Roberto Costanzo: ''Occorre una linea comune tra le varie forze politiche sannite'' Politica

Nella prossima primavera verrà rinnovato il Consiglio Regionale e, se le cose non cambieranno, il Sannio continuerà ad essere il “parente povero” in seno al Consiglio Regionale.

Se le cose non cambieranno il Sannio continuerà ad essere penalizzato. Ma prima che la Regione modificasse lo Statuto e la legge elettorale, quanti consiglieri eleggeva il Sannio? Almeno quattro. Allora, perché i tanti che oggi gridano allo scandalo non vanno a vedere perché e come fu modificata la preesistente legge regionale? Fu una distrazione o un’incapacità? Proprio lei, amico Pescitelli, se lo dovrebbe ricordare, perché dieci anni fa fu lei a farmi più di un’intervista su questo argomento, all’epoca della riforma dello Statuto Regionale. Quello che molti contestano oggi qualcuno, come me, lo denunciò dieci anni fa. E ben pochi se ne accorsero. Comunque, quello che non si fece, o si sbagliò allora, può essere fatto o corretto oggi. Io non dispero.

Come mobilitarsi per far sì che questa situazione attuale venga cancellata?

Con un po’ di umiltà e di intelligente strategia politica si può ancora tentare di cancellare quel torto. Va detto subito che l’attuale unico consigliere regionale sannita, Mortaruolo, non ha alcuna colpa perché all’epoca non ricopriva cariche politiche. Almeno per questo, oltreché, per il fatto che oggi è l’unico rappresentante sannita alla Regione, Mortaruolo andrebbe sostenuto più che criticato.

Non pensa che a questo punto tutte le forze politiche sannite, senza alcuna distinzione, dovrebbero unirsi per cercare di cambiare l’attuale legge regionale?

Non è facile modificare una legge regionale che favorisce, ed in maniera eccessiva, la provincia più popolata. A mio parere, oltre a trovare una comune linea, le varie forze politiche sannite debbono cercare un’intesa con le province di Salerno, Caserta ed Avellino, perché anche loro, in qualche misura, sono state penalizzate dall’eccesso di napoletanità al Consiglio Regionale. Occorre riequilibrare il rapporto di forza e di potere di Napoli e il resto della Regione. “La Campania non finisce a Capodichino”, affermavo io nel 1970.

Intanto dopo il taglio del numero dei parlamentari nazionali, si rischia di avere una rappresentanza minima anche a Roma.

A mio parere è più grave, molto più grave, la penalizzazione al Consiglio Regionale rispetto al Parlamento nazionale. Al Sannio servono almeno tre seggi alla Regione, anche perché tre seggi a Roma (un senatore e due deputati) non è difficile ottenerli. Una rappresentanza equa e proporzionata è necessaria soprattutto alla Regione. Non è logico che i seggi siano ripartiti solo in rapporto alla popolazione; anche il territorio ha diritto ad un’equa rappresentanza. Benevento ha una superficie provinciale pari al 15% del territorio regionale ma un solo consigliere, cioè meno dell’uno per cento dei seggi. Mentre Napoli, che rappresenta soltanto il 9% del territorio occupa circa il 60% dei seggi. La battaglia non sarà facile ma neanche invincibile. Dipende dalle intenzioni e dalle capacità delle varie forze politiche sannite di oggi.