Siamo la prima provincia energetica ma con scarsi ricavi e notevoli costi Ambiente
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Non è la prima volta che cerco di attirare attenzione sul rapporto tra il nostro territorio provinciale e la produzione di risorse energetiche rinnovabili. Chissà se finalmente, dopo oltre venti anni di articoli su questo tema, riuscirò a suscitare non solo l’interesse dei lettori, ma anche un minimo di attenzione da parte di chi governa le istituzioni locali e della classe politica regionale appena rieletta.
Il Sannio è una primaria provincia energetica, se non proprio la prima in Italia, almeno per quanto concerne l’elettricità raccolta con le pale eoliche conficcate nei territori di più di cinquanta nostri Comuni, oltre ai numerosi impianti fotovoltaici distesi su terreni agricoli.
Finora la pubblica opinione è stata attratta quasi esclusivamente dal problema dei danni geoambientali provocati dalle pale eoliche e dai pannelli solari, ma ben poco si è discusso dei ricavi derivanti da quelle fonti energetiche, rappresentate dal vento e dal sole, oltre che dall’acqua, di cui deteniamo, con l’invaso di Morcone-Campolattaro, la più grande raccolta di tutta la Campania.
Produrre risorse energetiche è indubbiamente indispensabile, tuttavia non vanno sottovalutati i conseguenti costi geo-ambientali, ed innanzitutto non vanno trascurati i diritti spettanti alle comunità dei territori in cui tali risorse vengono estratte.
Il vento e il sole sono ormai le principali fonti di energia elettrica del nostro Paese: coprono quasi il 50% di tutta l’energia, sia fossile che rinnovabile, utilizzata.
Ma chi ha mai fatto un’indagine sui luoghi occupati dagli impianti di energie rinnovabili nelle varie parti del Sannio...Quante pale risultano istallate e quale è la totale superficie agraria occupata da pannelli solari; e che quantità di elettricità viene prodotta nei diversi Comuni, tenendo conto anche degli incrementi provocati negli ultimi tempi dall’introduzione delle pale eoliche di seconda generazione che hanno una capacità produttiva tre volte superiore a quella delle pale di prima generazione.
Ma soprattutto andrebbe calcolato quello che è oggi il guadagno ricavato da ogni singolo Comune e con quale forma di compensazione: cioè esiste una qualche tariffa stabilita da una legge regionale, o altra formula, oppure il tutto è affidato soltanto all’intelligenza contrattualistica dei sindaci?
Eppure potrebbe bastare il 10% dell’energia ivi prodotta per dotare i singoli Comuni di una capacità economica di grande rilievo, senza tener conto di quell’energia che non viene raccolta dalle pale quando queste restano ferme perché non si riesce a trasferire tutta l’energia prodotta verso le Centrali a valle.
Si potrebbe dotare i comuni appenninici di una propria autonoma disponibilità di elettricità, con il sistema delle cosiddette Comunità energetiche, con la conseguenza, fra l’altro, anche di evitare l’uso del gas nelle abitazioni civili.
Forse non è esagerato che oggi la principale produzione economica lungo la dorsale appenninica, ossia nel Sannio, è costituita dall’energia elettrica rinnovabile che, oltre ad essere disinquinata, è anche disinquinante; ma soprattutto determina la riduzione dell’importazione di risorse energetiche fossili -gas, petrolio e carbone- che tra l’altro sono diventate la principale causa di conflitti bellici intercontinentali. Lo si rileva anche dalle nuove strategie colonialiste di Trump in America latina, in Medioriente e in Groenlandia.
Vi è chi parla di”ricatto energetico”: risorse energetiche come strumento di azione politica.
Potrebbe bastare questa riflessione per renderci conto che, mai come in questo momento, le aree interne, che producono la maggior parte delle energie rinnovabili, elettriche ed idrauliche, svolgono un ruolo strategico economico e politico, assolutamente importante, e pertanto andrebbero trattate con grande rispetto e adeguata compensazione. Altro che territori fragili e depressi da assistere come parenti poveri.
Anche per questo dobbiamo convincerci che il Sannio è una primaria provincia energetica, assolutamente importante in un particolare momento storico come l’attuale: e pertanto non può soltanto subire i relativi costi geoambientali, ma deve anche, ed innanzitutto, ricavare i dovuti compensi geoeconomici.
Questa tematica sembra che stia interessando alcuni ambienti della nostra Unisannio, e non solo sotto l’aspetto accademico-scientifico. Vi sono docenti disposti ad avviare i necessari studi con il coinvolgimento di alcuni studenti, e non solo per fare ricerche ma anche per indicare soluzioni.
Il Sannio, quindi, con questa singolare capacità produttiva, non può essere visto come una di quelle colonie del Medioriente di un secolo fa, quando venivano sfruttate dalle Industrie petrolifere multinazionali, le cosiddette Sette Sorelle. Accadeva nel secolo scorso, ma non più oggi: Arabia Saudita docet. E ciò sopratutto per merito di Enrico Mattei.
ROBERTO COSTANZO

25/01/2026