''Tutelare i meriti'', ''tutelare i tifosi'': si riparta da qui! Sport

«“…forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai due a uno in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient'altro nella testa... E poi il fischio dell'arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio?”». Così recitava l’attore Colin Firth nel ruolo di Paul Ashworth, protagonista dello storico film Febbre a 90° che, per tutti coloro che amano questo sport, rappresenta indiscutibilmente una pellicola essenziale che, come per certe fedi, andrebbe vista almeno una volta nella vita.

Oggi, a causa della pandemia, ci troviamo di fronte (purtroppo) ad una situazione di questo tipo - anzi, certamente ben peggiore - che nessuno tra addetti ai lavori, giornalisti, società, atleti e tifosi si sarebbe mai augurato di vivere: un calcio totalmente fermo e di fronte ad un dilemma cruciale per la sopravvivenza dell’intero indotto di quello che può essere definito, di certo, lo sport più popolare ed amato al mondo.

La scelta, difatti, essenziale per il futuro di tutto il movimento (e non solo) è quella legata alla possibilità di riprendere o meno le ostilità relative alla stagione in corso. Una scelta che, fra l’altro, se ben approfondita nasconde altre centinaia di possibili ed eventuali “sotto-scelte”: proseguire la stagione in corso già dai prossimi giorni (ma senza tifoserie); proseguire la stagione in corso ma solo dopo l’estate (con o senza tifoserie? Ennesimo dilemma), facendo slittare l’avvio del campionato successivo; non riprendere per il momento le ostilità per motivi legati alla sicurezza ed alla salute pubblica.

Questo ultimo punto può, tuttavia, essere declinato anch’esso in ulteriori sub-strade: le due principali sono rappresentate dal congelare definitivamente le classifiche attuali assegnando i titoli o annullare tutte le contese e, di conseguenza, riepilogare la prossima stagione con le attuali composizioni di compagini in ciascuna serie.

Ecco che tutte le ipotesi appena illustrate poi ricadono, di conseguenza, l’una sulle altre: perché se da un lato l’annullamento della stagione appare in assoluto l’ipotesi più folle ed antisportiva fra quelle esposte (considerando i risultati ottenuti già per ben 2/3 dei campionati in corso), la cristallizzazione delle graduatorie - dall’altro - certificherebbe certamente alcuni dei traguardi già centrati sul campo, seppur non ancora con l’ausilio della matematica (esempi più lampanti in tal senso sono quelli relativi al Benevento in B o al Monza e alla Reggina in C) ma penalizzerebbe, indubbiamente, molte squadre che si trovavano ad un passo dall’obiettivo ma che, al momento dell’interruzione, erano situate al di sotto delle posizioni “garantite” per via di un solo punto o di due lunghezze al massimo.

Ed ecco che, allora, si ritornerebbe alle prime ipotesi esposte che sono quelle legate alla ripresa della stagione in corso. Certamente il completare il campionato sul campo sarebbe l’unica via pacifica per assegnare i titoli in palio senza creare cortocircuiti di carattere giudiziario legati a ricorsi ed estati passate più in tribunale che sui terreni di gioco.

Tuttavia, una ripresa adesso è davvero possibile? Ci sono davvero le condizioni ideali per poter schierare i 22 in campo senza alcun rischio per loro e per i diversi staff medici coinvolti? Ma, soprattutto, avrebbe davvero senso dar prosieguo immediato ad una stagione per garantire il regolare e tempestivo avvio di quella successiva senza godere, tuttavia, dello spettacolo e delle emozioni che il calcio sa dare solo con la presenza dei tifosi sui gradoni degli stadi?

I tifosi di tutta Italia, o meglio, le tifoserie organizzate, hanno già espresso la loro posizione: “il calcio senza di noi non ha senso!” ed è esattamente ciò che recitava anche il professor Paul Ashworth nel celebre film.

Allora quello che ci si chiede è: non è davvero possibile, per un evento così epocale, immaginare di fermarci come già abbiamo fatto ma poi riprendere esattamente da dove c’eravamo lasciati? Così facendo non si penalizzerebbe nessuno: le società non perderebbero le quote di diritti tv già pattuite ma a rischio cancellazione in caso di congelamento o annullamento delle stagioni in corso; gli atleti vedrebbero automaticamente prolungati di almeno un anno i loro contratti in scadenza e vedrebbero garantiti anche i propri traguardi individuali raggiunti nell’anno in corso; i tifosi assisterebbero alla regolare e naturale conclusione di un campionato già vissuto per ben 2/3 del totale.

Certo è che questa posizione stravolgerebbe e rivoluzionerebbe i calendari sportivi di qui in avanti. Ma a quante rivoluzioni ci siamo dovuti già abituare? L’introduzione del VAR, ad esempio, non è catalogabile come una di queste?

Aspettiamo tutti, in trepida attesa, cosa verrà deciso dai vari organi competenti: istituzioni governative, Coni, Federazione ed Assemblee di Lega.

L’auspicio è che la posizione dei tifosi, per una volta, possa essere davvero ascoltata, senza tralasciare, tuttavia, quelle che sono indubbiamente le due esigenze primarie: la salvaguardia di tutto il movimento (in primis di chi lavora in posizioni occupazionali precarie e più a rischio) e la valorizzazione di chi ha già ottenuto, con meriti insindacabili, il proprio trofeo sul campo dallo scorso agosto ’19 sino all’attuale 8 marzo 2020 (ultimo giorno di calcio giocato nel nostro Paese).

Una scelta che non tenga conto di queste due esigenze fondamentali rappresenterebbe, senza alcuna ombra di dubbio, il colpo mortale allo sport più amato da molti ma, allo stesso tempo, più conteso ed osteggiato da altri.

ANDREA ORLANDO