L’Intelligenza Artificiale è benvenuta, ma nessuno deve sentirsi escluso dalle nuove tecnologie Chiesa Cattolica

Intervista a Mons. Mario Iadanza dopo l’incontro di studio promosso dalla Fondazione Benedetto Bonazzi e Arcidiocesi di Benevento sulle tematiche legate all’utilizzo e alla diffusione dell’Intelligenza Artificiale. Ci sono decisioni che non possono essere lasciate alle macchine, come la gestione del lavoro, della scuola o decisioni di altro tipo, come quelle tecnico-militari. Il termine ′intelligenza′ - al singolare o al plurale - è del tutto improprio: non è un'intelligenza creativa, ma generativa. È altra cosa, sono calcoli. Tant'è che Papa Leone nell’enciclica Magnifica humanitas scrive ″cosiddetta intelligenza artificiale″; noi la chiamiamo comunemente IA, ma non è un'intelligenza come la nostra, creativa. È un'intelligenza computazionale, dove ci sono gli algoritmi, dove ci sono i calcoli. Questo va detto. 

Spetta quindi sempre all’uomo la decisione finale.

Non possiamo affidare l'organizzazione del lavoro, per esempio, agli algoritmi; né possiamo affidare agli algoritmi la gestione di un ospedale o di una scuola.

La figura umana al centro, con i suoi principi etici.

La centralità della persona umana deve emergere, deve essere fondamentale; altrimenti davvero cadiamo sotto una dittatura di natura tecnologica.

Ci sono applicazioni, tipo in medicina o nella ricerca, che sono già oggi di grandissimo aiuto alla scienza e al progresso.

Tutto ciò che è di aiuto all’uomo va condiviso; ciò che è sostitutivo, no.

Nell’era digitale, c’è un ritorno alle materie umanistiche, che pongono al centro appunto la persona coi suoi sentimenti, emozioni, misericordia, amicizie, del tutto estranei alle macchine...

L’Intelligenza Artificiale tenta di imitare tutto ciò. Ed è questa l'altra preoccupazione: il fatto che i nostri ragazzi creano rapporti, ma non relazioni. Vediamo che intessono rapporti con la macchina, che, sostanzialmente, ′imita′ anche sentimenti umani; molti ragazzi confidano le loro cose all'intelligenza artificiale, immaginando così di costruire relazioni. Ma non costruiscono relazioni, costruiscono rapporti: perché la relazione implica che dall'altra parte ci sia una persona, come me, come te.

In un'epoca dominata dai social, che condizionano ed orientano i giovani, quali sono le figure che dovrebbero sovrintendere?

Soprattutto le famiglie e i genitori. Sì, si parla anche di legislazione, di normative, si parla anche di proibizioni; sono convinto, però, che non ci sarebbe bisogno della legislazione se ci fossero uomini buoni: proprio perché ci sono queste derive, queste preoccupazioni, c'è bisogno anche di un quadro di regolamentazione, con la consapevolezza, tuttavia, che le regolamentazioni non risolvono mai i problemi.

Viviamo un nuovo mondo, dove ai tanti pericoli si sommano anche opportunità che si aprono. In che modo l'uomo, ponendosi al centro, deve creare questo equilibrio tra il sapersi difendere e saper evolvere?

Serve consapevolezza che si tratta sempre di uno strumento e che, come tutti gli strumenti, va utilizzato ma non deve sopraffare. Se diventa opprimente ″il paradigma tecnologico″ - come lo chiama anche il Papa nell'enciclica - allora davvero il panorama può essere preoccupante, può essere difficile. 

Quindi qual è l'atteggiamento da assumere?

Da una parte la considerazione che queste tecnologie sono ′benvenute′; dall’altra, per l'uso che se ne fa, la preoccupazione è che queste tecnologie possano diventare non uno strumento di liberazione, ma uno strumento di schiavitù: possiamo trovarci dinanzi a nuove forme di schiavitù, specie se questi strumenti vengono poi concentrati in poche mani, come di fatto avviene, e senza nessun controllo. 

Orientando i gusti, orientando i desideri, si orientano poi le scelte commerciali, sociali, economiche.

Tutto, anche le scelte politiche. 

La politica dovrebbe approfondire questi fenomeni, considerato che la tendenza di concentrare la ricchezza in poche mani, crea divari, povertà, diseguaglianze. 

Credo che l’Enciclica del Papa Magnifica humanitas sia stata una delle poche voci, a livello mondiale, che ha ragionato sull'Intelligenza artificiale e, quindi, sulle prospettive - positive, ma anche problematiche - che ne possono derivare. Non per nulla l'attuale Pontefice si è chiamato Leone, con richiamo a Leone XIII: Leone XIII, con la Rerum Novarum - promulgata il 15 maggio 1891- inaugurò un Magistero Sociale della Chiesa. Papa Leone XIV, in un tempo di grandi cambiamenti, fa presente che la nuova ′questione sociale′ oggi è legata appunto a questi fenomeni della cosiddetta intelligenza artificiale.

GIUSEPPE CHIUSOLO


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