Fiumi e orti: l'Archeoclub Apicium custode e promotore della memoria ambientale Ambiente

Le antiche popolazioni del Sannio hanno sempre legato gli agglomerati urbani ad elementi naturali prima ancora che architettonici. I Sanniti ci hanno insegnato che la vita scorre senza paura da un punto all’altro come un fiume, accorciando le distanze e offrendo ampie vedute. I Romani ci hanno dimostrato la necessità dei ponti e dei collegamenti per superare gli ostacoli; i Longobardi, che un fiume si guada anche senza ponti. Infine, con i Normanni abbiamo imparato che le acque fluviali servono alle attività industriali e agricole.

Apice è un paese che riunisce in sé i vari modi di vivere gli elementi naturali: dall’affetto per i fiumi Calore irpino, Ufita e Miscano, all’attenzione verso i ruderi del ponte Appiano, costruito al decimo miglio da Beneventum e al quinto da Aeclanum. Dalla resilienza nella rivolta dei Baroni normanni, in cui Apice fu semidistrutto nella lotta tra Guglielmo II e Rainulfo conte di Sant’Agata de Goti; ai terremoti nel 1962 e nel 1980, che decretarono la lenta agonia di Apice Vecchia a favore di una rinascita urbana a valle.

Tutto questo è passato, anzi è archeologia: l’Archeoclub Apicium, infatti, ha abbracciato la causa del rapporto tra gli abitanti e la Memoria dei simboli ambientali. 

Costituitasi da quasi tre anni, l’Archeoclub ha organizzato tante attività culturali, di promozione, di valorizzazione ma anche di tutela, non solo dei beni culturali ma anche dei beni ambientali. - conferma il presidente Alessio Errico - oggi conta circa 25 iscritti tra soci sostenitori e attivi.

L’Archeoclub di Apice gode del sostegno attento del coordinatore regionale di Archeoclub, Michele Martucci, e del supporto scientifico da parte dell’archeologo Michele Mesisca e dell’artista Antonio Frusciante. Ha riscosso approvazione da intellettuali legati ai miti rurali e naturali come il poeta Franco Arminio e l’artista Mimmo Paladino.

Qual è l’ evento principale su cui spendete il massimo impegno dell’Associazione?

Il nostro evento principale è ‘Il Borgo e il Fiume’, sul Calore irpino, che si svolge solitamente nel terzo weekend di luglio. Nel 2025 è giunto alla settima edizione, laddove l’Archeoclub organizza da circa tre anni, perchè in precedenza se ne occupava un’altra associazione. L’idea è partita da Michele Intorcia, attuale vicepresidente 

Che rapporto c’è tra la popolazione di Apice Nuova e il fiume, rispetto alla ‘vecchia’ Apice abbandonata? 

Apice Nuova è sorta a una maggiore distanza dal fiume rispetto al borgo di Apice Vecchia; ma comunque si conserva nella memoria degli apicesi il ricordo delle belle giornate passate sulle sue sponde. Il nostro obiettivo è rivalutare con gli eventi il borgo, ma anche cercare di riportare il fiume agli antichi splendori, quindi far sì che il fiume torni ad essere un luogo ludico, anche di incontro e balneazione come era nel passato. Da diversi anni purtroppo non lo è più, essendo meno limpido rispetto a prima

Le sponde del fiume sono ancora adatte a intrattenersi?

Sicuramente. Nel 2023 abbiamo deciso il recupero con questo evento incentrato sulla tutela dei fiumi e sul rispetto ambientale, anche per lanciare un messaggio alle nuove generazioni. Per quanto riguarda l’accessibilità, attualmente ci siamo allontanati dalla parte che in antichità era maggiormente frequentata per i lavaggio dei panni. Oggi non è  fruibile perché non ci sono più i tratturi d’accesso. L’evento si svolge nell’area del Ponte Appiano, dove un ottimo guado rende possibile entrare in acqua

Cosa mostrate al pubblico? 

