Ambiente ed ecologia, Campolongo (WWF Benevento): ''Da soli non si va da nessuna parte'' Ambiente
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Attivista e ambientalista di lungo corso, Camillo Campolongo ha legato indissolubilmente il suo nome alla storia del WWF nel Sannio, diventando con il suo approccio sempre cordiale e professionale il punto di riferimento per istituzioni, cittadini e media sui temi dell'ecologia.
In un’epoca in cui la transizione ecologica e la protezione della biodiversità sono diventate urgenze non più rimandabili, il WWF Benevento rappresenta un avamposto cruciale per la difesa del nostro patrimonio naturale. Sotto la sua guida, l’associazione ha portato avanti storiche battaglie contro il degrado ambientale, promuovendo la cultura della sostenibilità, la tutela dei fiumi del nostro territorio e la valorizzazione delle aree protette, come la splendida Oasi WWF di Campolattaro.
Come comincia la tua passione per la natura?
La mia passione per gli animali e per la natura è qualcosa che coltivo fin da bambino. Un giorno trovai su un quaderno un tagliando informativo sul WWF. All’epoca non c’era internet, quindi ci si iscriveva per posta: spedii quel tagliando e pagai il mio primo bollettino postale di 3.000 lire. Iniziai così a ricevere i bollettini a casa e a informarmi sulle campagne di raccolta fondi.
Da quelle letture capii subito due cose fondamentali: anche se privata, un’associazione come il WWF deve avere un respiro internazionale, perché i problemi ecologici non si risolvono mai solo a livello locale; c’è un bisogno assoluto di fare rete e far crescere l’associazione, perché da soli non si va da nessuna parte.
E la nascita del nucleo WWF a Benevento?
In Italia si stavano sviluppando le prime sezioni locali e i gruppi di attivisti. Ci sono voluti anni per costruire un nucleo minimo di persone a Benevento, ma durante il periodo universitario ho conosciuto altri ragazzi e abbiamo iniziato a dar vita al gruppo. All’inizio ci siamo fatti conoscere per piccole attività, come le denunce contro le discariche abusive o la raccolta mensile della carta porta a porta (il Comune ci metteva a disposizione un camion per il trasporto). All’epoca del ciclo del riciclo della carta quasi non se ne parlava, era un tema pionieristico.
Facendo attivismo sono venute a galla altre problematiche cittadine come lo smog, il traffico e i trasporti pubblici carenti. Abbiamo diversificato i temi, ma la mia passione sono sempre rimasti gli animali e la natura. Durante l’università a Napoli, anche tramite la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), avevo conosciuto ornitologi e accademici. Grazie all’ornitologia ho potuto coltivare questa passione su basi scientifiche, e ancora oggi collaboro ogni anno ai censimenti e alle indagini sulle specie del territorio.
Quali sono le “battaglie” su cui il WWF Benevento ha puntato?
Nei primi anni ‘90 (nel 1991) fu emanata la legge quadro sulle aree protette e sui parchi nazionali, recepita poco dopo anche dalla Regione Campania. Come WWF Benevento ci occupammo subito del massiccio del Taburno-Camposauro. Una delle nostre prime iniziative di successo fu la pubblicazione di un quadernetto sul futuro parco, stampato grazie a un contributo della Provincia. Andammo a mappare i sentieri abbandonati (all’epoca il CAI non era presente a Benevento e non c’era un’idea chiara della sentieristica) e organizzammo un convegno per lanciare l’idea del Parco Regionale, che poi è stato ufficialmente istituito anni dopo.
In quegli anni si affermò anche il modello del WWF Italia promosso dal fondatore Fulco Pratesi: proteggere la natura acquistando o prendendo in affitto terreni dai privati per istituire delle riserve (le Oasi), garantendo vigilanza, controllo e ricerca scientifica. Nel nostro territorio questo ha portato alla nascita di due realtà importanti: l’Oasi di Montagna di Sopra a Pannarano e l’Oasi della Diga di Campolattaro.
L’Oasi di Pannarano: nacque per tutelare un bosco comunale di faggete che non veniva tagliato dagli anni ‘50. Quando il Comune manifestò l’intenzione di procedere al taglio per motivi economici, il WWF si oppose e propose la nascita dell’Oasi. Il progetto si concretizzò intorno al 1996-1997. In quota, presso la fonte “Acqua delle Vene”, c’era solo una baracca attrezzi; grazie a un finanziamento siamo riusciti a trasformarla nel rifugio che esiste ancora oggi.
L’Oasi di Campolattaro: la zona della diga si era riempita negli anni ‘90. Le masserie della zona erano state espropriate e demolite in vista dell’allagamento, lasciando l’area in uno stato di abbandono e progressivo inselvatichimento. La natura ha iniziato a riprendersi i suoi spazi: sono ricresciute le piante e sono comparsi uccelli mai visti prima in zona, come gli aironi e il misterioso gruccione (diventato poi il simbolo dell’Oasi). Un amico di Campolattaro ci propose di muoverci per tutelarla. Organizzammo un incontro pubblico nella parrocchia coinvolgendo la comunità che ci sostenne molto. Nel 1998 ottenemmo il divieto di caccia nell’area. Ricordo che prima del divieto censivamo appena 5-8 cormorani in inverno a causa del disturbo dei cacciatori; non appena la caccia fu chiusa, il numero esplose a oltre 80 esemplari. L’accordo di gestione ufficiale con la Provincia (allora presieduta da Carmine Nardone, persona illuminata che conosceva Fulco Pratesi) è stato poi firmato nel 2013.
