PARCO CELLARULO TRA RIFIUTI E STERPAGLIE. INTERVISTA A MAURIZIO BIANCHI DI BENEVENTO NASCOSTA Ambiente

Nella storia dell’arte esistono tanti esempi di incompiuto. Basti pensare all’adorazione dei Magi di Leonardo o ai Prigioni di Michelangelo. Quasi sempre opere mai completate non per volontà dell’autore. Poi, con l’arte contemporanea si è scelto di infondere una vera e propria volontarietà a questa incompiutezza, grazie ai grandi maestri moderni che hanno restituito all’incompiuto la sua dignità, rendendolo parte centrale del concetto dell’opera.

Robert Smithson, solo per fare un nome, con la sua Spiral Jetty ha dato vita a una creazione in pietra a forma di spirale che viene “completata” dall’erosione del vento. Il Parco Cellarulo si colloca esattamente nel mezzo tra le opere citate. Questo perché risulta complesso stabilire se la sua incompiutezza derivi dalle intenzioni di chi l’ha creato, dalle dimenticanze di chi non l’ha manutenuto o dall’erosione del tempo e delle piogge.

Molto difficile da stabilire con certezza, l’unica cosa certa è che si trova ancora lì, colorato dall’erba sempre più alta e tenuto in vita, seppur in uno stato comatoso, dal degrado. Realizzato quasi due decenni fa dall’amministrazione Pepe per un costo di circa 3,5 milioni di euro, il Parco era destinato ai turisti, agli archeologi, agli sportivi, ma soprattutto ai cittadini.

Gli eventi che sono venuti dopo l’inaugurazione nel 2010, tra cui la chiusura due e anni e mezzo dopo e l’alluvione del 2015 sono noti a tutti. A pochi mesi dall’inizio del 2026 sembra, però, che più di una novità stia riguardando l’area e che l’interesse per la riqualificazione del parco sia crescente. Innanzitutto, è nato un comitato, chiamato “Salviamo il Parco Cellarulo”, fondato da Sannio Report. Poi anche la politica è intervenuta, con il sindaco Clemente Mastella che ha dichiarato che la sua amministrazione ha pronto un progetto di massima per recuperare l’area, specificando che prima di chiedere i finanziamenti, sia, però, necessario rafforzare gli argini. Proprio con riferimento a quest’ultima necessità, in base ad alcune segnalazioni di cittadini che ancora si spingono oltre i cancelli del Parco abbandonato, poco più di un mese fa, intorno al 3 febbraio, alcuni camion sono entrati nell’area depositando ramaglie e residui di potatura (come è possibile vedere nelle foto in basso), che potrebbero servire proprio a consolidare gli argini del fiume o a creare barriere naturali contro l’erosione del suolo.

Ovviamente si tratta solo di ipotesi, visto che intorno a questi interventi non c’è ancora niente di ufficiale. In ogni caso, a quanto pare, molte stelle nel cielo sopra Cellarulo stanno iniziando finalmente a congiungersi, e sono tanti i segnali che fanno ben sperare. Il neonato comitato, aperto a tutti e senza coalizioni politiche, come dichiara il fondatore Felice Presta, è stato anche appoggiato da una vecchia conoscenza di Realtà Sannita, Maurizio Bianchi di Benevento Nascosta, che intervistammo poco più di due anni fa proprio sullo stesso argomento. In quell’occasione ci parlò di una petizione che stava per partire proprio per salvare il parco, oggi lo abbiamo sentito nuovamente in merito alle novità che stanno interessando l’area.

Sono passati più di 2 anni dall’ultima intervista: in quell’occasione parlammo sempre del Parco Cellarulo. Cosa è cambiato da allora?

Non è cambiato granché, semmai la situazione è peggiorata. Il Parco Cellarulo avrebbe avuto bisogno, prima di tutto, di un intervento di consolidamento e di messa in sicurezza. L’esondazione del fiume ha spazzato via panchine, aiuole e strutture, e la mancanza di manutenzione negli anni ha reso i danni dell’alluvione ancora più gravi. Già oltre duemila anni fa era noto che la zona fosse soggetta a rischi alluvionali. Ora noi siamo nel 2026 e, circa 3.000 anni dopo i fatti accaduti nell’antichità, avremmo dovuto imparare che quella è una zona fragile e soggetta a esondazioni e che, quindi, avremmo dovuto attrezzarci per evitare che succedesse di nuovo. Invece abbiamo costruito aiuole, panchine, illuminazione e una pista ciclabile senza preoccuparci davvero di cosa sarebbe accaduto se il fiume fosse esondato. Con il tempo sono cresciute sterpaglie, rovi e alberi e, quando è arrivata l’acqua, ha dato semplicemente il colpo finale a una situazione che era già in degrado. Oggi, se si va lì, il parco archeologico praticamente non si vede più: gli scavi sono coperti dalla vegetazione e non sono più fruibili. Anche le parti del parco con le panchine e il percorso ciclabile sono devastate.

