Autonomia differenziata, Marcantonio (Pd Sannio): ''La Destra divide l'Italia. I diritti non hanno codice postale'' Politica

Scrive la segretaria provinciale del Partito Democratico Sannio, Filomena Marcantonio: “Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha affossato la legge “Calderoli”, la Destra-Centro ci riprova e baratta il Sud del Paese per tenere insieme la maggioranza di governo.

La Lega porta a casa la sua bandiera separatista e Fratelli d’Italia accetta un percorso di frammentazione di quella Nazione che a parole dice di difendere ogni giorno.

Altro che patriottismo: non si difende la Nazione dividendo i diritti degli italiani in base al territorio nel quale vivono.

Il punto è esattamente questo: che Italia vogliamo essere?

Un Paese nel quale la qualità della sanità, della scuola, dei trasporti e dei servizi dipenda dalla ricchezza del territorio in cui si nasce? Oppure una Repubblica che garantisce gli stessi diritti fondamentali da Nord a Sud, nelle grandi città come nei piccoli comuni delle aree interne?

Come ha denunciato con nettezza il nostro segretario regionale, Piero De Luca, siamo davanti al rischio di una vera e propria «secessione mascherata».

E dal Sannio questo rischio lo vediamo ancora più chiaramente.

Perché noi già partiamo da una condizione di doppio svantaggio in quanto meridionali delle aree interne. Lo viviamo nella sanità, nei collegamenti, nella mobilità, nei servizi, nelle scuole che perdono studenti, nei comuni che si spopolano. Lo viviamo nei nostri giovani, che troppo spesso sono costretti ad andare via non perché abbiano liberamente scelto di farlo, ma perché altrove trovano opportunità che qui non siamo riusciti a garantire.

E allora diciamolo con chiarezza: se i punti di partenza sono diversi, dare più autonomia senza prima colmare i divari significa rendere quei divari ancora più profondi.

Prima dell’autonomia vengono i diritti.

Prima di trasferire nuove funzioni bisogna garantire e finanziare realmente i Livelli essenziali delle Prestazioni e i Livelli essenziali dell’Assistenza (Lep e Lea) in tutto il territorio nazionale. Altrimenti l’autonomia differenziata è semplicemente l’autonomia di chi può permettersela. Non è questa l’Italia che vogliamo.

E soprattutto non possiamo accettare l’ipocrisia di una politica nazionale che è solita riempirsi la bocca di rilancio delle aree interne ma assume decisioni strutturali che ne provocano l’estinzione sociale e civile. Per questo la battaglia contro questa autonomia differenziata è anche la nostra battaglia per il Diritto a Restare.
Noi vogliamo un Mezzogiorno nel quale partire sia una scelta e non una condanna.

Vogliamo che una ragazza o un ragazzo del Sannio possa andare a studiare a Roma, Milano, Napoli, Bologna o in Europa, ma possa anche tornare e trovare qui lavoro, servizi, infrastrutture e opportunità. Perché quando un giovane va via e non può tornare non perdiamo soltanto un abitante. Perdiamo competenze, energie, futuro. E quando questo accade per anni, non si spopolano soltanto i comuni: si impoverisce un'intera comunità.

Ecco perché questa non è una battaglia del Sud contro il Nord.

Rifiutiamo questa rappresentazione.

La nostra è una battaglia per l’Italia.

Perché il Mezzogiorno non chiede assistenza e il Sannio non chiede privilegi. Chiediamo di poter competere ad armi pari. Nascere in un piccolo comune del Sannio non deve significare meno diritti e meno opportunità.
E poi c’è una questione politica che non può essere aggirata.

Dove sono i parlamentari meridionali della maggioranza e dove sono quelli Sanniti? Tutti a votare per la secessione dei Ricchi contro la nostra terra.
A loro chiediamo: vengono prima gli interessi delle comunità che li hanno eletti o gli equilibri politici della loro maggioranza?

Perché rappresentare il Mezzogiorno e il Sannio non significa ricordarsi del territorio durante una campagna elettorale, partecipare a un’inaugurazione o rivendicare un finanziamento.

Rappresentare un territorio significa difenderlo soprattutto quando si assumono decisioni che possono segnarne il futuro per decenni.

Su questo non possono esserci silenzi. Noi abbiamo scelto da che parte stare. Stiamo dalla parte di un’Italia unita non soltanto nei confini, ma nei diritti. Stiamo dalla parte di un’Italia unita non soltanto nei confini, ma nei diritti. Stiamo dalla parte di chi pensa che la solidarietà tra territori non sia un favore che il Nord concede al Sud, ma uno dei principi cardine su cui si regge il nostro Paese, come sancisce l’articolo 3 della Costituzione che assegna alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che impediscono la piena uguaglianza dei cittadini.

Questa dovrebbe essere la priorità: ridurre le distanze, non istituzionalizzarle.

Il Partito Democratico del Sannio sarà fino in fondo dentro questa battaglia, insieme al PD campano e al Partito Democratico nazionale. Lo faremo nei nostri comuni, nei circoli, nelle istituzioni e tra le persone, perché dobbiamo spiegare che dietro parole apparentemente tecniche e neutre come «autonomia differenziata» c’è una questione molto semplice: decidere se i diritti devono continuare a essere nazionali oppure diventare regionali.

Per noi la risposta non può che essere una.

I diritti non hanno un codice postale.

Difendere il Sannio, il Mezzogiorno e le aree interne significa oggi difendere l’unità sostanziale della Repubblica.

Perché se cresce il divario tra Nord e Sud non perde soltanto il Mezzogiorno.

Perde l’Italia!”.