Quali sono le difficoltà nella gestione delle Oasi WWF?
Le Oasi sono bellissime, ma vanno gestite, e farlo solo con il volontariato è difficilissimo. L’ideale sarebbe avere una o due persone part-time per la gestione ordinaria e della routine (taglio dell’erba, controllo della segnaletica e della fauna, accoglienza), lasciando ai volontari il supporto durante gli eventi speciali.
Gli enti pubblici proprietari delle aree dovrebbero mettere a disposizione dei budget minimi di manutenzione, come si fa per qualsiasi bene pubblico. A Campolattaro c’è una convenzione con la Provincia che è scaduta nel 2013 e che andrebbe assolutamente rinnovata. Non chiediamo cifre enormi, ma quanto basta per la manutenzione delle strutture. Lì c’è un centro visite realizzato dalla Provincia nel 2008 che sarebbe già andato in rovina se come WWF non lo avessimo costantemente riparato e riverniciato a nostre spese. L’Oasi è aperta nel fine settimana e su prenotazione per le scuole, ma l’obiettivo sarebbe avere una presenza fissa durante la settimana.
Le strade più plausibili per ottenere supporto sono la Provincia e la Regione Campania, anche perché l’area è stata riconosciuta a livello europeo come ZPS (Zona di Protezione Speciale) e ZSC (Zona Speciale di Conservazione). La Regione ha pubblicato i piani di gestione e abbiamo presentato una candidatura formale agli uffici regionali; siamo in attesa di una risposta dall'assessorato competente per capire come procedere.
A livello naturalistico, l’Oasi di Campolattaro vanta peculiarità straordinarie.
Una grande garzaia, ovvero una colonia di aironi e cormorani che nidificano insieme sugli alberi più alti e isolati al centro del lago.
La presenza della lontra, confermata purtroppo anche dal ritrovamento di un esemplare investito l’anno scorso sulla strada per Circello. I monitoraggi scientifici che affidiamo ai giovani naturalisti continuano a rivelare specie molto interessanti: scoiattolo nero, istrice, capriolo, la testuggine palustre nostrana oltre a 150 specie di uccelli
Il sentiero naturalistico: grazie a un finanziamento del PSR (Programma di Sviluppo Rurale) di circa 400.000 euro, ottenuto assumendoci noi come associazione tutti i rischi, abbiamo recuperato e riattato 1,5 km della vecchia pista di cantiere degli anni ‘80 che costeggia il lago. Ora è un percorso panoramico fruibile in autonomia, attrezzato con panchine e cartelli didattici.
E le tematiche ambientali del territorio sannite su cui oggi state lavorando?
Oltre alla gestione delle Oasi, il WWF Benevento si occupa di molte altre tematiche ambientali sul territorio. Una delle vicende più complesse riguarda l’energia eolica.
All’inizio avevamo accolto con favore l’installazione dei primi aerogeneratori nel beneventano, vedendoli come un segno di sviluppo delle energie rinnovabili. Successivamente, però, c’è stata una vera e propria speculazione da parte di grosse società che pensano solo al profitto senza curarsi del territorio. Noi siamo favorevoli alle rinnovabili, ma l’installazione va pianificata e condivisa con le comunità locali. Ci siamo opposti fermamente agli impianti realizzati sui crinali del Matese, tra Pontelandolfo e Morcone, Guardia Sanframondi. Oltre all’impatto paesaggistico (le luci rosse di sera sono “un pugno nell’occhio”), si registrano danni gravissimi agli ecosistemi: l’Arpac ha rilevato la distruzione di microhabitat, pozze d’acqua e vegetazione locale. A seguito dei ricorsi (promossi anche dall’associazione Italia Nostra e da attivisti storici), il governo ha dovuto rivedere i decreti e nominare comitati di gestione provvisoria.
Personalmente sono socio di una cooperativa energetica a livello nazionale che produce e distribuisce energia 100% rinnovabile. Gli impianti si possono fare, ma in zone dove non si distrugge la natura e, soprattutto, creando comunità energetiche in cui l’energia e i benefici economici siano condivisi con i residenti, e non lasciati in mano a speculatori che incassano i sussidi e abbandonano il territorio. Per esempio l’on. Roberto Costanzo, che anche socio WWF, insite molto su questa cosa: rendere partecipe la popolazione anche dei benefici dell’eolico
Un’altra battaglia cruciale che stiamo conducendo è quella contro il progetto di un impianto di pompaggio e accumulo idroelettrico (proposto da una grande società energetica) nella zona di Pontelandolfo e Morcone. In linea teorica l’accumulo energetico è positivo per bilanciare la rete, ma questo specifico progetto comporta un consumo di suolo devastante:
▪ prevede l’impermeabilizzazione di un’area di circa 45 ettari in superficie;
▪ richiede uno scavo sotterraneo enorme, con un tunnel di 7 chilometri e una caverna per la centrale grande quasi quanto il Duomo di Milano, mettendo a serio rischio l’idrogeologia della zona.
