Incredibile... il 'Processo d'appello al Torrone' vede soccombere la prelibata leccornia! Eventi
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Goliardia, questa la parola d'ordine a cui si è ispirato il “Processo d'appello al Torrone” svoltosi a Palazzo Paolo V nella seconda giornata della kermesse più dolce dell'anno: BenTorrone.
Dopo il primo grado di giudizio, che ha visto l'anno scorso l'imputato torrone assolto con formula piena, la prelibata leccornia è stata di nuovo tirata in ballo dalla pubblica accusa, squisitamente interpretata per l'occasione dall'avvocato Mario Collarile.
Svariati i capi di imputazione letti dal cancelliere Paolo Di Nita:
- a carico del torrone, prodotto pericoloso e fortemente lesivo;
- a carico dei produttori, produzione e commercializzazione di armi improprie e tentativo di strage;
- a carico dei consumatori, porto abusivo di armi improprie, lesioni volontarie dolose e molestie continuate.
Nel salone di rappresentanza dello storico palazzo, dunque, adibito ad aula di giustizia, ha avuto luogo la messinscena, divertente sì, ma supportata da tutti i crismi di una vera udienza di tribunale, con tanto di toghe, scenografiche parrucche, testimoni e giuria popolare, quest'ultima composta da Mario Chiusolo, in qualità di presidente, dalle giornaliste Erica Di Santo (Gazzetta di Benevento), Annamaria Gangale (Realtà Sannita) e Anna Liberatore (Il Sannio Quotidiano) e dal giovane Eugenio Delli Veneri.
Avvocato della difesa anche stavolta è stato un agguerrito Stanislao Lucarelli, nelle vesti di giudice, invece, una rossa e peperina Mariella Perifano, (avvocato nella vita vera), a cui Collarile si è sempre rivolto con la signorile espressione “Sua pulchritudo”.
E così, mentre il torrone, in tutte le sue dolci varianti, se ne stava tranquillo e beato in un angolo del tavolo, di fianco, però, al suo difensore Lucarelli, sono sfilati uno alla volta i testimoni della difesa e dell'accusa.
Pro: Ottavio Pietrantonio, che ha strappato subito una risata con il suo giuramento alla maniera beneventana “Quant'è vera 'a Madonn'”, quindi, dopo aver illustrato la atavica tradizione del torrone, ha narrato di un'usanza molto bella e romantica in voga tra gli innamorati del capoluogo sannita fino agli anni Cinquanta, vale a dire, il dono della cupeta calda che il fidanzato faceva alla sua bella ogni anno il 13 dicembre in segno di caldo amore (che delicatezza, che poesia d'altri tempi... ).
Ma a testimoniare in favore del dolce natalizio sono stati anche Milly Pati Chica, la quale ne ha sottolineato gli effetti benefici sulla psiche, Babbo Natale (interpretato da Andrea Caruso) che ha giurato “In Lapponia si consuma molto torrone di Benevento!” ed il piccolo ed alquanto intimidito Niccolò Delli Veneri di 10 anni, che rispondendo alle domande mirate di Lucarelli ha asserito “Il torrone mi piace, ne mangio molto, mi mette allegria”.
Detrattori della prelibatezza: Michele Ruscello che, munito di una sua foto giovanile - largamente mostrata all'uditorio accorso numeroso nonostante la pioggia - ha spiegato come da muscoloso e aitante qual era, si sia poi allargato, soprattutto nel girovita, dopo averne mangiato per anni; Eugenio Capossela, che ha parlato del torrone come di un corpo contundente, pericoloso soprattutto per i denti e Luigi La Monaca, il quale ha affermato “Il torrone è una discriminante culinaria, perchè a causa della sua durezza non lo possono mangiare tutti, in particolare i vecchietti che non hanno più i denti, per non parlare poi del prezzo che è salito a dismisura”.
Terminata la fase istruttoria, gli avvocati Collarile e Lucarelli hanno tenuto le loro requisitorie, quindi, la giuria popolare si è riunita “segretamente” per emettere il verdetto, letto solennemente dal giudice Perifano... e, a differenza dello scorso anno, il torrone di Benevento è stato dichiarato responsabile dei reati ad esso ascritti, condannato ad un anno da scontare presso la Certosa di Cremona, interdetto presso i pubblici esercizi, non solo di Benevento, ma dell'Italia intera, per di più è stata disposta la pubblicazione della sentenza sulla “Gazzetta Irpina”, per lenire ai cugini avellinesi il dispiacere della perdita del capoluogo, e, come se non bastasse, la requisizione e distruzione di tutto il torrone prodotto nell'anno in corso.
Soddisfatto dell'esito l'avvocato Collarile, ma Stanislao Lucarelli sta già affilando le armi per il ricorso in cassazione.
L'anno prossimo ne vedremo e gusteremo ancora delle belle!
ANNAMARIA GANGALE
Le foto sono di Lucia Gangale

01/12/2012