La crisi sanitaria e i problemi dell'Ospedale di Sant'Agata de' Goti Cronaca

La vicenda della chiusura alle ore 18.00 del Pronto Soccorso dell’Ospedale Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Sant’Agata de’ Goti ha assunto già da molti mesi i contorni di una soap opera politico-amministrativa, di cui ad oggi non si intravede la puntata finale.

Sono ormai più di dieci mesi che l’A.O.R.N. San Pio ha assunto questa impopolare decisione e da allora vi abbiamo aggiornato su queste colonne sui vari momenti istituzionali che hanno caratterizzato questa vicenda. Abbiamo preso atto del ricorso al Tar della Regione Campania da parte del Comune di Puglianello nella persona del suo sindaco, onorevole Francesco Rubano e della successiva sentenza del Tar Campania del novembre 2025, nella quale veniva chiesto, al management della Azienda Ospedaliera ed alla regione Campania, la riapertura del Pronto Soccorso entro i successivi 90 giorni, senza un ulteriore aggravio di spese sul bilancio sia della stessa A.O., sia della Regione Campania. 

Abbiamo anche stigmatizzato quali e quante fossero le difficoltà incontrate dall’A.O. San Pio per ottemperare a quanto richiesto dalla sentenza del Tar, ed infatti, a più di quattro mesi, ancora nulla era stato fatto per riaprire il Pronto Soccorso di Sant’Agata de’ Goti.

In questi giorni, a distanza ormai di quasi sei mesi da quella sentenza del Tar, qualcosa finalmente comincia a muoversi. In data 14 aprile 2026, il responsabile della UOSD di Pronto Soccorso dell’Ospedale saticulese ha comunicato al management aziendale che il personale medico a sua disposizione, utilizzabile per la copertura dei turni in PS, era ormai ridotto a sole due unità; per tale motivo, per poter avere la possibilità di poter in futuro coprire i turni di lavoro, ha richiesto con urgenza personale medico da reperire tramite incarichi di tipo libero professionale per medici già in stato di quiescenza, cioè già in pensione per raggiunti limiti di età. 

Tale richiesta è stata immediatamente autorizzata dalla Direzione Sanitaria Aziendale, anche in considerazione del fatto che, proprio in quei giorni, l’Azienda San Pio non è riuscita ad espletare in tempo utile un concorso pubblico già bandito per la copertura a tempo indeterminato di sette posti di dirigente medico di Medicina d’Urgenza. A questa selezione erano stati ammessi solo 5 candidati, cioè meno dei posti messi a concorso. Tuttavia, pur avendo nominato la commissione esaminatrice, le prove concorsuali previste per il giorno 9 aprile 2026, non sono state effettuate per la sopravvenuta indisponibilità di un componente della commissione. In ogni caso, ove mai fossero stati assunti velocemente, questi 5 nuovi medici d’urgenza sarebbero stati utilizzati presumibilmente per riempire i vuoti di organico del PS più affollato ed in difficoltà, quale è certamente quello del Presidio ospedaliero Rummo della città capoluogo, e non certo per indirizzarli a Sant’Agata de’ Goti. Anche per questo motivo si è resa necessaria la pubblicazione con urgenza di questo avviso rivolto ai medici già in pensione. 

I professionisti interessati alla selezione devono essere in possesso di laurea in Medicina e Chirurgia e della abilitazione all’esercizio della professione medica, richieste queste che, per quanto previste dalla legge, risultano paradossali se fatte a medici che già hanno professato per più di 40 anni. Inoltre i partecipanti all’avviso pubblico devono essere in possesso della specializzazione in Medicina di urgenza, o disciplina equipollente, o almeno tre anni di esperienza lavorativa in un reparto di urgenza/emergenza tra il 2013 ed il 2025, o almeno un attestato di idoneità all'esercizio di attività di medico dell’emergenza territoriale. 

