IVPC Rugby Benevento, Rosario Palumbo festeggia 12 anni di presidenza Sport

Un infortunio gli ha stroncato la carriera da giocatore sul nascere, ma non gli ha impedito di coltivare e realizzare il sogno di prendere in gestione l’IVPC Rugby Benevento e trascinarla dalla serie C alla serie A.

Stiamo parlando del volto della storica compagine rugbistica sannita: Rosario Palumbo, 53 anni, che si appresta a festeggiare il dodicesimo anno di presidenza.

Ho giocato a rugby fino a 17 anni di età, quando un infortunio mi ha costretto a dire basta. Ma poi sono tornato perchè mio figlio ha cominciato a giocare. Mi sono riavvicinato a questo mondo e a questa società: sono stato dirigente per molto, prima di diventare presidente.”

Qual è la più grande soddisfazione che ha regalato l’IVPC Rugby nella gestione Palumbo?

Indubbiamente i due campionati di Serie B vinti, di cui l’ultimo nella stagione 20152016, che ci hanno consentito di approdare in serie A. Ho preso in gestione questa società quando militava in serie C e dopo un’importante scalata abbiamo avuto la possibilità di ammirarla - due volte - nella massima serie.

Però devo riconoscere che anche il settore giovanile regala gioie continue.

Insomma: come tutte le società abbiamo picchi e momenti bui, ma andiamo avanti portando in alto sempre lo stesso ideale, che vive da 55 anni: coltiviamo uno sport pulito con grande cura verso i giovani che approcciano a questa disciplina.

E in un momento complicato come quello che stiamo vivendo come si sta organizzando la società?

I ragazzi si stanno allenando individualmente con il preparatore atletico, Enrico Ambrosino, al fianco dei nostri allenatori: Franco Salierno, Alessandro Valente e Mariano Carone. Stiamo aspettando che venga emanato un protocollo per poter riprendere gli allenamenti di gruppo in modo da prepararci alla nuova stagione. Ad oggi sappiamo che c’è la concreta possibilità di incominciare il campionato il 14 aprile.

Quello che posso garantire, però, è che siamo sempre stati pronti in vista di un’ipotetica ripresa: l’IVPC è probabilmente l’unica società del centro-sud che non si è mai fermata, se non per i vari D.P.C.M. che hanno disposto Benevento in zona rossa. Ebbene: nonostante ci siano state solo uscite - in termini economici - e nessun guadagno, la società non si è mai fermata, restando sempre aperta a tutti.

Forse è proprio grazie a questa mentalità che il club si è consolidato come trampolino di lancio per tutti i giovani, assumendo un ruolo da protagonista in scala nazionale. Non è così?

Diciamo che il rugby praticato a Benevento è da sempre un modello di ispirazione per molti: nel rapporto popolazione-tesserati e, soprattutto, valutando il numero di atleti sanniti tesserati in ambito nazionale, Benevento spicca. È una mosca bianca in tutto il territorio nazionale.

In effetti, non dimentichiamoci di chi è passato per queste fila: Giovanni D’Onofrio è prossimo all’esordio in Nazionale; Carlo Canna è il mediano d’apertura delle Zebre e della nostra Nazionale; ma vanno menzionati anche ragazzi come Massimo Cioffi, Davide Fragnito e molti altri ancora. In Italia giocano almeno 25-30 ragazzi di origine beneventana. Ed infatti ogni anno ho sempre concesso il nulla-osta per girare i nostri atleti in prestito in tutta la penisola.

Uno sport con una grande tradizione in città?

È così. Come disse il presidente Vigorito qualche anno fa: “Benevento è terra di rugby, ma ora stiamo cercando di renderla anche terra di calcio.” Ed è tutto vero. Anzi, siamo orgogliosi di avere Vigorito come presidente onorario della società. Le due società vanno d’accordo e c’è aiuto reciproco. Mi sbilancio: siamo l’unica realtà in Europa dove rugby e calcio vanno a braccetto. Un autentico modello, possibile grazie ad una grandissima figura come quella di Oreste (Vigorito, ndr). Il rugby come pilastro del patrimonio sportivo e culturale sannita.

In ambito territoriale il rugby riesce ancora ad attirare a sé le nuove generazioni?

Bisogna essere onesti: la città di Benevento non offre molto, né in termini di studi, né valutando il tessuto economico: ci sono pochi ragazzi e quelli che abbiamo e che cresciamo, ovviamente, non li riusciamo a trattenere oltre una certa soglia di età: molti sono costretti ad andar via in cerca di un’occupazione o di un titolo di studio prestigioso.

Negli anni passati abbiamo registrato una fase di crescita per quanto concerne l’approccio dei ragazzi a questo magnifico sport. Vi è da riconoscere che anche in quest’ultima sciagurata annata caratterizzata dal Covid-19 abbiamo immatricolato tanti nuovi iscritti. Forse l’unico target di età in cui va riconosciuto un calo di giovani leve è quello che va dai 14 ai 15 anni. Complice anche il Covid, in quest’ultimo anno molti ragazzi si sono allontanati da questa disciplina.

Come l’IVPC convince i ragazzi a preferire il rugby agonistico a qualsiasi altro sport?

Innanzitutto il rugby è uno sport di squadra da vivere all’aria aperta. E scegliere uno sport di squadra come questo significa prima di tutto scegliere di confrontarsi. Il rugby per noi è disciplina, rispetto degli avversari e delle regole. È sostenersi vicendevolmente. Per noi il rugby è una scuola di vita: non a caso sosteniamo da sempre tantissimi progetti sociali in cui coinvolgiamo i nostri ragazzi. Siamo stati in prima linea durante l’alluvione che ha colpito Benevento nel 2015, ma siamo da sempre anche al fianco di Caritas ed altre associazioni di beneficenza.

Per quanto riguarda il minirugby, poi, ci teniamo tanto alla cura dei nostri giovani: gestiamo una categoria di Under 6 (anni, ndr) ed un’altra di Under 14. Entrambe le fasce di ragazzi dispongono di tre allenatori e due dirigenti che li seguono, che sono sempre a disposizione delle famiglie.

D’altronde noi cerchiamo di fare quanto più è possibile per far sentire tutti a casa, imponendoci di dare sempre il massimo. Abbiamo una struttura grande ed importante, assolutamente non semplice da gestire in quanto a risorse economiche, ma cerchiamo sempre di mettercela tutta per garantire il meglio a chi ci sceglie.

I progetti futuri dell’IVPC Rugby Benevento?

Beh è semplice: tornare a giocare. Già quello sarebbe un primo - ma fondamentale - passo. Potrei prefissare tanti obiettivi, come quello di tornare in Serie A con la prima squadra, vincendo il campionato, ma se non ripartiamo al più presto è inutile essere troppo lungimiranti.

FRANCESCO MARIA SGUERA