Una città tradita Sport

Ancora non ci si crede. Dopo un girone d’andata, condotto in maniera pressoché esemplare, dove il Benevento chiuse a 22 punti valevoli l’11° posto in classifica, il ritorno di questa serie A si è rivelato un vero e proprio massacro.

Con soli 11 punti accumulati, di cui 3 nella sola gara contro la Juventus, unica vittoria di un intero girone, i sanniti hanno chiuso la graduatoria al terzultimo posto, posizione non sufficiente per garantirsi la salvezza e la permanenza in massima serie.

La retrocessione in cadetteria si è andata via via materializzando, settimana dopo settimana; e ciò che risulta oggettivamente difficile da smentire è che la truppa di mister Inzaghi si sia meritata sul campo questo drammatico destino.

Al netto delle doverosissime polemiche per la sconfitta maturata contro il Cagliari, a causa della pessima, scellerata conduzione arbitrale del duo Doveri-Mazzoleni, l’aver racimolato soli 8 punti in 18 gare non lascia, purtroppo, spazio ad ulteriori analisi: il ritorno in serie B è stato un declino lento ed inesorabile in cui gli Stregoni hanno recitato la parte dei colpevoli protagonisti.

Un’inversione di rotta così drastica non s’era mai vista nella recente storia del mondo del pallone: ciò che lascia esterrefatti è la pochezza gestionale con cui i giallorossi sono andati ad affrontare questa corsa salvezza nel girone di ritorno dove, vuoi per evidenti limiti tecnici venuti fuori alla distanza, vuoi per enormi lacune caratteriali, si sono via via sgretolate tutte le certezze costruite, si può dire in quasi totale continuità, tra la serie B dei record dello scorso campionato ed i primi 4 mesi del massimo torneo nazionale.

Tutti, da un mister impantanato sulle sue posizioni ad una società fin troppo diplomatica nelle sue scelte di conduzione, da una rosa di giocatori intrappolati in un vortice di paura ad un DS troppo ottimista sulle operazioni di mercato condotte, hanno ed avranno uno scotto da pagare in questa triste storia.

Il sodalizio fra club e tecnico si è ufficialmente interrotto dopo l’ultima gara, priva di valore da un punto di vista degli obiettivi, disputata in quel di Torino.

La squadra vivrà sicuramente una rivoluzione d’organico, sia per la presenza di alcuni ingaggi troppo elevati ed inadeguati per la cadetteria, sia per l’esigenza di ringiovanire o, forse, meglio ancora “rinnovare” uno spogliatoio indelebilmente segnato dalla ferita ancora aperta di una retrocessione scottante, senza presupposti e, potremmo dire, quasi illogica.

La società ed il DS, infine, sono già all’opera per colmare i buchi e, soprattutto, per ricostruire un clima nuovo, segnato ad oggi da un’amarezza che pervade tutta la città, non solo quella strettamente legata al tifo per gli Stregoni.

Eppure, proprio la città si era stretta attorno alla sua squadra oltre ogni ipotizzabile immaginazione, nonostante le difficoltà della distanza dagli spalti e sino a che vi fosse ancora quell’ultima speranza, buttata poi alle ortiche a causa dell’inqualificabile prestazione messa in scena alla penultima giornata contro il Crotone.

La città, ora, in questo momento di sconforto, ha bisogno di una risposta a cui aggrapparsi, per poter ripartire nuovamente verso un cammino comune interrottosi brutalmente nell’ormai “lontano” febbraio 2020.

C’è bisogno di un gesto nuovo, di un gesto d’abbraccio, che sappia riaccendere la passione per il giallorosso e che, di contro, spazzi via quell’inqualificabile gesto di “silenzio!” che emblematicamente simboleggia il senso di tradimento in cui siamo tutti, ingiustamente ma inappellabilmente, sprofondati.

ANDREA ORLANDO