Via il contante, sì alla carta. Un decreto che scontenta tutti Economia

E’ sempre attuale, in Italia, l’annoso problema dell’evasione fiscale, soprattutto negli acquisti minimi e quotidiani al dettaglio che, spesso e volentieri sfuggono alla rendicontazione tributaria per uso e mal costume di alcuni esercenti. Abbandonata la repressione passiva pura e semplice, che non sempre ha ottenuto i risultati sperati, ecco arrivare delle iniziative di incentivazione positiva all’emissione degli scontrini con la collaborazione attiva del consumatore. Dopo annunci e false partenze, a gennaio del nuovo anno dovrebbe partire, a pieno regime, la “lotteria degli scontrini”: un vero e proprio concorso con estrazioni periodiche, al quale si partecipa semplicemente acquistando, in contanti o con carta elettronica, beni o servizi presso esercizi commerciali al minuto.

Già da qualche giorno è possibile registrarsi sull’apposito sito internet con il proprio codice fiscale per ottenere un codice univoco da presentare all’esercente e poter cosi partecipare all’iniziativa. Infatti, abbinando il codice personale a scontrini di importo pari o superiore a 1 euro, si otterranno dei biglietti virtuali pari alla cifra spesa e per un massimo di mille biglietti per ogni singola operazione; biglietti che risulteranno o meno vincenti a estrazione avvenuta.

Nella stessa direzione va poi un’altra iniziativa prevista dal Decreto Mef, il cosiddetto cashback di Stato, ossia un programma infrannuale di rimborso in denaro a favore degli aderenti privati che effettuano acquisti da esercenti mediante l’utilizzo di pagamenti elettronici. In pratica per incentivare l’uso della moneta elettronica che in Italia ancora stenta a decollare anche per la poca dimestichezza con gli strumenti digitali di una grande fetta della popolazione, tramite questo sistema di cashback il cittadino riceverà una percentuale di rimborso calcolata sulla cifra spesa.

Sia per la prima che per la seconda iniziativa sono esclusi gli acquisti effettuati tramite i negozi online e per quanto tale rilevante dettaglio dovrebbe in qualche misura favorire gli esercenti fisici, entrambe le operazioni sembrano non essere affatto piaciute ai commercianti.

Anche a Benevento il malcontento serpeggia tra la categoria che non ha visto di buon occhio i nuovi strumenti del Governo anche e soprattutto per i costi ulteriori che dovranno sostenere; si parla di nuovi registratori di cassa e nuove apparecchiature di emissione e gestione delle ricevute.

Dopo settimane diventati mesi di chiusure e limitazioni che hanno praticamente azzerato il fatturato di molte attività, alle incertezze imprenditoriali si aggiungono alcuni costi legati proprio all’utilizzo dei pagamenti elettronici. L’annoso problema sembra essere, sempre e comunque, l’alto costo di gestione dei Pos e dei dispositivi necessari a ricevere pagamenti con carte e moneta digitale.

Nonostante una cosiddetta liberalizzazione della gestione di tali strumenti, non sempre legati ad una banca tradizionale, rimane comunque un piccolo grande balzello a carico del commerciante che paga al proprio istituto gestore una percentuale per ogni scontrino che può arrivare anche al di sopra del 3%; oltre ai costi di canone per l’utilizzo del terminale elettronico presente in negozio.

Nonostante le proteste e le ritrosie si trascinino da anni e anni, utilizzatori ed erogatori non sembrano mai aver negoziato delle tariffe vantaggiose per entrambi, anche considerando che un maggiore utilizzo delle carte elettroniche ridurrebbe, per imprenditori e istituti bancari, l’elevato costo della gestione del contante e l’eliminazione di molti pericoli legati proprio alle piccole grandi somme esposte a furti e rapine continue.

Quel che per qualche strana ragione, ideologica o di comodo, da noi sembra ancor lontana è invece già relata in tutti i Paesi più evoluti, anche culturalmente, del nostro. Non a caso nel resto d’Europa è consuetudine e abitudine l’utilizzo di carte di credito o di debito fin da adolescenti e per gli acquisti anche minimi come quelli in bar e tabaccherie.

Addirittura anche il commercio itinerante, al di la delle Alpi, si sta dotando con una certa velocità, di sistemi mobili per le transazioni digitali, cosa assai difficile nelle nostre realtà, del centro o delle periferie che siano, dove una grandissima fetta delle entrate viene completamente nascosta al fisco proprio omettendo l’emissione dello scontrino fiscale; possibile proprio grazie all’utilizzo della moneta contante.

Ovviamente non è mai giusto far di tutta l’erba un fascio, soprattutto considerando che la stragrande maggioranza degli imprenditori sono i primi ad essere danneggiati dai furbetti che inevitabilmente fanno lievitare anno dopo anno le tasse dovute allo Stato proprio in compensazione delle mancate entrate.

In un’ottica di maggiore consapevolezza del periodo storico che tutti noi stiamo vivendo, immancabilmente aggravato dalla pandemia che trascina con se divieti e paure, sarebbe auspicabile da un lato un maggiore controllo degli organismi deputati affinché la disonestà di pochi non ricada su tutti, dall’altro un sistema di incentivazione che riguardi non solo il consumatore ma anche e sopratutto l’imprenditore che dovrebbe vedersi ridurre l’infinita serie di dazi e gabelle; alcune davvero poco giustificate oggigiorno.

ANTONINO IORIO