Il Sannio fuori dalla crisi? Economia

La crisi non è finita. È come vivere in un videogame. Vedi un mostro, lo combatti, lo vinci, sei rilassato. E invece ne compare un altro, più forte del primo. Adesso si dice che tutto va bene, ma ne siamo proprio sicuri?” L’interrogativo del Ministro Tremonti incombe anche sul Sannio, dove la curva del benessere del sistema imprenditoriale è tornata sui livelli di dicembre 2009. Ad oggi i registri della Camera di Commercio contano poco più di 31mila imprese attive, contro le 30.700 del febbraio 2010, quando l’onda d’urto della crisi internazionale ha colpito più severamente l’imprenditoria sannita. Sul campo sono rimaste le 200 imprese agricole che hanno chiuso i battenti nei primi nove mesi del 2010, soffocate dalla contrazione dei consumi e dall’aumento dei costi, mentre le attività di ristorazione hanno fatto segnare un incremento di 75 unità: a dispetto della massima ciceroniana per cui bisogna “mangiare per vivere e non vivere per mangiare”, i gourmet sanniti sembrano propendere per le delizie del palato. Segnali negativi, invece, sul fronte trasporto e magazzinaggio, cui fanno da contraltare i dati sulle attività commerciali (+ 43 unità). I beneventani restano fedeli al mattone, intramontabile “bene rifugio”, come sembrerebbe indicare il +11% registrato dalle società immobiliari, sicuramente favorito dal generale decremento dei prezzi.

Dal punto di vista della forma giuridica, l’andamento delle iscrizioni e cessazioni conferma il trend già palesato nel 2009: a soffrire sono soprattutto le imprese individuali (- 269 unità), che solo a partire da settembre mostrano segni di ripresa, mentre crescono società di capitali (+ 176) e società di persone (+ 50), meglio attrezzate a sopravvivere ai flutti della tempesta finanziaria.

Non finiscono dunque con il vecchio anno i problemi dell’economia sannita. Produzione rallentata, serrande abbassate e cassa integrazione fanno lievitare l’inflazione, come segnala l’Osservatorio sui prezzi al consumo nella provincia di Benevento. Secondo le rilevazioni di Mr Prezzi, tra giugno e settembre 2010 l’inflazione è cresciuta dell’1% in provincia e dello 0,3% nel capoluogo, trainata soprattutto dal rincaro dei generi alimentari. In ribasso invece abbigliamento, calzature ma soprattutto affitti, acqua, energia elettrica e combustibili, sia in città che in provincia. Interessante il dato relativo alla metratura dei 460 punti di vendita sondati: le variazioni in aumento hanno riguardato quasi esclusivamente i piccoli esercizi (+2%). Un altro invito, per i nostalgici della bottega, a “perdersi” nei non-luoghi degli ipermercati.

PIERLUIGI DE ROSA

 

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