Ente d'Ambito Benevento, il progetto che punta alla rivoluzione del sistema rifiuti nel Sannio Ambiente

Nelle ultime settimane nel Sannio si sta delineando una delle più importanti riorganizzazioni amministrative degli ultimi anni, relativa alla gestione dei rifiuti nella provincia di Benevento. Al centro del progetto c’è l’Ente d’Ambito Benevento (EdA), l’organismo pubblico che coordina la gestione integrata dei rifiuti dei comuni sanniti. L’ente è composto principalmente dai comuni della provincia: i sindaci partecipano all’assemblea che definisce gli indirizzi generali, mentre il Consiglio d’Ambito e le strutture tecniche si occupano della gestione operativa e amministrativa.

L’EdA ha dato il via libera a un maxi progetto da circa 350 milioni di euro finalizzato alla creazione di una gestione associata dei servizi di igiene urbana. Il piano nasce dall’applicazione del Codice dell’Ambiente e della legge regionale campana 14/2016, norme che spingono verso una gestione unitaria dei rifiuti su scala territoriale più ampia. L’obiettivo sarebbe quello di superare il sistema frammentato dei singoli appalti comunali per costruire un modello più coordinato, uniforme ed efficiente che riguardi l’intero ciclo dei servizi ambientali, andando dalla raccolta allo spazzamento, passando per il trasporto, la gestione dei centri di raccolta e l’organizzazione tariffaria. Ed è proprio sul tema della tariffazione che si concentra una delle questioni più importanti per noi cittadini, cioè la possibile introduzione della TARIP.

Attualmente, nella maggior parte dei comuni italiani, si paga la TARI, il cui importo viene calcolato principalmente in base alla superficie dell’abitazione e al numero dei componenti del nucleo familiare. Questo significa che il sistema non misura realmente quanti rifiuti produce ogni utenza. Per fare un esempio concreto, due famiglie composte da tre persone e residenti in abitazioni di dimensioni simili possono arrivare a pagare circa 280 euro annui anche se una differenzia correttamente e produce poco rifiuto indifferenziato, mentre l’altra conferisce quantità molto maggiori di secco. 

La TARIP, invece, è la cosiddetta tariffa rifiuti puntuale. In questo sistema il costo della bolletta dipende anche dalla quantità di rifiuto indifferenziato realmente prodotto: più si differenzia, meno si paga. Nei comuni che adottano questo modello, per calcolare la tariffa, vengono utilizzati dei mastelli dotati di microchip o sistemi elettronici in grado di registrare gli svuotamenti del contenitore dell’indifferenziato. 
Dal mese di marzo, anche nel comune di Benevento, nel rione Ferrovia, è stata avviata la sperimentazione della tariffa puntuale, segnando il primo passo del percorso avviato da ASIA Benevento verso l’estensione di questo sistema all’intero territorio comunale.

Un esempio concreto arriva dal comune di Torre d’Isola, in Lombardia. Qui la tariffa è composta da una quota fissa di circa 154 euro a cui si aggiunge una parte variabile legata agli svuotamenti del mastello. In uno degli esempi illustrati dal comune, tre svuotamenti aggiuntivi incidono per circa 15 euro complessivi, portando il totale finale a circa 169 euro annui. In questo modo chi produce meno rifiuto indifferenziato riesce a spendere meno rispetto a chi utilizza frequentemente il contenitore.

L’applicazione della logica della TARIP si basa dunque, sul principio “chi inquina paga” e potrebbe incentivare di gran lunga la raccolta differenziata, contribuendo così a ridurre progressivamente i costi dello smaltimento.  Dietro questo sistema, inoltre, opera anche il CONAI che coordina il recupero e il riciclo degli imballaggi in plastica, carta, vetro e altri materiali. Il suo funzionamento si basa sui contributi economici versati dalle aziende che producono imballaggi, risorse che vengono utilizzate per sostenere la raccolta differenziata e il riciclo nei comuni italiani.

Tuttavia non mancano critiche a questo tipo di modello. Il consigliere regionale Fernando Errico, nonché ex-sindaco di San Nicola Manfredi, ha sollevato non pochi dubbi sulla sostenibilità economica del progetto. Una delle principali obiezioni riguarda i costi. Secondo Errico, il piano rischierebbe di sottostimare alcune spese fondamentali del ciclo dei rifiuti, concentrandosi soprattutto su raccolta e spazzamento, senza considerare pienamente trasporto e smaltimento finale. Da qui deriverebbe il timore che il costo reale del sistema possa risultare molto più alto rispetto alle previsioni e quindi anche un possibile aumento della TARI. 

Il nuovo modello, secondo Errico, prevederebbe più personale, nuovi mezzi, sedi operative e una struttura organizzativa più complessa, costi che potrebbero ricadere inevitabilmente sui cittadini. Errico ha poi sottolineato il rischio di una progressiva perdita di autonomia dei comuni, con decisioni sempre più concentrate nelle mani dell’EdA e dei futuri concessionari privati. 

Pertanto, sebbene questo progetto si presenti come una delle sfide amministrative più importanti degli ultimi anni in quanto promette una riduzione dei costi e soprattutto una significativa maggiore efficienza di smaltimento, restano ancora dubbi e perplessità sul possibile impatto su cittadini e comuni.

ANDREA ALBANESE