Una lapide 'sofferta' Enti

Si doveva rendere omaggio ai caduti della guerra 1915-18 ma il nobile gesto fu guastato da una serie di polemiche miserevoli. Si arrivò persino a cancellare il nome di caduto non gradito ai politici dell’epoca.

Correva l’anno 1927, Foglianise non aveva ancora scolpito nel marmo i nomi dei soldati che avevano versato il loro sangue ed immolato le giovani esistenze, per servire la Patria con la mobilitazione generale del 1915, nel corso delle battaglie dure e cruente, combattute con ardore nel primo conflitto mondiale.

Per iniziativa del parroco Don Gioacchino Pedicini (1883-1980), che avendo constatato l’insensibilità mostrata dalle autorità per esaltare le incomparabili gesta degli eroi locali, volle istituire una commissione ad hoc, al fine di collocare una lapide in memoria dei caduti nella guerra 1915-1918. Fu indetta una riunione verso sera, il 13 giugno 1927, a cui parteciparono persone non incluse nella commissione.

Emersero nel corso della discussione diverse proposte; il Priore della Congrega del Rosario, cosi chiamata all’epoca, oggi denominata Confraternita, avanzò l’idea che se la lapide fosse stata murata nel Cimitero adiacente al sodalizio cristiano, avrebbe offerto la somma di mille lire. Alcuni sostenevano invece, di non intraprendere alcuna iniziativa, altri ipotizzano la realizzazione di un monumento convinti che i fondi fossero facilmente reperibili.

La data scelta era il 17 agosto, in occasione dei festeggiamenti di San Rocco. Il podestà non accolse nessuna proposta formulata e decise che la lapide fosse murata nella prima riquadratura del campanile della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli nella piazza principale del paese. Per gli esigui fondi raccolti l’evento celebrativo fu rinviato. In serata, il 20 novembre del 1927, giunse la lastra marmorea da Napoli, sulla quale erano stati riportati i nomi di tutti i soldati, prima i graduati e poi i militari in ordine alfabetico.

Il pastore delle anime di Foglianise scrisse nel Cronicon parrocchiale: “Quelli che non sono morti in combattimento sono separati dai primi da una linea”. L’epigrafe con la scritta non rientrava nello spazio stabilito e fu collocata nella parte superiore del riquadro della facciata del campanile. Non mancarono le divergenze per inserire i soldati, vi era chi avrebbe voluto scrivere solo gli eroi caduti in battaglia o deceduti a seguito delle ferite, altri desideravano adottare un criterio meno restrittivo, ricordando anche coloro che ebbero disagi e sperimentarono le sofferenze nella vita quotidiana a seguito della guerra.

A tal proposito Don Gioacchino Pedicini annotava un episodio increscioso e sconcertante, riguardante un soldato incastonato nel marmo di Carrara. Egli evidenziava per i posteri: “Fu adottato un criterio medio e siccome tra i nomi vi era anche quello di Pastore Cosimo fu Alfonso, morto a Benevento per polmonite, fu deciso di scalpellarlo, tra le proteste e le ire dei suoi parenti”.

Chi si ferma davanti alla lapide dei caduti può notare uno spazio bianco nel quale non appare un eroe del primo conflitto escluso dal novero dei partecipanti alla prima guerra mondiale solo perché affetto da una malattia all’apparato respiratorio, contratta al fronte. E’ opportuno riscrivere quel nome per esaltare il suo slancio patriottico e per onorare la sua famiglia offesa nella dignità dalla tracotanza delle autorità politiche che governavano Foglianise, nell'era fascista.

NICOLA MASTROCINQUE       

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