Se andate in ospedale...portatevi anche i medicinali Cronaca
Diverse le testimonianze raccolte ed una che ci riguarda da vicino. Prima che si pensi ad una fantasiosa storia partorita da non si sa dove, chiariamo che quanto stiamo per riportare non è altro che quanto riscontrato sul campo e che, dopo che abbiamo chiesto l’incontro, siamo ancora in attesa che il direttore generale del Rummo Loretta Mussi ci convochi affinché le si possa far presente quanto si verifica quotidianamente, nella speranza di un qualche chiarimento che possa svelarci un qualcosa a noi sfuggito.
Presso alcuni reparti del Rummo capita, a chi debba ricoverarsi per i motivi più disparati, di dover continuare una determinata terapia domiciliare e che debba aver necessità dei farmaci che assumeva a casa. Per la nuova patologia, diciamo così, è ovviamente l’ospedale che fa la diagnosi e quindi instaura la terapia somministrando i farmaci del caso, mentre per le patologie preesistenti è il malato stesso che provvede, col consenso ospedaliero, alla reperibilità delle medicine di cui ha bisogno. Finché la degenza non va oltre qualche settimana le scorte casalinghe possono bastare, ma se v’è necessità di un ricovero che raggiunga il mese o più inizia ad esserci qualche problema per la reperibilità delle medicine che si stavano assumendo a casa, a meno che non le si voglia pagare di tasca propria acquistandole in farmacia.
L’ospedale deve provvedere, ma non sempre ciò accade ed a volte ci si sente dire che il tal farmaco non è disponibile e che può benissimo essere sostituito con un altro di uguale efficacia che l’ospedale si appresta a fornire.
Nel periodo del ricovero, il medico di medicina generale o medico di base, o di famiglia, che dir si voglia, per legge non può prescrivere i farmaci al suo assistito così come avveniva prima del ricovero. A questo punto che fare? Molti, tenuto conto che per legge “è vietata qualsiasi anticipazione di prodotti farmaceutici agli utenti”, fanno affidamento su quello che normalmente si definisce “sospeso”, vale a dire “pagano” in farmacia il medicinale per poi riavere il dovuto non appena il medico di fiducia provvederà alla prescrizione.
Ma questa procedura, tollerata ma non proprio consentita, può andar bene per una degenza di una o due settimane, ma per un ricovero di un mese o più è impensabile poiché nessun medico potrà prescrivervi “una scorta di arretrati”. Morale della favola: la persona che ci riguarda da vicino, assistita dal Servizio sanitario nazionale, con esenzione totale del ticket, ha dovuto sostenere una spesa quantificabile in 250 euro in farmaci per un ricovero di circa tre settimane.
Questa storia che solo apparentemente ha dell’inverosimile è tremendamente vera.
GIANCARLO SCARAMUZZO
GIANCARLO SCARAMUZZO

14/06/2005