Crisi idrica, il Comitato Sannita ABC: l’acqua non è una merce ma un bene comune da difendere. Intervista al Presidente Giovanni Seneca Economia

L’estate appena trascorsa ha confermato come la provincia di Benevento sia ormai stretta in una crisi idrica che, da emergenza stagionale, si sta trasformando in un problema sempre più strutturale. Alla carenza di piogge e neve, che impoverisce le sorgenti irpine e del Matese, si sommano reti obsolete con dispersioni superiori al 60% dell’acqua immessa. Ne abbiamo parlato con il dr. Giovanni Seneca, presidente del Comitato Sannita Acqua Bene Comune e portavoce del Coordinamento regionale dei comitati per l’acqua pubblica della Campania, per analizzare le cause della crisi, i modelli virtuosi e le iniziative in difesa dell’acqua come bene comune.

Ha più volte sottolineato il problema della privatizzazione dell’acqua, a fronte dei recenti sviluppi, qual è lo stato attuale dell’approvvigionamento dell’acqua a Benevento e provincia?

Attualmente il problema dell'approvvigionamento è drammatico in tutto il centro-sud, perché, a causa dei cambiamenti climatici, la risorsa acqua scarseggia. Uno studio delle Nazioni Unite ci dice che, entro il 2050, nel sud del pianeta l’acqua sarà diminuita del 40% rispetto a oggi. Questo trend riguarda anche i nostri territori: secondo i geologi, dal 2011 le fonti irpine hanno registrato una riduzione del 40% del livello d'acqua. Questo è dovuto ai cambiamenti climatici e al fatto che non nevica più. E la vittima di tutto questo è l'acqua.

Ci può dire quali sono le cause di quella che a giusto titolo può definirsi una vera e propria crisi idrica?

La causa principale è la dispersione idrica che supera il 60% dell’acqua immessa in rete. Questo accade perché non vengono fatti investimenti sufficienti. Bisogna però dire da subito che chi investe è sempre e solo il pubblico: i privati si limitano a fare profitto sulla risorsa. Quindi, noi contrastiamo l'idea che in alcuni territori l'ingresso dei privati possa porre fine ai problemi di dispersione. E infatti le interruzioni idriche avvengono sia nei comuni gestiti dal pubblico, sia in quelli affidati al privato, come dimostrano i casi recenti di Sant’Agata dei Goti e Melizzano, serviti da Gesesa SPA.

Ci sono dei punti di riferimento o dei modelli che possono eventualmente essere applicati alla nostra provincia?

Un punto di riferimento è sicuramente Napoli ABC che gestisce nel capoluogo campano la risorsa idrica in maniera eccellente, con tariffe tra le più basse d'Italia e non facendo utili: tutti i ricavi vengono reinvestiti nella rete. Il risultato è un livello di dispersione inferiore alla media nazionale. Napoli ABC è il modello che è uscito dal referendum del 2011, il quale ha affermato due principi fondamentali: l’acqua deve restare fuori dal mercato e non si può fare profitto su di essa.

A proposito di questo referendum, cosa è cambiato dal 2011 o anche cosa non è cambiato?

Napoli è l'unica realtà metropolitana che ha obbedito al referendum del 2011. Nella nostra provincia, purtroppo, si è deciso per una gestione mista pubblico e privato, una decisione gravissima presa dall'EIC (Ente Idrico Campano) nell'ottobre del 2022, fatta a porte chiuse, in quanto fu negato l'ingresso alla decisione ai cittadini. Addirittura non fu permesso neanche alla stampa di entrare nel Palazzo del Reduce a Via Traiano, dove l'EIC adottò questa decisione.

Come nasce il Comitato Sannita Acqua Bene Comune?

È nato nel 2018, libero da partiti e associazioni politiche ed è l’unica realtà regolarmente costituita in provincia di Benevento. Si ispira al referendum del 2011, alla Costituzione Italiana e alla Laudato Si’ di Papa Francesco, che afferma con chiarezza l’inaccettabilità della privatizzazione dell’acqua.

A questo proposito, quali sono state le iniziative o manifestazioni che hanno avuto luogo da parte del Comitato Sannita Acqua Bene Comune?

La prima fu una raccolta di firme con l’adesione di 3.300 cittadini per chiedere una gestione pubblica dell’acqua. Quel referendum locale, però, fu affossato dall’amministrazione Mastella. Attualmente abbiamo costituito, come Comitato Sannita ABC, insieme ad Altra Benevento è possibile, a Libera Benevento, all’ANPI, ad Europa Verde, a Sinistra Italiana, a Potere al Popolo e al Movimento 5 Stelle, una rete per fermare Sannio acque SRL, una società a capitale misto ma con un effettivo controllo privato che non garantirà il diritto all'acqua e soprattutto non garantirà il controllo del pubblico sulla gestione del bene più prezioso che abbiamo.

In parte forse mi ha già risposto, ma qual è stata la risposta alle vostre battaglie da parte delle istituzioni e in generale che risposte stanno dando le istituzioni?

In molti casi, le istituzioni hanno limitato la partecipazione dei cittadini, che invece è garantita dalla legge. Basti dire che le delibere riguardo Sannio acque SRL non hanno previsto la consultazione pubblica che è obbligatoriamente prevista dalla legge e per questo motivo le delibere di diversi comuni tra cui Solopaca, Benevento, Campoli e Monte Taburno sono state bocciate quattro volte dalla Corte dei Conti Campania. Nonostante questo l'EIC Sannita vuole andare avanti per costituire questa società prima delle elezioni regionali.

Avete in programma iniziative o manifestazioni nei prossimi mesi?

Sì, abbiamo già svolto assemblee pubbliche a Benevento e ad Airola e ne stiamo programmando altre. Il 9 settembre incontreremo l'amministrazione a Ceppaloni, l'11 settembre a Forchia, il 12 a Vitulano, il 13 a Cerreto, il 19 a Foglianise, il 24 a San Salvatore Telesino con padre Alex Zanotelli ed il 4 ottobre a San Giorgio del Sannio per informare i cittadini e i consiglieri comunali delle gravi violazioni di legge contenute all'interno di queste delibere che si vogliono fare approvare.

Crede che il consumo dell'acqua e la gestione di essa siano da ascrivere ad un problema più ampio, un problema culturale?

È sicuramente giusto sensibilizzare i cittadini sulla gestione dell’acqua, ma la responsabilità principale è legata ai cambiamenti climatici e alla cattiva gestione delle reti. Il problema fondamentale è sempre la dispersione idrica. La soluzione non è affidarsi ai privati. Quando l’acqua sarà ancora più scarsa, le multinazionali che puntano al profitto non esiteranno a farcela pagare a peso d’oro.

ANDREA ALBANESE