Lo streaming batte la tv Cronaca
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Il sorpasso è avvenuto. Non sto parlando del celebre film di Dino Risi con Vittorio Gassman, un classico della commedia all’italiana che la tv ripropone ogni anno a Ferragosto. Negli Stati Uniti, nei primi sei mesi del 2025, è avvenuto uno storico sorpasso: per la prima volta, gli spettatori che hanno visto programmi in streaming sono più numerosi di quelli che hanno guardato la tv.
Con ogni probabilità, perché tale sorpasso avvenga anche in Italia dovremo attendere ancora qualche anno. Non molti, ma neanche pochissimi: il pubblico nostrano è tendenzialmente abitudinario, non per nulla ancora oggi il telegiornale più seguito è quello di Rai1, nonostante siano ormai quasi 50 anni che non è più il solo tg ad andare in onda. Ma la tv generalista nostrana ha ancora molte frecce al suo arco: gli eventi sportivi, in primis le partite della nazionale di calcio (nonostante i risultati non proprio eccelsi degli ultimi tempi), ma anche spettacoli come il festival di Sanremo, che rimane l’unico appuntamento ancora in grado di catturare la maggioranza assoluta dell’audience.
I servizi in streaming a pagamento, tuttavia, sono destinati a continuare ad erodere fette di pubblico sempre più ampie. Netflix, Prime Video, Disney+ e gli altri, con i loro prezzi altamente concorrenziali (più convenienti della pay-tv tradizionale) e con la loro offerta sempre più variegata, attirano ogni anno migliaia di nuovi abbonati. Sono già riusciti da diversi anni nell’impresa di far scomparire del tutto i negozi di videonoleggio e successivamente hanno costretto l’industria cinematografica ad un drastico cambiamento: oggi i film rimangono in sala per un periodo molto breve, appena poche settimane, prima di finire sulle piattaforme a pagamento. E non solo: soltanto le pellicole di fascia alta, quelle con budget multimilionari, con attori di grido, o dirette da grandi registi, vedono le sale. I film minori, quelli che una volta si definivano di serie B, oggi non arrivano più neanche nei cinema, escono direttamente in streaming.
Dopo il cinema, quindi, anche la tv si ritrova minacciata da nuove forme di fruizione. Sport, serie tv, reality, talent, non c’è un prodotto televisivo che possa dirsi al sicuro dalla concorrenza dello streaming. Persino il festival di Sanremo, in un ipotetico futuro, potrebbe non essere più trasmesso dalla Rai: il TAR prima ed il Consiglio di Stato poi hanno stabilito che non esiste un monopolio della tv di stato sul festival della canzone italiana. Negli anni a venire, altri operatori potranno fare offerte per aggiudicarsi l’esclusiva di Sanremo. Non sappiamo quando (o se), ma prima o poi potrebbe essere necessario abbonarsi ad un servizio di streaming per vedere il festival.
Ma se il teatro è sopravvissuto al cinema ed il cinema è sopravvissuto alla televisione, anche quest’ultima potrà sopravvivere al dominio dello streaming. Ci saranno dei cambiamenti, molti divi del piccolo schermo fiuteranno l’aria che tira e salteranno sul carro del vincitore, in cambio naturalmente di generosi ingaggi. Il pubblico finirà per abituarsi, anche gli spettatori più anziani, in fin dei conti, non soffriranno troppo: grazie alle smart tv, potranno comunque guardare i programmi in streaming sul televisore del soggiorno o della cucina, godendo inoltre della libertà di scegliere a che ora seguire la loro serie preferita (libertà che naturalmente vale solo per quei programmi che non sono in diretta).
Ho solo un sospetto: che la moltiplicazione dell’offerta finirà per disaffezionare il pubblico. Davanti a tanta scelta, qualcuno potrà perfino stufarsi e magari sceglierà di spegnere la tv. Certo sono lontani i tempi in cui c’erano uomini che si sfidavano a duello per contendersi i favori di un’attrice di teatro. Ancora nel 1926, furono numerose le ammiratrici che si tolsero la vita quando seppero della morte di Rodolfo Valentino. Difficilmente, credo, assisteremo a dei suicidi per il protagonista di qualche serial turco.
CARLO DELASSO

20/07/2025