Gli incarichi sono previsti con durata semestrale, eventualmente prorogabili fino al 31.12.2026. L’impegno lavorativo previsto è di un massimo di 38 ore settimanali con un compenso libero professionale di 80 euro lordi all’ora. La selezione sarà effettuata attraverso una valutazione dei CV, con particolare attenzione alla esperienza eventualmente già espletata in un PS.

Questi sono i fatti. Senza però voler essere considerati dei disfattisti, è anche doveroso fare delle realistiche considerazioni. La decisione presa dall’A.O.R.N. San Pio sembra il classico salvagente lanciato ad un naufrago in balia delle onde in un mare in tempesta. In un periodo storico caratterizzato da una grave carenza su tutto il territorio nazionale di personale medico dedicato alle divisioni della urgenza/emergenza, sperare di reperire almeno sei medici già pensionati, disposti a ritornare a prestare la loro opera h24 in un PS, è, per quanto sperabile, francamente difficile. 

E’ evidente che i medici in pensione oggi abbiano almeno 67 anni, se non addirittura oltre i 70 anni, e c’è da chiedersi se siano disposti a sottoporsi a turni fisicamente logoranti, sia notturni che festivi, per coprire tutte le 24 ore di un PS. Se non si è riusciti a risolvere con questo escamotage le carenze strutturali del PS dell’Ospedale del capoluogo, diventa improbabile che ci si riesca in un ospedale periferico. Ci risulta difficile immaginare come esperti manager sanitari possano pensare che basti riempire per sei mesi i turni per risolvere in maniera strutturale il problema della riapertura del PS di Sant’Agata de’ Goti, senza che si possa avere la possibilità di utilizzare nello stesso nosocomio le Unità Operative presso cui ricoverare i pazienti, prima accolti e poi stabilizzati in PS. 

O bisogna immaginare un continuo trasferimento di pazienti dal PS di Sant’Agata de’ Goti alle Divisioni di degenza dell’Ospedale Rummo, già notoriamente sature di posti letto? Perché, quando si parla dell’Ospedale di Sant’Agata de’ Goti, non si parla mai delle praticamente inesistenti piante organiche dei reparti di Medicina Generale, di Chirurgia Generale, di Ortopedia, delle gravi carenze della Divisione di Anestesia e Rianimazione, della mancanza totale di cardiologi e delle difficoltà del Servizio di Diagnostica per Immagini? 

Riempire il PS, ove mai ci sia il giusto numero di adesioni, con medici 70enni e non garantire a questi professionisti un supporto adeguato da parte delle UO di ricovero e cura, significa correre il rischio di mandarli professionalmente allo sbaraglio e nello stesso tempo non supportare i pazienti con la doverosa assistenza sanitaria. Non credo possa essere questo il modo di garantire un futuro stabile all’Ospedale di Sant’Agata, anzi questa decisione sembra la classica pezza che è peggiore del buco.

La rinascita di questo ospedale, se veramente sta a cuore alla politica, deve passare attraverso una realistica presa di coscienza dei vertici regionali. L’uscita della Regione Campania dalla procedura di controllo e di tutoraggio in tema di Sanità, impone un deciso investimento di risorse sul territorio, risorse che per troppo tempo sono state negate, anche per quanto riguarda le piante organiche e la organizzazione degli ospedali periferici. 

Solo così l’Ospedale Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Sant’Agata de’ Goti potrà ottenere non solo un PS operativo 24 ore su 24, ma anche e soprattutto personale medico e paramedico, nonché presidi sanitari adeguati, che possano garantire il perfetto funzionamento delle Unità Operative di ricovero e cura previste. 
E’ questo che serve alla A.O.R.N. San Pio di Benevento per ridurre la pressione che quotidianamente subiscono sia il PS che le Unità Operative di ricovero e cura. E’ questo che chiede la gente della Valle Caudina e della Valle Telesina. E’ questo che meritano i cittadini e i liberi comitati che li rappresentano, senza assistere ancora al solito scaricabarile sul management aziendale di turno. Non più accettare il tentativo di mettere pezze sfilacciate per coprire buchi sempre più grossi. Non più parole, ma fatti concreti.

ENZO TRIPODI