Cinghiali, l'emergenza continua. Come contenere la fauna selvatica Cronaca
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Negli ultimi anni, in Italia, è cresciuta una giusta attenzione verso la tutela degli animali, spesso ispirata da principi etici condivisibili. Tuttavia, quando questa sensibilità assume toni eccessivamente ideologici, rischia di oscurare un’altra esigenza fondamentale: garantire un equilibrio tra la protezione della fauna selvatica e i diritti delle comunità che vivono e lavorano nei territori rurali, in particolare quelli più fragili e marginali. Un caso emblematico di questo squilibrio è rappresentato dalla diffusione ormai fuori controllo dei cinghiali.
La presenza sempre più massiccia di questi animali sta causando danni rilevanti alle coltivazioni, agli ecosistemi e alla sicurezza stradale. E a pagare il prezzo più alto è, ancora una volta, il comparto agricolo, già messo a dura prova dai cambiamenti climatici e da instabilità economiche.
Nelle aree interne, in particolare lungo l’Appennino, l’agricoltura di qualità sopravvive grazie all’impegno di piccoli produttori, famiglie contadine e giovani imprenditori agricoli. Con il loro lavoro, non solo garantiscono cibo sano e sostenibile, ma presidiano il territorio, preservano il paesaggio e mantengono viva la coesione sociale. Ignorare le loro difficoltà significa compromettere il futuro stesso di intere comunità. Difendere l’agricoltura, dunque, non significa contrapporsi alla tutela ambientale, ma costruire un equilibrio sostenibile in cui la salvaguardia della fauna selvatica conviva con la dignità del lavoro agricolo. È da questa consapevolezza che deve partire una riflessione seria, razionale e condivisa sul contenimento della fauna selvatica, e dei cinghiali in particolare.
In questa prospettiva si inserisce con forza l’intervento di Carmine Fusco, presidente della Cia Campania, che, nel corso di un’audizione al Senato sul nuovo disegno di legge in materia (davanti alle Commissioni VIII e IX), ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di una riforma normativa strutturata e realmente efficace. Fusco ha evidenziato il costante aumento dei danni causati dagli animali selvatici, sottolineando come non sia più possibile affidarsi a misure emergenziali.
La richiesta avanzata al legislatore è chiara: definire un impianto normativo coerente, rafforzato da un sistema nazionale di indennizzo rapido, equo e uniforme, che superi l’attuale frammentazione burocratica e vada oltre i limiti imposti dal regime “de minimis”.
«Non è più tollerabile», ha ribadito, «che un agricoltore danneggiato resti senza tutele o sia costretto ad affrontare iter complessi e disomogenei da una Regione all’altra. Servono risposte certe e tempestive».
Anche il presidente nazionale della Cia, Cristiano Fini, ha sollecitato un intervento legislativo incisivo. «L’attuale quadro normativo», ha dichiarato, «è insostenibile per il settore primario e per le aree rurali. Accogliamo con favore l’impegno delle istituzioni, a condizione che venga riconosciuto agli agricoltori un ruolo attivo nella gestione del territorio».
Accanto alla riforma normativa, la Confederazione ha rilanciato la necessità di investire in prevenzione strutturale, attraverso l’installazione di recinzioni, l’impiego di dissuasori e l’attivazione di piani straordinari di messa in sicurezza delle zone montane e marginali. Un approccio integrato, capace di ricomporre il rapporto tra tutela ambientale e sostenibilità delle attività agricole.
«Gli agricoltori non sono il problema», ha concluso Fusco, «ma parte essenziale della soluzione. È tempo che il Paese si doti di una legge moderna, equilibrata e realmente operativa, in grado di proteggere chi ogni giorno coltiva e custodisce i nostri territori».
Un esempio virtuoso arriva dal Parco Nazionale del Circeo, che ha affrontato la questione con rigore e visione strategica, attuando un piano scientifico e integrato per il contenimento dei cinghiali. Tra le misure adottate: il monitoraggio tramite fototrappole e radiocollari; catture selettive e abbattimenti gestiti da personale qualificato; la creazione di una filiera per la lavorazione e la commercializzazione della carne di cinghiale, con ricadute positive sull’economia locale; e un’intensa attività di contrasto al bracconaggio.
Un modello di gestione efficace, sostenibile e replicabile, che merita di essere conosciuto e valorizzato. Perché la tutela della natura non può prescindere da chi, ogni giorno, la rende possibile con il proprio lavoro.
DOMENICO ROTONDI

20/07/2025