Fin dove si spingerà l'Intelligenza Artificiale Cronaca
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Ancora una volta torniamo a parlare dell’intelligenza artificiale. In questa lunga estate caldissima, dopo il clima impazzito l’IA è stato l’argomento di conversazione preferito. In particolare, due episodi apparentemente insignificanti gettano un’ombra sinistra sul funzionamento di questa tecnologia che è ormai parte integrante delle nostre vite.
Lo scorso luglio un’IA ha hackerato un sito, per la precisione la piattaforma americana Hugging Face, che sviluppa sistemi di programmazione utilizzati giustappunto per i software di IA. Prima che iniziate a sudare freddo, immaginandovi scenari postapocalittici di macchine che schiavizzano o sterminano gli esseri umani, mi preme precisare che non si è trattato di un gesto spontaneo dell’IA. Il tutto è avvenuto durante un’esercitazione per testare le difese informatiche della piattaforma.
I programmatori hanno usato l’IA per mettere alla prova le protezioni anti hackeraggio, ma l’IA è andata oltre gli ordini impartiti e, per dimostrare la vulnerabilità del sistema sotto esame, ha compiuto un hackeraggio senza che ciò le fosse stato ordinato. Non un ammutinamento, possiamo dire, ma solo un programma che compie il proprio dovere in maniera troppo solerte. Rimane il fatto che ora sappiamo che l’IA è in grado di violare i sistemi informatici.
Il secondo episodio ai confini della realtà (per citare il titolo di un vecchio telefilm) è avvenuto in Russia ai primi di settembre. In un negozio di prodotti elettronici, un cliente ha spintonato bruscamente un robot umanoide per poter passare ed il robot in tutta risposta l’ha preso a calci. Anche in questo caso, esiste una spiegazione: l’intelligenza artificiale installata nel robot non ha fatto indigestione di film di Bruce Lee; semplicemente, è programmata per difendere l’integrità della macchina da attacchi fisici esterni ed ha interpretato lo spintone del cliente come un’aggressione.
Un patito di fantascienza potrebbe obiettare che, in questo caso, l’androide commesso ha infranto la terza legge della robotica di Asimov, che impone di salvaguardare la propria incolumità, ma senza arrecare danno agli esseri umani. Il colpevole tuttavia non è l’automa in sé, ma chi l’ha programmato.
Sono solo due esempi, ma per davvero intelligenza artificiale e robotica stanno compiendo passi da gigante giorno dopo giorno. A Pechino si sono appena svolti i campionati mondiali d’atletica per robot. Qui le macchine hanno infranto impietosamente numerosi record detenuti dagli esseri umani, tra cui quello sui 100 metri appartenente all’atleta giamaicano Usain Bolt. Ciò vuol dire che, in caso scoppi una guerra tra umani e macchine, non possiamo nemmeno sperare di cavarcela fuggendo a gambe levate.
Per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento, v’informo che, solo dall’inizio di questo 2026, sono stati pubblicati oltre 350 libri inediti che trattano l’intelligenza artificiale, le sue implicazioni e le sue applicazioni, che oramai spaziano in sempre più campi. L’IA può scrivere romanzi e pubblicazioni accademiche, comporre e cantare canzoni, recitare in film e persino imbastire truffe ai danni di poveri malcapitati (in quest’ultimo caso, però, a trarne vantaggio sono portatori d’intelligenza umana, sia pure criminale).
Non so come si evolverà un domani l’intelligenza artificiale, se riusciremo a porre un freno al suo sviluppo selvaggio o se invece finiremo per essere dominati dalla nostra stessa creazione. Sia come sia, voglio essere prudente: ho preso l’abitudine, quando mi rivolgo a Gemini o ad un altro assistente IA, di dirgli sempre “per favore”. Nella speranza che, in un futuro governato dalle macchine, si ricordino almeno di chi è stato garbato con loro.
CARLO DELASSO

12/09/2026