Il nodo degli Ospedali di Comunità Cronaca

Nei giorni scorsi l’Associazione Salute e Territorio, in qualità di Associazione facente parte della Consulta Socio-Sanitaria della Asl di Benevento, ha fatto pervenire agli organi di stampa un intervento molto critico sulla mancata capacità operativa attuale degli Ospedali di Comunità previsti dal DM 77 del 23 maggio 2022, che aveva l’obiettivo di ridisegnare l’assistenza territoriale del Servizio Sanitario Nazionale, definendo nuovi modelli standard per la sanità di prossimità. 

Questo DM, in breve, ha come perno principale la creazione di Ospedali di Comunità e di Centrali Operative Territoriali, le COT, per favorire una continuità assistenziale tra gli Ospedali di ricovero e cura, il territorio, il domicilio del paziente ed eventuali strutture intermedie.

L’Associazione Salute e Territorio in particolare ha puntato l’indice sulla operatività dell’Ospedale di Comunità di Cerreto Sannita, che, ad un mese dalla sua apertura, non avrebbe, al momento, nessun paziente ricoverato. Su questo argomento, ed ipotizzando una serie di interrogativi, l’Associazione ha chiesto un incontro con i vertici dirigenziali della Asl per conoscere quanto ad oggi sia stato fatto, quali siano i dati operativi al momento, quali i numeri, al fine di decidere eventuali altre azioni da intraprendere.

Quali sono nello specifico le domande che si pone la Associazione, e per le quali chiede risposte dai vertici aziendali? 

Sono domande certamente legittime e che hanno un fondamento logico e facilmente comprensibile. Si parte dal presupposto che è notorio come la A.O. San Pio lamenti da molti anni difficoltà a gestire i posti letto in dotazione alle varie Unità operative, a causa del continuo sovraffollamento sia degli accessi nel Pronto Soccorso che nei reparti di elezione, e ci si chiede il perchè gli ospedali di Comunità, ed in particolar modo quello di Cerreto Sannita, ad oggi non riescano ad accogliere pazienti dimessi dalla A.O. San Pio, ma ancora bisognosi di assistenza e di monitoraggio clinico in ricovero protetto, prima di ritornare al proprio domicilio. 

Ci si interroga sul perchè non si sia ancora data piena attuazione a quanto previsto dal DM 77, con piena funzionalità degli Ospedali di Comunità e dei Centri Operativi Territoriali in modo da ridurre ricoveri ospedalieri impropri, favorire le dimissioni protette e liberare posti letto utilizzabili. Le domande che la Associazione pone sono per la verità molte di più e interessano anche le figure organizzative e sanitarie che dovrebbero permettere la partenza a pieno regime di questo progetto di integrazione Ospedale-Territorio.

Nel nostro ruolo di osservatori della politica sanitaria di questa provincia non intendiamo anticipare risposte che spettano esclusivamente ai vertici aziendali della ASL e della A.O. San PIO, ma alcuni aspetti del problema, sulla base di nostre conoscenze, ci sembrano facilmente individuabili, e crediamo che la stessa associazione, che rispondendo al proprio ruolo istituzionale sta sollevando il problema, ne sia a conoscenza.

Un primo problema da affrontare è evidentemente conoscere il numero degli operatori sanitari, medici e paramedici, che hanno accettato di collaborare con l’Ospedale di Comunità. Quanti sono i medici di base che hanno aderito al progetto, sapendo che questa provincia soffre già di una carenza di medici sul territorio? 

Per quanto riguarda l’Ospedale di Cerreto, sulla base di nostre informazioni, le adesioni ad oggi sono state pochissime, non raggiungendo le dita di una mano. 

E’ evidente che non basta aprire un Ospedale di Comunità per rispettare i tempi previsti dal DM 77, ma bisogno fornirlo di personale medico e paramedico in numero adeguato per poter garantire ai pazienti già dimessi dal San Pio, una assistenza sanitaria adeguata e continuativa 24 ore su 24. 

E’ inoltre fondamentale chiarire che tipologia di pazienti può afferire presso l’Ospedale di Comunità, siano essi pazienti chirurgici o affetti da patologie mediche o geriatriche o anche oncologiche. Un Ospedale di comunità che ospita una miscellanea di pazienti con diverse patologie, per la diversità del tipo di assistenza da proporre, potrebbe non garantire qualità e congruità delle cure e risultare non appetibile nel tempo ai pazienti ed alle loro famiglie, con il rischio di un rifiuto ad un eventuale trasferimento. 

E’ bene non commettere errori che già hanno segnato il destino di altri nosocomi in questa provincia. Per questo motivo è fondamentale conoscere quali siano le specializzazioni dei medici che si occuperanno della gestione dei pazienti in un Ospedale di Comunità, affinchè il paziente trasferito in ricovero protetto dopo un ricovero acuto, abbia la garanzia di una assistenza basata su conoscenze scientifiche qualificate e continuate nel tempo. 

Per questi e molti altri motivi, prima di far partire a pieno regime un Ospedale di Comunità che possa garantire una adeguata assistenza post ospedaliera, bisognerà dotarsi di protocolli operativi e di linee guida molto chiare, a garanzia dei pazienti e dei medici che assistono, per identificare quali siano i pazienti idonei al trasferimento ed evitare che nel tempo un Ospedale di Comunità, pensato quale interfaccia tra Ospedale di ricovero e cura e il territorio, si trasformi in un ricovero per pazienti cronici, con degenze esageratamente lunghe che bloccherebbero il turnover dei pazienti stessi, cosa questa che certamente non risponderebbe ai principi ed agli scopi previsti dal DM 77.

Molte altre ancora sarebbero le risposte da dare per superare le difficoltà organizzative, ma crediamo sia giusto aspettare gli eventi dei prossimi mesi e le decisioni che prenderanno le Direzioni di ASL e A.O. San Pio.

ENZO TRIPODI