Alessandra e Tatiana Bucci sopravvissute ad Auschwitz incontrano gli allievi dell'Istituto De la Salle e del Liceo 'Rummo' Eventi

“Vennero che era buio, a prenderci mentre dormivamo nel lettone di mamma. Urlavano frasi incomprensibili, parole come schiaffi gridati. E ci portarono via in otto (…) Scesi dal treno, dinanzi a noi si aprì la notte nera, col suo carico di paura, di disperazione, di morte”.

E’ un treno a rapire i tre bambini di questa storia, ed è un treno a restituirne due nel dicembre del 1946. Nel mezzo di questo essere portati via e essere restituiti, c’è l’indicibile del campo di sterminio.

A distanza di tanto tempo, Alessandra e Tatiana Bucci sopravvissute ad Auschwitz, scampate miracolosamente alle selezioni del terribile dottor Mengele, trovano la forza di rievocare nel ricordo la loro infanzia negata, la terribile pagina di un passato che continua a tenerle legate con la memoria alla perdita del loro cuginetto Sergio, che non è più tornato.

Il loro raccontarsi, che ha già dato forma ad un testo edificante della giornalista Titti Marrone, dal titolo emblematico “Meglio non sapere”, sarà accolto dagli allievi dell’Istituto De La Salle, lunedì 4 febbraio, alle ore 11.00, quando avverrà l’incontro fra chi conserva la memoria e chi ha il dovere di cominciare a costruirla, testimoni e ascoltatori uniti nell’unico intento di non dimenticare.  

Martedì 5 febbraio, poi, alle ore 10.00 la dirigente scolastica Teresa Marchese ed il dipartimento di storia e filosofia del Liceo Scientifico Rummo, coordinato dalla prof.ssa Teodolinda Cennamo nella persona del prof. Diodoro Cocca, accoglieranno le sorelle Bucci nei locali della Parrocchia dell’Addolorata, messi a disposizione dal parroco don Michele Villani per consentire ai docenti ed agli alunni di divenire “testimoni dei testimoni”.

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Andra e Tatiana Bucci furono deportate da Fiume ad Auschwitz quando avevano - rispettivamente - solo quattro e sei anni. Furono liberate il 27 gennaio del 1945 e trasferite a Praga, ma riuscirono a ritrovare la loro infanzia solo molto tempo dopo, nei nove mesi trascorsi a Lingfield con Alice Goldberger nel centro di accoglienza.

Alice, come scrive Titti Marrone nel suo “Meglio non sapere” edito da Laterza, ebbe il compito immane di “inventare la vita insieme ai piccoli”. Sarà un intreccio del destino a riunire le bambine alla famiglia nel dicembre del 1946 dopo aver salutato gli altri 22 bambini ospiti di Lingfield. 

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