Il Comitato ''Ponte Appiano'' dice no all'elettrodotto nel territorio del Cubante Ambiente

Ponte Appiano, noto anche come Ponte Rotto, risale alla tarda età Flavia (I secolo d.C.) e alla prima metà del II secolo d.C., quando era un’imponente struttura a sei arcate, che permetteva alla Via Appia di scavalcare il fiume Calore in località Cubante, territorio di Apice.

La riduzione del bacino del Calore ha fatto sì che i resti dei piloni del ponte siano oggi sulla terra e non sull’acqua, come doveva essere in antico almeno per 4 arcate. Il ponte, come tutto il percorso della Via Appia è dal 2024 patrimonio dell’umanità, annoverato nei beni UNESCO, dopo un lungo iter burocratico che prendeva spunto dalla tesi dottorale di Simone Quilici nel 2004: considerare l’intero percorso della antica Via Appia da Roma a Brindisi come un bene immateriale, veicolo di civiltà e scambi commerciali. 

Purtroppo sembra che neppure il patrocinio dell’UNESCO preservi il bene archeologico e tutto lo splendido paesaggio fluviale che lo circonda dalle mire di speculatori, che addirittura vogliono far passare il nuovo elettrodotto aereo 380 kV SE Montecorvino - SE Benevento III, che sarà realizzato dal Gruppo TERNA, proprio in prossimità del ponte romano, che sarebbe contornato così dai grandi tralicci di acciaio che reggono i cavi elettrici dell’alta tensione, deturpando il paesaggio. 

Tale minaccia ha fatto sorgere numerose proteste e la nascita di un Comitato cittadino “Ponterotto” di Calvi, che si sta battendo per evitare il disastro ambientale, denunciando le irregolarità commesse dall’Amministrazione comunale di Calvi. Infatti, rispetto al tracciato originale, stabilito dalla società appaltatrice, l’Amministrazione, guidata dal sindaco Armando Rocco, ha voluto apportare modifiche al percorso dell’elettrodotto, allungandolo di ben 3 km, portando i piloni in prossimità del Ponte Appiano e determinando costi aggiuntivi per 5 milioni di euro, giustificando tali modifiche con la difesa della salute dei cittadini. 

La ditta TERNA ha accolto queste modifiche suggerite dalla giunta comunale di Calvi. 

Secondo la denuncia del comitato cittadino, invece, manca la regolarità nel procedimento amministrativo che ha portato alla modifica, perché non è avvenuta la consultazione pubblica, come previsto per legge su una decisione che interessa tanti cittadini, con avviso all’albo pretorio e con discussione in consiglio comunale e in giunta, mentre la comunicazione della decisione di modifica sembra sia avvenuta tramite post del sindaco su Facebook, che non costituisce certo un atto ufficiale. 

Il comitato aveva anche proposto a TERNA di interrare i fili nel punto del percorso che passava accanto all’antico ponte, ma la ditta ha fatto sapere che ciò non è possibile.

Il pericolo di vedere enormi tralicci accanto al Ponte Appiano quindi è sempre più incombente. Durante la manifestazione Il borgo e il fiume, tenuta a luglio proprio nella suggestiva cornice del fiume Calore e di Ponte Appiano, il sindaco di Apice, Angelo Pepe, ha ribadito con forza il suo no all’elettrodotto. 

“Mi batterò con tutte le mie forze” ha detto, introducendo la manifestazione che metteva insieme antropologi, storici, archeologi, geologi, ingegneri idraulici, attori per parlare del valore storico, economico, sociale, ambientale di quel particolare connubio di arte e natura, formato dal fiume Calore e dal Ponte Appiano. 

Il Sannio non può permettersi altri sfregi al territorio. Non bastano le centinaia di pale eoliche che hanno cambiato per sempre le nostre colline, senza per altro apportare alcun beneficio alla popolazione, in termini di sgravi sulle bollette o approvvigionamento di energia? 

Il comitato “Ponte Appiano” invita l’Amministrazione di Calvi a ritornare sui suoi passi, scongiurando così un’altra ferita al nostro Sannio.

PAOLA CARUSO

Nella foto i ruderi del Ponte Appiano o Ponte Rotto