi, soprattutto internazionali, quindi i primi a soffrirne saranno, nei mesi a venire, gli imprenditori ed i lavoratori nel comparto del trasporto e in particolar modo del turismo. Non sappiamo ancora se per l’estate la situazione si sarà normalizzata e per l’Italia, paese che vede nel turismo una delle sue risorse più preziose, la possibilità di una stagione estiva con le località balneari, montane e le città d’arte ancora in quarantena, o comunque con gli ingressi contingentati, rappresenta uno scenario spaventoso.

Anche la chiusura di cinema, teatri e luoghi di ritrovo sta portando i relativi settori ad una perdita di guadagni senza precedenti. Per le case discografiche, i concerti rappresentano una fonte d’introiti pari, a volte anche superiore, alla vendita di dischi (specie in un’epoca in cui il distacco della musica dal suo supporto fisico è la norma e la pirateria musicale è una piaga diffusa).

L’industria cinematografica è al palo, con l’uscita dei film rinviata all’autunno ed i set fermi.

Quest’ultimo aspetto avrà ripercussioni anche sulla tv, quando tra pochi mesi i canali televisivi rimarranno a corto di serie inedite e saranno obbligati a trasmettere soltanto repliche. Paradossalmente, in questo campo c’è qualcuno che sta guadagnando: la Disney ha lanciato la sua piattaforma di streaming proprio durante la quarantena forzata.

Con le scuole chiuse e i bambini di tutt’Italia costretti in casa, sono in molti ad aver sottoscritto l’abbonamento, per avere a portata di televisore o di computer tutto il catalogo disneyano di film, cartoni animati e telefilm dagli anni ‘30 in poi (i più maligni potrebbero persino pensare che a creare il virus non sia stato un laboratorio di Wuhan, come alcuni sostengono, ma Topolino in persona).

Anche per il mondo del calcio e dello sport in generale la situazione è grave. Con i campionati sospesi, i calciatori hanno accettato di malavoglia una riduzione degli stipendi, in attesa di conoscere tempi e modi della ripresa degli allenamenti e poi delle partite. E se in molti credono che non sarà una tragedia per i milionari del pallone perdere un po’ di soldi, rammento che il calcio non è fatto solo di Cristiano Ronaldo, ma soprattutto di tante piccole squadre che militano nei campionati minori e per le quali far quadrare i bilanci quest’anno sarà molto difficile. Una soluzione che si sta rivelando utile per alcuni settori è lo smart working, ossia il lavoro a distanza.

Molti uffici pubblici o aziende private possono continuare a funzionare senza che i lavoratori (o parte di essi) si muovano da casa. Per il mondo della scuola lo smart working ha rappresentato l’unico modo per mantenere vivo il contatto tra studenti e insegnanti, che altrimenti sarebbe stato interrotto senza possibilità d’appello. Quando ci saremo lasciati l’emergenza alle spalle, sarà un bene fare tesoro di quest’esperienza e conservare alcuni degli aspetti positivi che sono emersi durante il blocco forzoso delle attività.

Lo smart working in particolare è un qualcosa che dovrà crescere anche negli anni futuri e diffondersi a macchia d’olio in sempre più realtà lavorative. Certo, vi sono mestieri che non potranno mai essere svolti da casa, ma se sapremo approfittare dell’esperienza accumulata durante questi tragici eventi, forse riusciremo a riprenderci più rapidamente anche dall’imminente crisi economica che ci aspetta alla fine del tunnel.
CARLO DELASSO