A Paduli la gente è stanca del 'tutti contro tutti' Enti

Paduli dimenticata, da dimenticare. Abbandonata. Sarà la malinconia degli anni maturi, ma quando sfoglio la nostra realtà galleggio in un universo che è complicato raccontare, più confuso ancora della volta precedente. E sì, poiché la storia si è ripetuta e Paduli s’è ritrovata per la seconda volta consecutiva priva di una amministrazione civica. La gestione ordinaria è affidata da mesi al commissario prefettizio in attesa di nuove elezioni comunali.

In certi momenti di pessimismo penso a questo paese come a un immenso stagno che nasconde la verità nel suo melmoso fondale. Tutti sono contro tutti. E non è neanche il solo stato di incuria in cui versa Paduli dove il collegamento alla strada statale 90 bis somiglia più a una fetta di Emmental che a un normale manto stradale, tali e tante sono le voragini che si aprono alla sua superficie; dove l’illuminazione pubblica in pieno centro è deficitaria per lampade fulminate che non vengono sostituite, e pazienza se qualche povera anziana non sa dove posare i piedi per non piombare a terra rovinosamente; la cosa che più sconcerta è che a pochi mesi, siamo oramai in febbraio, dalle elezioni per eleggere un nuovo sindaco e un nuovo Consiglio comunale assistiamo alla più totale indifferenza dei cittadini verso quella classe politica causa dello stato di cose a cui è assoggettata Paduli.

Le associazioni, i cittadini aventi a cuore le sorti del proprio luogo di appartenenza, ove mai esistessero, dovrebbero essere partecipi attraverso manifestazioni, convegni, allo scopo di individuare nella società civile i prossimi rappresentanti comunali caratterizzati da correttezza morale, abnegazione, ma soprattutto competenza e amore per il bene collettivo e non per il proprio o dei sodali a essi facenti capo.

Occorre azzerare tutti i collusi col passato orientandosi a volti nuovi. Scegliere uomini o donne che rispettino gli impegni presi col proprio elettorato, non scaricando su altri la colpa dei propri errori. Non vanno scelti coloro i quali il giorno dopo si dimenticano dei loro elettori, mettendosi d’accordo sottobanco con gli avversari del giorno prima.

Considerazioni queste che nascono dalla sconfitta storica della democrazia padulese e che si spera qualcuno le faccia proprie volendo indicare una risposta a quelle poche persone che hanno assistito al trionfo di ciò che avevano sempre avversato e che sono rimaste sole nel denunciarlo.

Come è stato possibile che l’amministrazione in carica implodesse dopo poco tempo per ben due volte e che si dilapidasse gran parte del patrimonio di consensi guadagnato? Come è stato possibile che da un giorno all’altro si gettasse la spugna senza fornire, al di là di quelle di rito gettate in pasto al pubblico, una vera spiegazione dell’accaduto? Perché si è lasciato che il paese finisse ancora una volta nelle mani di un commissario prefettizio?

Ci piacerebbe che qualcuno, Feleppa, che a suo tempo aveva acconsentito a rilasciarci un’intervista poi mai più realizzata, o altri degli attori protagonisti ci spiegassero la storia di un enorme spreco di fiducia e di speranze, raccontata a chi in questi anni ha osservato i giochi di potere della vecchia e stanca nomenklatura politica padulese dalla scrivania di giornalista, rimanendo sepolto dalle macerie che hanno sepolto tutti. E, come accade dopo un disastro, dapprima si cerca di scavare per vedere se c’è ancora un respiro. Poi si cerca chi può aiutarci a ricostruire quella storia comune.

GIANCARLO SCARAMUZZO

giancarloscaramuzzo@libero.it

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