Proibire i social ai minori Cronaca

Proibire sembra essere diventato l’imperativo categorico nei confronti dei minori. Proibire l’uso dei social, proibire lo smartphone in classe. Dopo una stagione di lassismo in cui si è lasciato che adolescenti e persino bambini potessero sfruttare a loro piacimento, senza limiti, tutte le novità che la tecnologia offriva, adesso il pendolo sembra oscillare nella direzione opposta.

Dopo l’Australia, la Francia è il primo paese europeo a vietare l’uso dei social ai minori di 15 anni. Ed ora numerosi altri paesi si apprestano ad approvare divieti simili. L’unico punto in discussione è l’età limite: per alcuni dovrebbe essere 14 anni, per altri 16. Altre misure in discussione, in Italia come altrove, riguardano i limiti alle ore quotidiane che i minori dovrebbero poter trascorrere sui social, il divieto della navigazione oltre le 22 (o le 23) e la creazione di account social condivisi con i genitori.

Misure utili, per alcuni addirittura necessarie. Ma altri sottolineano come in realtà si stia cercando di chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti. Questi limiti andavano imposti anni fa, appena i social sono stati creati, non dopo aver lasciato che i nostri figli ne diventassero letteralmente schiavi.

Le conseguenze dell’uso di internet senza alcun freno sono evidenti in un caso di cronaca che risale a pochi giorni fa: a Roma, uno studente tredicenne delle scuole medie, italiano e proveniente da una famiglia per nulla disagiata, ha accoltellato un’insegnante, colpevole di avergli affibbiato due debiti formativi in pagella.

Le circostanze dell’accoltellamento, che di per sé è già un atto gravissimo, sono a dir poco inquietanti: il ragazzino indossava un casco da ciclista con una telecamera portatile e mentre aggrediva la sua professoressa riprendeva la scena ed era in collegamento in diretta tramite Telegram con altri 5 utenti, tra cui un maggiorenne, che facevano il tifo per lui (e che ora sono indagati per istigazione al reato).

Non si è trattato dunque di un gesto compiuto in un momento di rabbia, ma di un’azione ampiamente premeditata. Il tredicenne aveva acquistato online due coltelli da sub utilizzando una carta di credito sottratta ai genitori. Gli stessi genitori hanno raccontato poi di come il figlio abbia trascorso tutta l’estate chiuso in camera, a guardare ossessivamente filmati di violenza su un sito. Perché sì, esiste online una community che segue e condivide video violenti. Non scene di violenza tratte da film o videogiochi, ma di violenza reale, riprese da telecamere e poi diffuse in maniera più o meno lecita.

L’episodio che ho citato è sicuramente un caso estremo e non voglio certo sostenere che tutti i minori esposti ai social sono destinati a diventare dei violenti. È un esempio tuttavia degli effetti deleteri che possono scaturire dall’esposizione alla rete senza alcuna mediazione. L’idea di porre dei limiti e dei divieti non è quindi dettata da una mera volontà repressiva.

Le menti dei più giovani sono facilmente impressionabili ed influenzabili. Se nessuno protesta all’idea che esistano film vietati ai minori, allo stesso modo ha senso imporre dei limiti anche ad un mezzo, come internet, che occupa ormai una parte consistente della vita quotidiana di ciascuno di noi.

Resta però un rovescio della medaglia: una volta che avremo vietato o quantomeno ridotto l’uso dei social, degli smartphone e della rete in generale ai nostri figli, saremo costretti a trascorrere del tempo con loro. Con lo smartphone spento.

CARLO DELASSO