SottoTraccia 2026: il rumore come possibilità di trasformazione Eventi
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Presso il locale Il funambolo è stata presentata la seconda edizione di SottoTraccia, kermesse di espressioni artistiche multidisciplinarie ideata da Carlo Pedata, Antonio Spina, Saverio Pepiciello e Piero Fallarino.
A Benevento il concetto di rumore diventa il punto di partenza per interrogarsi sul rapporto tra arte contemporanea, spazio urbano e comunità. È questa la prospettiva della seconda edizione di SottoTraccia, festival di arti contemporanee e rigenerazione urbana inserito nel programma di Benevento Città Spettacolo, in programma dal 25 al 30 agosto 2026.
Il rumore, inteso non soltanto nella sua dimensione sonora, assume qui un significato più ampio: rappresenta ciò che interrompe una situazione ordinata, ciò che crea una frattura nelle abitudini e costringe a guardare la realtà da un punto di vista differente. In questa accezione, il disturbo non assume necessariamente una connotazione negativa, ma può diventare uno strumento capace di generare possibilità, confronto e cambiamento.
È proprio attraverso questa logica che il festival interviene sul tessuto urbano di Benevento. L'arte contemporanea viene portata fuori dai tradizionali luoghi espositivi e inserita all'interno di spazi che hanno conosciuto nel tempo una condizione di abbandono o di inutilizzo. L'ex scuola Bosco Lucarelli, l'Auditorium San Nicola e, per questa edizione, gli ambienti dell'ex asilo della scuola Federico Torre diventano così luoghi di produzione e fruizione culturale.
La scelta appare particolarmente significativa perché la rigenerazione non riguarda esclusivamente la dimensione fisica degli edifici. Recuperare temporaneamente uno spazio significa anche modificarne l'immagine e il significato agli occhi della comunità. Un luogo percepito come marginale o dimenticato può tornare a essere attraversato, osservato e vissuto grazie alla presenza dell'arte. Il festival introduce quindi una sorta di “rumore” all'interno di una geografia urbana che rischierebbe altrimenti di rimanere immobile.
La seconda edizione coinvolge circa ottanta artisti, provenienti sia da Benevento e dal territorio circostante sia da altre realtà italiane e internazionali. La varietà delle provenienze si riflette nella molteplicità dei linguaggi proposti: videoarte, pittura, installazione, performance e sperimentazione musicale convivono all'interno della manifestazione. Tra le presenze Alessandro Rillo, con un progetto destinato a svilupparsi anche in forma performativa, e Thomas Valerio, protagonista della fase conclusiva del festival.
Questa apertura alla contaminazione costituisce uno degli aspetti più interessanti della manifestazione, ma allo stesso tempo rappresenta una delle sue principali sfide. Mettere insieme artisti, generazioni e linguaggi differenti non significa automaticamente produrre dialogo. Il rischio, per un festival così eterogeneo, è che la molteplicità si trasformi in una semplice successione di proposte. La vera efficacia dell'operazione dipende dunque dalla capacità di trasformare le diverse presenze in un confronto capace di produrre una riflessione condivisa sul territorio e sul ruolo dell'arte contemporanea.
In questo senso assume particolare rilievo la nascita di “Cartografie del Rumore”, un journal di ricerca destinato a proseguire la riflessione oltre la durata della manifestazione. Il progetto, che coinvolge giovani ricercatori e ricercatrici insieme a Francesca Recchia e Alessandro Paolo Lombardo, rappresenta un tentativo di superare la dimensione effimera dell'evento. Il festival non si limita così a occupare temporaneamente alcuni spazi cittadini, ma prova a lasciare una traccia attraverso la ricerca e la produzione di pensiero.
È proprio la questione della permanenza a costituire uno degli aspetti più interessanti da osservare criticamente. La riapertura temporanea di edifici inutilizzati può certamente produrre una nuova percezione dello spazio, ma la rigenerazione urbana non può esaurirsi nella durata di un festival. La domanda diventa quindi quanto queste esperienze siano in grado di produrre conseguenze durature e di modificare realmente il rapporto della cittadinanza con quei luoghi.
SottoTraccia sembra muoversi proprio su questa linea di confine: da una parte l'evento culturale, limitato nel tempo; dall'altra il tentativo di costruire una presenza più stabile attraverso la ricerca, la collaborazione con il territorio e il coinvolgimento di realtà istituzionali dell'arte contemporanea. Il rinnovo del matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee attraverso il Museo Madre di Napoli e il patrocinio culturale della Fondazione Morra contribuiscono a inserire il progetto all'interno di un circuito più ampio, rafforzandone la dimensione culturale.
Il valore di SottoTraccia, quindi, non risiede soltanto nella quantità di artisti o nella varietà degli appuntamenti proposti. Il suo elemento più significativo è forse la volontà di mettere in discussione una condizione consolidata: quella di una città in cui alcuni spazi sono rimasti esclusi dalla vita culturale e in cui l'arte contemporanea può ancora apparire distante dal pubblico.
Il “rumore” diventa allora una metafora efficace per descrivere l'intero progetto. È ciò che interrompe il silenzio degli spazi abbandonati, che introduce linguaggi nuovi, che crea attrito tra esperienze differenti e che, proprio attraverso questa frizione, può aprire nuove possibilità.
La vera scommessa del festival sarà però capire se questo rumore riuscirà a lasciare una traccia oltre i sei giorni della manifestazione. Se l'arte riuscirà non soltanto a occupare temporaneamente luoghi dimenticati, ma a restituirli realmente alla comunità, allora il rumore potrà trasformarsi in qualcosa di più di un semplice disturbo: potrà diventare un dispositivo di cambiamento, capace di modificare il modo in cui Benevento guarda ai propri spazi, alla contemporaneità e alle possibilità future della propria cultura.
MARIALBA NENNA

21/08/2026