Mastella ha recentemente dichiarato che sono intenzionati a cominciare dei lavori per ricostruire gli argini. Secondo lei si tratta di una novità dovuta anche alla nascita del nuovo comitato “Salviamo il parco Cellarulo” di Sannio Report, che la sua associazione Benevento Nascosta ha appoggiato?

No, non credo. Noi abbiamo principalmente cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica; non siamo mai andati dalle istituzioni a dire cosa bisognasse fare. Dispiace che i soldi del PNRR, che pure sono stati sfruttati e messi in conto per realizzare opere all’interno della città, non siano stati utilizzati per valorizzarne la storia, ad esempio riqualificando il Parco Cellarulo. C’erano degli interventi che meritavano una maggiore attenzione e, se non altro, meritavano di essere presi in considerazione. Non sono un urbanista, però la priorità, a mio avviso, era quella di valorizzare il patrimonio storico che ancora giace sottoterra, come anche i Sabariani, gli unici affreschi longobardi in Italia, che chissà se esistono ancora.

Non voglio porla su un piano di scontro politico: io non sono né pro né contro Mastella o contro quelli che c’erano prima. Semplicemente ci limitiamo a indicare all’amministrazione corrente quali sono, dal nostro punto di vista, le priorità per l’interesse collettivo, ed è un commento nell’interesse collettivo, non politico. Una cosa che bisogna evitare è proprio trasformare questi temi in terreno di scontro politico, perché questo non fa bene né alla città né alla popolazione e fa sembrare quasi di vivere in una perenne e indefinita campagna elettorale.

Penso solo che, nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il termine “resilienza” consista nel fatto che le difficoltà servono a rafforzare e, con riferimento al Parco Cellarulo, con gli investimenti del PNRR questa parola poteva tradursi nel costruire argini in grado di rafforzare il parco contro nuove esondazioni.

Da poco è nato il comitato “Salviamo il parco Cellarulo” di Sannio Report, appoggiato dalla sua Benevento Nascosta. Quali sono le iniziative? Come vi state muovendo?

L’iniziativa in questione va ricondotta a Sannio Report e a Felice Presta, che ne è l’autore: non voglio arrogarmi meriti che non mi competono. Sicuramente portare all’attenzione dell’opinione pubblica la situazione del parco, ormai quasi dimenticato, è certamente meritorio. Per quanto riguarda la progettualità che c’è dietro, io ho intuito che loro vorrebbero chiedere all’amministrazione pubblica di presentare un progetto per avere fondi; però adesso la vedo difficile, perché l’unico modo per fare questo è quello di ricorrere ai progetti del PNRR e oggi, purtroppo, siamo in grave ritardo: a giugno non ci sarà più la possibilità di averli.

Il crowdfunding e la petizione di cui aveva parlato nella scorsa intervista si sono arenati?

Non abbiamo fatto più il crowdfunding perché volevamo dotarci di una struttura diversa: volevamo, innanzitutto, trasformare Benevento Nascosta in una APS, un’associazione con una dignità legale, per non lasciarla vivere semplicemente come un’iniziativa social. Per fare questo ci siamo dotati di documenti che ci permetteranno presto di poter accedere a questo tipo di interventi e di convogliare e gestire la raccolta fondi. Attraverso un’APS tutto questo diventa molto più facile e sto cercando di convincere anche gli altri che sono con me a uscire dalla semplice comunicazione social, dando vita a un’associazione vera.

Quindi diciamo che la petizione è solo rimandata al prossimo futuro, sperando ovviamente che non serva più?

Sì, magari la petizione è solo rimandata, ma io spero che nel frattempo le cose cambino. Se ciò non accadrà, saranno i fatti a far sì che la situazione si sblocchi. Sto iniziando a notare, nell’opinione pubblica, che le persone cominciano a essere stanche che tutto sia spostato sul piano del confronto politico; mi sto accorgendo che iniziano a preoccuparsi sempre più dei contenuti, dei fatti e delle azioni, piuttosto che dei progetti. Questo significa che, a un certo punto, sempre più persone cominceranno a chiedersi: “Ma per quale motivo questi soldi non sono stati spesi?”.

RAFFAELE DE BELLIS

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