Agroalimentare made in Sannio, un paniere ricco di eccellenze Economia

Raccontare il territorio, esaltare segreti e tecniche di lavorazione tradizionale tramandatisi di padre in figlio, scoprire le geniali innovazioni capaci di dare valore aggiunto a prodotti già di per sé eccellenti. È ciò che dobbiamo iniziare a fare con più incisività, per alimentare la curiosità dei consumatori moderni, molto più consapevoli, alla ricerca perenne di nuovi-antichi luoghi e sapori. Imprese agricole e agroindustriali, università, associazioni di categoria e banca del territorio si sono riuniti a convegno per un confronto franco e costruttivo e provare, insieme, a determinare una strategia d’intervento che possa “valorizzare” l’intero tessuto produttivo: dal vino all’olio, dalla Marchigiana alle carni suine, dai salumi ai formaggi, dalla pasta ai dolci, senza tralasciare (anzi, facendone un fiore all’occhiello) il sistema dell’accoglienza e dei siti culturali. Le parole chiave sono due, sussidiarietà e resilienza. Il pubblico si occupa solo di ciò che il privato non può fare ed è in grado di resistere e reagire ad eventi anche imprevedibili: è la nuova strategia delle Politiche comunitarie, che finalmente apre i suoi orizzonti ai sistemi territoriali nel suo insieme, responsabilizza i diversi attori, ad ognuno dei quali chiede di contribuire per le sue qualità e competenze.

L’agroalimentare volano di sviluppo del Sannio” era il titolo del convegno, a cui ha partecipato il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova. “Innovazioni, ricerca, promozione: dobbiamo aiutare le imprese che collocano i loro prodotti a km zero, ma abbiamo anche bisogno di sostenere le imprese che portano i nostri prodotti sui mercati esteri, dove ci sono consumatori che possono permettersi il costo del made in Italy. Perché dobbiamo essere chiari: produrre italiano costa di più. Ecco perché - ha concluso il ministro - ci stiamo battendo in Europa per la “etichettatura obbligatoria”: è un punto di grande valore e di grande interesse per valorizzare le nostre produzioni e soprattutto il lavoro dal campo alla tavola”.

Tra i relatori, oltre ai saluti istituzionali, a confrontarsi sono stati il prorettore Giuseppe Marotta, Gennaro Masiello della Coldiretti, Filippo Liverini di Confindustria, Alessandro Mastrocinque della CIA e Mauro Buscicchio della BPP, intervistato per Realtà Sannita.

Dopo l’acquisizione della BLPR, oggi Banca Popolare Pugliese offre una vasta gamma di servizi e prodotti ad imprese e cittadini, che stanno dando grande fiducia al vostro istituto.

Abbiamo orami assestato la nostra presenza sul territorio sannita, mettendo in essere tutti i necessari interventi di organizzazione. La visione è stata quella di mantenere qui le persone del territorio, affiancandole con una task force che le ha accompagnate nella loro formazione. Noi siamo una “banca di territorio”: è la nostra filosofia di fare banca. Il che vuol dire conoscere il territorio, provare a servirlo per favorirne lo sviluppo e la crescita, non solo economica ma anche sociale e culturale.

L’annuale rapporto del centro studi Confindustria, sul credito continua a registrare un divario tra la raccolta (quindi depositi) e gli investimenti sul territorio. Per una banca come la vostra, potrebbe essere un’opportunità per attirare l’attenzione degli stakeholder del Sannio.

Sì, perché essere banca di territorio significa anche legare le proprie fortune, o sfortune, a quelle del territorio in cui si opera. È evidente, quindi, che il nostro intento è quello d’impiegare il denaro sul territorio dove siamo, in questo caso Benevento e la sua provincia. I nostri sforzi sono tutti legati a cercare d’impiegare le risorse là dove queste vengono richieste e là dove queste possono essere utili per sviluppare l'economia.

Emblematico è l’incontro di oggi, un focus sull’agroalimentare visto come volano dell'economia sannita.

Volevamo da tempo focalizzare la nostra attenzione sul tema dell’agricoltura e sull’agroalimentare in particolare, perché secondo noi rappresenta una vera eccellenza del Sannio: era dunque importante discutere come migliorare l’organizzazione, l’attività, la produttività, l’efficienza di questo comparto, guardando le specificità delle imprese sannite, molte piccole e piccolissime, ma anche del territorio nel suo insieme. Secondo noi è una grande opportunità.

Il dibattito ha messo insieme studiosi, rappresentanti delle associazioni di categoria, operatori: in che modo una banca può sostenere e sviluppare questi processi di aggregazione?

La nostra banca ha curato con particolare attenzione le diverse tematiche che vedono protagoniste le imprese agricole. Abbiamo iniziato con l’ascolto delle loro esigenze, capire quali potevano essere le soluzioni e cosa noi, come banca, potevamo offrire per supportarle al meglio. Nasce da quest’attività, fatta anche in collaborazione con l’Università del Sannio, il nostro catalogo di prodotti e servizi ritagliati sulle specifiche esigenze delle imprese agricole.

Di particolare importanza la presenza al tavolo dei relatori del ministro Bellanova.

Certamente, perché è importante sapere qual è la vision politica in tema di agricoltura ed in particolare la visione rispetto al Mezzogiorno, fondamentale per guidare le strategie degli operatori del settore.

Siamo alle soglie del 5 G, oggi tutto è digitalizzato, fondamentale diventa la gestione dei dati: come cambia il modo di fare banca?

È il tema dei Big Data. L’innovazione tecnologica è sicuramente vantaggiosa, porta efficienza, semplificazione e velocità; però bisogna sempre mantenere la valorizzazione del rapporto umano, che per noi è fondamentale: quindi rapporto diretto tra cliente e operatore bancario. Riguardo al trattamento dei dati, la loro analisi può servire a conoscere meglio il cliente e quindi offrire solo quello di cui veramente può aver bisogno, creando il prodotto o il servizio per le sue reali esigenze.

GIUSEPPE CHIUSOLO

Nella foto il ministro alle Politiche agricole Teresa Bellanova insieme al direttore Mauro Buscicchio e al presidente Vito Primiceri di BPP