Si tratta di un progetto vecchio (risalente al 2009-2010) che utilizza una tecnologia superata rispetto alle alternative odierne. Nel frattempo il contesto è cambiato: è nato il Parco Nazionale, l’area è già satura di impianti eolici, la popolazione è diminuita e le precipitazioni sono cambiate. Inoltre, l’impianto vorrebbe sfruttare l’acqua del bacino di Campolattaro, che invece oggi ha altre priorità di utilizzo (idropotabile e irriguo).
Come è organizzata la sezione WWF sannita?
Le procedure per difendere il territorio non sono mai semplici: quando segnaliamo scarichi abusivi o abbandono di rifiuti ai Comuni, spesso non ricevevamo risposta e bisogna fare diffide o avviare percorsi legali complessi. In altre sezioni campane (Caserta, Napoli) il WWF ha nuclei di guardie ambientali molto attivi che effettuano sequestri e interventi in flagranza contro i bracconieri o chi scarica rifiuti. Da noi il fenomeno è leggermente più limitato, anche se qualche anno fa siamo intervenuti per denunciare un taglio boschivo abusivo o almeno parzialmente abusivo
Il nostro punto di forza è l’educazione ambientale nelle scuole. Coinvolgiamo i bambini e i ragazzi nei progetti, anche se purtroppo si avverte una mancanza di ricambio generazionale. Spesso ad associarsi sono le persone più mature, mentre i giovani fanno fatica ad avvicinarsi all’attivismo puro, forse perché cercano giustamente opportunità di realizzazione anche professionale che un'associazione di volontariato non sempre può dare. A questo si aggiunge il dramma dello spopolamento: molti giovani se ne vanno da Benevento e si respira un clima di rassegnazione.
A livello locale, il WWF Benevento è strutturato come un’associazione ETS indipendente e autonoma con un proprio consiglio direttivo, legata al WWF Italia da un contratto di concessione del marchio. Oltre alle Oasi e alla Giornata delle Oasi, partecipiamo alle grandi campagne nazionali e internazionali. La più importante è l’Earth Hour (L’Ora della Terra) che si tiene a fine marzo: un evento globale in cui si spengono simbolicamente le luci per un’ora. Quest’anno a Benevento lo abbiamo organizzato al Mulino Pacifico con gli amici della Solot dedicando la serata al tema della tutela dei fiumi (l’anno precedente ci eravamo concentrati sul verde urbano). Cerchiamo infine di collaborare con le altre realtà del territorio, come dimostra la nostra partecipazione alla recente Festa dell’ASIA e Comune di Benevento nel mese di giugno.
Recentemente avete collaborato con il Rotary Club per una iniziativa a Villa dei Papi?
L’iniziativa è nata inizialmente con l’individuazione di un’area di risulta abbandonata, situata tra la zona di Ponticelli e la scuola Giovanni Pascoli nei pressi del pattinodromo. In quest’area erano state originariamente collocate le api.
Successivamente, a causa dell’apertura di un cantiere e dell’avvio di lavori strutturali al pattinodromo a via Mustilli, si è reso necessario il trasloco degli alveari. Grazie all’iniziativa del socio WWF Paolo Palummo, le api sono state trasferite a Villa dei Papi. La nuova collocazione si sta rivelando persino migliore: è una zona decisamente più tranquilla e isolata dal traffico automobilistico. Il raggio d’azione delle api non è comunque un problema, dato che questi insetti riescono a muoversi e a bottinare fino a 3 chilometri di distanza.
Questo inverno, sempre su intuizione di Paolo Palummo, è nata l’idea di ampliare il progetto affiancando alle api l’allevamento delle farfalle, sfruttando appositi kit di riproduzione.
L'obiettivo è creare una sinergia ecologica: mentre le api si concentrano sulla raccolta del nettare, l’introduzione delle farfalle andrà a potenziare la presenza di insetti impollinatori nell’area. Il progetto prevede una prima fase di cura e attenzione per la crescita dei bruchi e, una volta completata la metamorfosi, la successiva liberazione delle farfalle nell’ambiente. Un processo dal grande valore affascinante e didattico. La liberazione di circa 88 coloratissime farfalle Macaone (Papilio machaon) è avvenuta recentemente a Villa dei Papi.
Il fine ultimo dell’iniziativa, nata dalla collaborazione tra Rotary e WWF, è quello di valorizzare l’ambiente urbano locale, andando a incrementare progressivamente la biodiversità e la varietà delle specie presenti sul territorio di Benevento.
MARIA GABREILLA FUCCIO

04/07/2026