Il 29 marzo referendum sul taglio dei parlamentari Politica

Proprio all’indomani del voto in Emilia e Romagna e Calabria il Governo ha deciso di fissare la data del referendum confermativo sul taglio dei parlamentari, dopo l’approvazione definitiva di Camera e Senato al termine dei previsti quattro passaggi parlamentari (l’ultimo lo scorso 8 ottobre), ed via libera della Corte di Cassazione, chiamata in causa dal momento che nel secondo passaggio al Senato non c’era stato il quorum dei due terzi necessari per evitare il referendum.

La data scelta dal Consiglio dei Ministri è quella del 29 marzo e, trattandosi di referendum confermativo non è previsto alcun quorum di partecipazione al voto.

La “sforbiciata” - vero e proprio “cavallo di battaglia” del Movimento 5 Stelle - prevede le modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione, con la riduzione del numero dei parlamentari, che passerebbero dagli attuale 630 a 400 deputati e degli attuali senatori da 315 a 200, a cui vanno aggiunti i senatori a vita. In definitiva, gli eletti dagli attuali 945 passerebbero a poco più di 600.

C’era tempo fino a maggio per andare al voto, ma c’è stata molta fretta dal momento che con un probabile “si” al referendum l’attuale maggioranza giallorossa sarebbe blindata, almeno per il momento, con il ritorno al voto anticipato, chiesto giornalmente con forza dal centrodestra, che si allontanerebbe in modo definitivo. Infatti, prima del ritorno alle urne bisognerebbe ridisegnare i collegi elettorali, anche a legge elettorale invariata. Il che, praticamente, servirà ad allungare la vita del Parlamento attualmente in carica.

Insomma, forse, l’attuale maggioranza, soprattutto quella “grillina” fortemente ridimensionata anche dall’ultimo voto in Emilia Romagna e Calabria, ha raggiunto lo scopo di rimandare almeno per un po’ il ritorno alle urne puntando, possibilmente, alla fine dell’attuale legislatura. Anche se ciò, allo stato, non sembra per niente facile.