Agli eletti quasi 2 milioni l'anno Economia

Palazzo Mosti costa ad ogni cittadino beneventano 209 euro l'anno, per un totale di oltre 13 milioni di euro nel 2007: questa la spesa complessiva sostenuta dal Comune di Benevento per il funzionamento degli uffici, secondo l'inchiesta del Sole 24 Ore sui bilanci dei 103 capoluoghi di provincia, che colloca la città sannita al 71° posto della graduatoria nazionale, tra i comuni più virtuosi. Una classifica che premia la massima evangelica secondo cui gli ultimi saranno i primi: in vetta finiscono infatti gli enti meno parsimoniosi, guidati dal Comune di Napoli (539 euro di spesa pro-capite), nei quali i costi di funzionamento risultano particolarmente esosi: e non sempre, rivela l'indagine, la spesa complessiva è proporzionale alla popolazione di riferimento, come testimonia il secondo posto assoluto di Enna, centro di soli 28mila abitanti, che richiede un esborso pro-capite di 483 euro annui.

In Campania, alle spalle del capoluogo partenopeo si piazza Caserta, 4° posto assoluto con 433 euro per abitante, mentre Salerno segue in 25° posizione con 291 euro; con l'assenza di Avellino, il cui dato non è rilevato, Benevento guadagna il primato regionale con un risparmio di 55 euro rispetto alla media nazionale (264 euro per abitante), confermando così il trend positivo nelle classifiche degli istituti di ricerca e dei quotidiani economici.

I costi per le casse comunali

Nel dettaglio, tra le spese sostenute da Palazzo Mosti per il funzionamento degli uffici sono compresi i costi delle segreterie, la gestione del personale, la ragioneria e l'economato, l'ufficio tributi, l'ufficio tecnico e l'anagrafe, vale a dire il cuore pulsante della macchina comunale, che attualmente impegna, con differenti qualifiche e livelli retributivi, circa 190 dipendenti.

Quella beneventana si afferma dunque come una Burocrazia relativamente leggera, se confrontata con le strutture elefantiache di altri enti locali, destinata però ad appesantirsi quando si prendono in considerazione gli organi istituzionali (Giunta e Consiglio in primis): il costo della politica colloca infatti il capoluogo sannita al 54° posto, con un esborso pro-capite pari a 29 euro. Nel 2007, le casse comunali hanno sostenuto solo per le cariche elettive una spesa pari a 1,8 milioni di euro: togliendo alla cifra l'aura di astrattezza, si tratta dell'equivalente dei fondi stanziati per il recupero dei giardini di Viale Atlantici o per i lavori di rifacimento di Viale Principe di Napoli, per citare degli interventi recenti che hanno interessato il centro cittadino.

Un costo, tuttavia, compensato da una discreta attività deliberativa, da parte sia del Consiglio comunale che della Giunta (387 delibere nel 2007), distante dai 57 euro per abitante di Napoli e leggermente inferiore ai 30 euro di Caserta, mentre Salerno riesce a fare ancora meglio, con soli 23 euro pro-capite, all'interno di un contesto regionale in cui l'aggravio maggiore è rappresentato dai costi di gestione più che da quelli di derivazione politica.

La velocità di pagamento

La capacità di risparmio rispetto alle spese di gestione amministrativa e di indirizzo politico non è l'unico indicatore contemplato dal Sole 24Ore nella valutazione della performance complessiva della macchina comunale: la misura dell'efficienza di un Comune passa anche attraverso un governo al tempo stesso accorto e strategico delle risorse disponibili, attraverso lo smaltimento dei fondi residui, la velocità di pagamento nella spesa in conto capitale e nelle spese per l'acquisto di beni e servizi. Perché la macchina funzioni non è sufficiente abbattere i costi, è necessario anche utilizzare in modo funzionale le risorse disponibili: stando ai dati dell'indagine, il Comune di Benevento sembra avere fatto proprio tale indirizzo, vantando il terzo posto assoluto nella graduatoria riservata alla velocità di pagamenti nella spesa corrente, preceduto solo da Venezia e Sondrio, unico capoluogo del Mezzogiorno nei primi dieci. I beneficiari diretti, come si può intuire, non sono solo i cittadini in veste di fruitori, ma anche il sistema di fornitori di beni e servizi, ancor più in un momento economico delicato come quello attuale. Su un totale di 27 milioni di euro impegnati per l'acquisto di beni e servizi, Palazzo Mosti ha già provveduto al pagamento di circa 22 milioni, pari all'81% dell'importo complessivo, contro il 14% del Comune partenopeo, che ancora una volta chiude la classifica dell'Italia a due velocità.

Questo dunque il profilo tratteggiato dal quotidiano economico, indicativo ma certo non esaustivo delle risorse disponibili e della loro destinazione d'uso. Soprattutto, ci si chiede, quanto incidono i costi legati alla burocrazia e alla politica sul totale delle spese sostenute dagli enti locali? Una risposta può venire dai dati Istat sulla finanza locale: in un Comune delle dimensioni di Benevento questa tipologia di spesa può assorbire il 37% dei costi complessivi, contro il 19% destinato alla gestione del territorio e dell'ambiente, il 13% riservato alla viabilità, l'8% a sostegno dell'istruzione, fino al 3% della cultura e al 2% del settore sportivo e ricreativo; l'incidenza delle sole spese di personale, rileva l'Istat, raggiunge per le amministrazioni comunali campane un valore medio del 34%, superiore di tre punti alla media nazionale.

La torta del denaro pubblico, seppure nell'approssimazione del dato e senza tenere conto dei fondi sovra-comunali, sembra ancora pendere verso l'auto-finanziamento del dispositivo burocratico piuttosto che essere indirizzata alle funzioni essenziali per la cura e lo sviluppo della comunità locale: spostare l'asse della bilancia verso quest'ultimo fronte di azioni e di investimenti, è la sfida per una classe politica e per un'amministrazione consapevoli del proprio ruolo.

PIERLUIGI DE ROSA