Parco agricolo e turismo culturale ed enogastronomico nell'area di Aeclanum Enti
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Sembra partire sotto buoni auspici il progetto del neo-architetto Vittorio De Simone, di famiglia bonitese ma residente a Casagiove in provincia di Caserta. Nello scorso mese di dicembre, infatti, si è tenuto un primo incontro a Bonito (Av), presso la Sala consiliare del Comune, tra i rappresentanti di alcuni paesi inseriti nel progetto, apparso a tutti molto interessante. Tutto parte dalla tesi di laurea del giovanissimo architetto. Realizzata nell’ambito disciplinare della tecnica e della pianificazione urbanistica, presso la facoltà di Architettura dell’Università “Federico II” di Napoli, ha per titolo: “Valorizzazione del patrimonio storico, culturale e produttivo dell’Alta Irpinia. Parco agricolo e turismo culturale ed enogastronomico nell’area di Aeclanum”.
Con la relazione dell'architetto Loreto Colombo e la correlazione dell'agronomo Alberto Cappelletti, la tesi tratta di un progetto di recupero di casolari rurali e di centri storici abbandonati o disabitati, situati nelle zone interne della Campania. In particolare De Simone ha analizzato un territorio di confine che abbraccia l’Irpinia e il Sannio: Aeclanum. Si prospetta, insomma, la valorizzazione di un patrimonio storico, culturale e produttivo realizzando un parco agricolo per lo sviluppo di un turismo culturale ed enogastronomico nell’area dell’antica città romana, attualmente nei pressi dell’attuale Mirabella Eclano.
Il territorio preso in esame è racchiuso tra due fiumi, il Calore e l’Ufita, e l’area considerata comprende dieci comuni di cui otto in Irpinia e due nel Sannio, Apice e Calvi. Allo stato attuale ciò potrebbe comportare qualche lieve difficoltà a causa della differente amministrazione provinciale, ma in origine il territorio in questione - Aeclanum - si estendeva dai confini del territorio di Benevento, enclave dello Stato Pontificio, fino a Aequum Tuticum, l’attuale zona in cui sorge Ariano Irpino.
Grande intuizione, quindi, dimostra il nostro architetto incentrando la sua tesi sulla valorizzazione di un territorio che è a forte vocazione agricola, ma in chiave moderna, ovvero proponendo un’abbinata vincente costituita dal turismo culturale e da quello enogastronomico. Come spinta giusta per rimettere in moto l’economia locale, propone il recupero di vecchi casali abbandonati che verrebbero restaurati ed adibiti a strutture ricettive ed alberghiere, creandovi intorno un sistema di parchi agricoli. Contestualmente, consorzi agricoli si occuperebbero della coltivazione di prodotti della terra e della loro distribuzione a tutti i livelli, al minuto e per la grande distribuzione, costituita da mercati ortofrutticoli e supermercati.
Grande attenzione ed approfondimento sono stati necessari per concepire ed articolare un progetto siffatto. Si è analizzato il Piano territoriale regionale della Campania, il Piano territoriale di Coordinamento provinciale di Avellino, il Piano di Bacino dei fiumi Liri-Garigliano e Volturno, nonché il Piano della Comunità Montana del Fortore. Si è osservata la Carta regionale dell’Uso agricolo dei Suoli, tenendo conto della sismicità della zona, da secoli sottoposta purtroppo a frequenti terremoti. Tutto è stato studiato in maniera tale da potersi effettivamente realizzare e non restare solo nella teoria.
Ci auguriamo, dunque, che questo progetto che coniuga studi urbanistici e socio-economici, sia preso seriamente in esame dai comuni interessati e possa essere davvero realizzato, rilanciando almeno in parte la nostra economia ed il nostro territorio che ne ha tanto bisogno.
VALERIO MASSIMO MILETTI

22/01/2014