Sempre sfortuna o cattivo addestramento? Politica

Una volta il lavoro si sceglieva. Se svenivi alla vista del sangue, certo ben ti guardavi dall'aspirare ad essere dottore o infermiere. Se bambini piagnosi o adolescenti sfacciati ti mandavano fuori di testa, capivi che il lavoro dell'insegnante non era per te. Se ladri, ruffiani e deliquenti li avevi tenacemente sullo stomaco, non potevi certo aspirare a diventare poliziotto o a lavorare in un carcere o un riformatorio.

Oggi, invece, pur di avere un lavoro che ti consenta di vivere con dignità, si è costretti ad adattarsi. Cercano una cassiera: e i conti non sono il tuo forte! C’è da badare agli anziani: e la pazienza non è la tua dote principale! Alcuni scelgono dove le opportunità sono “numericamente” più vantaggiose. Se un concorso da notaio è per tre posti, quello da giudice per venti e quello per le forze di polizia è per duecento, può capitare che - avendone i titoli per tutti - tu vinca quello con più “capienza” lavorativa.

Ti addestreranno a dovere per farti diventare un bravo poliziotto, che - come dicono negli Stati Uniti deve “protect and serve” (proteggere i cittadini e servire la comunità). E - vista la delicatezza del lavoro, che prevede finanche la possibilità di usare armi da fuoco - gli addestratori saranno “severissimi” nella valutazione del tuo stato psicologico. E non “una tantum”, ma continuamente con visite periodiche scrupolose.

Tutto ciò premesso, è nelle umane cose che può capitare che, tra guardie e ladri, ci scappi il morto. Se appartiene alle forze dell’ordine, è tutto un dolersi - giustamente - per una vita tragicamente spezzata: mogli affrante, figli indifesi, futuro economico della famiglia in pericolo. Giornali, radio e tv sono tutti vicino ai destinatari di quel tragico lutto.

Se, però, il morto appartiene all’altra parte del genere umano, nella stragrande maggioranza di casi avviene che: l’agente si era sentito in imminente pericolo di vita / il morto sembrava brandire un’arma letale / l’agente ha cercato di esplodere in alto un colpo di pistola a scopo intimidatorio / proprio mentre avveniva quest’ultima operazione, è partito accidentalmente un colpo / oppure, l’agente è scivolato, ha perso l’equilibrio, è caduto, lasciando partire un colpo in modo del tutto casuale.

Dobbiamo “veramente” credere a questi triti e ritriti luoghi comuni? E perché non anche al “non vedente” che - sorpreso a guidare l’auto - asserisce di essere stato miracolato?

La via migliore per avere credibilità e rispetto per i propri dipendenti è sempre questa? E se una volta - tanto per dire un’enormità - si ammettesse l’errore umano? Insomma, questa combinazione sfortunata di “cadere/incespicare” proprio mentre si è all’inseguimento di un fuggitivo, far partire per caso un colpo, centrare sempre per caso il fuggitivo (cosa già in condizioni di buona mira assai difficile!), venisse abbandonata? Senza riferirci ad alcun caso specifico, può il cittadino essere trattato sempre da demente?

LUIGI PALMIERI

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