L’evento, ripreso da un cortometraggio visibile su youtube, è una sorta di rievocazione in cui le lavandaie ‘tornano’ al fiume per lavare, intonando canti, facendo pettegolezzi, ma anche litigando per accaparrarsi la pietra migliore, che un tempo consentiva un lavaggio dei panni più agile. Le lavandaie che ‘danno spettacolo’ hanno riscosso molto successo, tant’è che il cortometraggio ‘La rievocazione delle Lavandaie’ realizzato nella sesta edizione, ha ricevuto anche un premio dalla Regione Campania. Confermando il filone delle lavandaie -continua Errico -abbiamo abbinato nell’edizione successiva altre tematiche, sempre connesse all’ambiente, ideando il ‘teatro fluviale’, che oltre a rappresentare l’attività e le tradizioni delle lavandaie si incrocia con la cultura delle Janare. 

Altra figura femminile mitica del Sannio, la Janara è il simbolo della ‘sapienza’ spiccatamente femminile delle sacerdotesse romane di Ianus, associata, tra il XVI e il XIX secolo, alle popolane esperte medichesse, calunniate come streghe, perseguitate dalla Chiesa e dai borghesi del tempo e recentemente riabilitate grazie soprattutto alle ricerche promosse da UNISannio. La temibile sapienza della Janara fa da contraltare all’innocua stoltezza della lavandaia nello spettacolo del ‘teatro fluviale’ di Apice. 

La sceneggiatura narra di una lavandaia molto esperta che subisce un processo, incolpata, a causa di una strana macchia, d’essere una Janara,- spiega Alessio Errico - Questo ci ha permesso di passare dallo strumento filmato come il cortometraggio, alla messa in scena teatrale in diretta, sulle sponde del fiume. Il teatro fluviale è una forma d’espressione che abbiamo introdotto noi nel patrimonio artistico teatrale, in quanto non esiste altra rappresentazione che si svolge proprio sul fiume, recitando in acqua, lavando i panni a mano.Gli attori sono in parte membri dell’Associazione, in parte attori preparati dalla regista Mariella de Libero, fondatrice della Compagnia Libero Teatro di Benevento. 

Come si dispone il pubblico per lo spettacolo? 

Questa parte di fiume è abbastanza agevole quindi gli spettatori possono raggiungere le acque con facilità. Sulle sponde c’è un’ampia spiaggia di ghiaia, in cui posizioniamo delle balle di paglia, sulle quali il pubblico tranquillamente seduto può ammirare e seguire tutta la rappresentazione teatrale. Avendo, negli anni passati, organizzato un talk show e un concerto all’interno del castello dell’Ettore, ci siamo decisi a spostare anche i due eventi presso il fiume, rendendo tutto fluviale e ‘aperto’

Che riscontri ci sono presso l’Amministrazione Comunale di Apice?

Avendo organizzato tante attività culturali importanti e anche uniche come le Giornate dell’Archeologia, l’evento ‘Chiesa Aperte’, il coro di voci bianche in occasione delle celebrazioni pasquali, ci aspettavamo che l’Amministrazione Comunale ci valorizzasse di più. La nostra disponibilità a collaborare c’è sempre, come per la Giornata Nazionale dei Castelli, dedicata al castello dell’Ettore. Abbiamo più volte chiesto il patrocinio comunale e invitato il sindaco che ha assistito all’evento ‘Il borgo e il fiume’. La nostra attività culturale prosegue con grande soddisfazione: il 5 ottobre abbiamo celebrato l’’Appia Day’ al Ponte Appiano e al Parco Archeologico di Eclanum, con il supporto di esperti divulgatori, il sostegno scientifico dell’archeologa Sandra Lo Pilato e una performance di antica musica romana con figuranti in costume, in gemellaggio con Mirabella Eclano. L’ evento ha destato molto interesse, nonostante il clima non fosse propizio. 

Idee per il futuro?

Sarebbe interessante rivalutare la Memoria degli orti apiceti, irrigati dall’acqua sorgiva e piovana incanalata e raccolta a mezzo di paratìe, che alimentava gli ingranaggi di un mulino nell’antichità e veniva sfruttata anche per le floride coltivazioni di ortaggi locali. Grazie a questo sistema di ingegneria idraulica gli orti apiceti erano molto rinomati. 
Idee che scorrono fluenti, ridando vita a un territorio che aspetta nuovi ponti mentali.

Rosanna Biscardi