Forum dell'assurdo Società
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E' andata bene la tre giorni dei Longobardi. Nonostante la concomitanza con altri appuntamenti sentiti dal popolo (in primis la processione del Corpus Domini), le varie fasi della rievocazione della contesa di Sant'Eliano, i tornei e le esibizioni di combattenti e cavalieri hanno visto una considerevole partecipazione di pubblico. Significa che la manifestazione sta entrando nell'agenda di ogni beneventano e anche nel carnet di qualche agenzia turistica.
Non si farà il luglio al teatro romano. L'anno scorso Luigi De Filippo e Laura Tibaldi fecero intravedere una possibile rinascenza. Si sono fermati ad una sola edizione. Nel bilancio non basta tirare le somme aritmetiche. Non ci fu, l'anno scorso, una grande preparazione. Fu quasi una sorpresa.
Abbiamo preso a pretesto due cose sicuramente diverse per “entrare” nel vivo di un discorso che, in una storia di mezzo secolo, abbiamo fatto più volte. E che merita delle puntualizzazioni.
Per i Longobardi, il deus ex machina Alessio Fragnito sottolinea che, senza contributi pubblici, sono riusciti a chiudere quasi in pareggio. Ma “i longobardi” non mettono nel conto il valore economico del volontariato, limitandosi a sottolinearne, con comprensibile orgoglio, il valore morale. La famiglia De Filippo gestisce, invece, una azienda e deve tenere in regola i... registri. Dalle amministrazioni pubbliche non ebbero, lo scorso anno, né una lira né un interessamento.
Eppure in questa primavera Benevento è stata toccata dal Forum delle Culture, avvenimento di portata internazionale che avrebbe dovuto vedere nel 2013 Napoli sfavillare in tutto il suo splendore. Non s'è capito il ruolo del Comune di Benevento. Sarà stato pregato di ospitare dei dibattiti per consentire a De Magistris di presentare un consuntivo interprovinciale? E' stato prescelto come discarica di eventi che a Napoli capitale proprio non si potevano fare? Nell'uno e nell'altro caso a Benevento doveva toccare un compenso. Non si poteva far entrare nel Forum delle Culture un po' di sano spirito longobardo e qualche bonaria scelta teatrale al teatro romano?
Si è pure sbandierato che la Regione, stavolta, ha deciso il contributo per Città Spettacolo in tempo per poter programmare senza eccessivi pensieri la rassegna settembrina. La domanda è: il Comune di Benevento ha deciso di farsi “impresario” (di Città Spettacolo e quant'altro) e, pertanto, entra in concorrenza con altri soggetti che vogliano fare cultura in questa città; ovvero ritiene che, anche quando gestisce in proprio eventi che andrebbero tenuti distinti dalla contabilità dell'ente locale, rimane un ente che favorisce il sorgere e lo svolgersi di iniziative provenienti da soggetti “altri”?
In altri termini: interessa al Comune di che in città fioriscano iniziative capaci di soddisfare i gusti del popolo ma anche di incentivare visite e soggiorni di gente che ama viaggiare?
Se è così, il Comune deve innanzitutto “promuovere” e, poi, “coordinare” e, se ha risorse, “contribuire”.
Dove “contribuire” non significa solamente dare soldi (o fare elemosina) ma stabilire criteri non meramente contabili. Ma significa anche costituire e tenere in allenamento una autentica struttura di “regia”, per iniziare a governare un calendario degli eventi, nel quale - ad esempio - abbiano la precedenza quelli di più lunga tradizione. Una struttura di regia che non può consistere nella Giunta. E qui rientriamo nell'ormai stantio discorso dei dirigenti. La stampa (in particolare gazzettabenevento.it) ha reso noto che il sindaco Fausto Pepe, lo scorso giorno 26 giugno ha abbandonato la seduta di Giunta per rendere palese il dissenso nei confronti dell'assessore che gli avrebbe portato all'esame la domanda della Confederazione Nazionale Artigiani di occupazione della villa comunale per la manifestazione del 28-29 giugno 2014 (della quale erano stati già stampati e affissi i manifesti).
Autorizzare chicchessia è espressione di potere amministrativo, che è roba di competenza dei dirigenti. Che non hanno (non devono avere) per capufficio l'assessore.
Separare la politica dalla gestione è un imperativo anche per una auspicabile nuova stagione di teatro-musica-eventi. Di cui promotori, protagonisti e attuatori devono essere coloro che per mestiere o per passione fanno teatro-musica-eventi.
Alla politica potrà spettare tutta quella alta diplomazia che consiste nel “concedere” patrocini e riconoscimenti, che mai e poi mai sono “sigillo di qualità” e mai e poi mai dovrebbero essere “attestato di appartenenza”.
Lo Statuto comunale, all'articolo 55 (divenuto poi art. 74 nel testo revisionato a dicembre 2022) stabilisce che il Comune ha tre “fondamentali organismi di partecipazione”: la Conferenza Economica Cittadina, la Conferenza degli Enti e degli Operatori Culturali e il Forum dei Cittadini. E precisa: “La Conferenza degli Enti e degli Operatori Culturali ha compiti consultivi per valorizzare e tutelare le risorse e i beni culturali della città, potenziare gli studi di storia locale e per il coordinamento degli interventi nel settore delle attività culturali in genere”.
Tutte belle cose, direte voi. Senza le “belle cose” (cioè le cose regolamentate e fatte rispettare) si va a finire nell'abuso o nella inconcludenza. O nell'assurdo di un sindaco (il sindaco!) che abbandona l'organo di cui è presidente perché non se la sente di concorrere alla approvazione di un atto che la “sua” giunta potrà, però, approvare “a sua insaputa”.
Caro Luigi De Filippo, cara Laura Tibaldi, mi sa che il Comune di Benevento il teatro (anche nella forma di teatro dell'assurdo) se lo voglia fare da sé.
MARIO PEDICINI

02/07/2014