Proiezione fotografie realizzate dal fotografo Ernesto Pietrantonio al G8 di Genova 2001. Appuntamento il 1 giugno a Via Manciotti Eventi
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Il 1 giugno alle 20,00 a via Manciotti, 11 in Benevento il fotografo Ernesto Pietrantonio proietterà le fotografie realizzate al G8 di Genova 2001. Sarà un momento di ricordo e chiunque vorrà discutere e capire cosa sia avvenuto in quei tre giorni.
Quest’anno è il venticinquesimo anniversario del G8 di Genova, uno degli eventi più traumatici e controversi della storia recente italiana ed europea. Non si tratta solo di una ricorrenza simbolica: Genova rappresenta ancora oggi una frattura profonda, un momento in cui qualcosa si è incrinato nel rapporto tra cittadini, movimenti e istituzioni.
Per comprendere davvero ciò che accadde nel luglio 2001, è necessario allargare lo sguardo oltre i confini italiani. Le prime avvisaglie di quello che sarebbe diventato un movimento globale emersero già nel 1999, con le proteste contro il vertice della WTO a Seattle. In quei giorni, migliaia di persone scesero in piazza contro la globalizzazione economica, riuscendo di fatto a bloccare il vertice e portando per la prima volta all’attenzione mondiale le istanze del nascente movimento no-global.
Due anni dopo, anche l’Italia fu attraversata da quelle tensioni. A marzo 2001, a Napoli, le manifestazioni contro il Global Forum segnarono un primo punto di rottura: le piazze si riempirono, ma emersero anche segnali evidenti di un conflitto sociale più radicale e difficile da gestire. Era il preludio a ciò che sarebbe accaduto pochi mesi dopo.
Genova fu il punto di non ritorno. Centinaia di migliaia di persone scesero in piazza con rivendicazioni diverse ma unite da una critica alla globalizzazione e alle sue disuguaglianze. Accanto a una maggioranza pacifica, agirono gruppi organizzati e violenti, ma ciò non basta a spiegare quanto accadde. La gestione dell’ordine pubblico, le scelte politiche e operative, e le gravi violazioni dei diritti emerse negli anni successivi contribuirono a trasformare quei giorni in una ferita aperta.
A distanza di venticinque anni, Genova continua a interrogare le coscienze. Non perché abbia cambiato il mondo in senso assoluto, ma perché ha cambiato il modo in cui il mondo guarda al potere e al dissenso. Ha incrinato la fiducia nelle istituzioni, ha messo in luce i limiti delle democrazie nella gestione del conflitto e ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva.
Eppure, Genova fu anche l’apice e, in qualche modo, la fine di un ciclo. Pochi mesi dopo, con gli attentati dell’11 settembre, le priorità globali cambiarono radicalmente: la sicurezza divenne centrale, spesso a scapito dei diritti e delle libertà. Le grandi mobilitazioni globali si frammentarono, lasciando spazio a forme di attivismo più locali, tematiche o digitali.
Ricordare oggi non significa solo commemorare, ma comprendere. Significa interrogarsi su cosa non ha funzionato, su quali responsabilità siano state accertate e su quali lezioni siano state davvero apprese.

23/05/2026