Il reportage fotografico di Francesco Garofano-Il labirinto d'Europa: immagini dalla rotta balcanica Società
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C’è un punto, nel cuore dell’Europa contemporanea, in cui la geografia cessa di essere semplice rappresentazione dello spazio e diventa esperienza estrema. La cosiddetta rotta balcanica si configura, da anni, come un attraversamento opaco e discontinuo, scandito da confini che si moltiplicano e da attese che consumano il tempo e la dignità. Non è soltanto un tragitto migratorio: è un dispositivo di selezione, una prova reiterata che i migranti stessi hanno finito per chiamare, con crudele ironia, game.
È in questo scenario che si colloca Il Labirinto, il reportage fotografico di Francesco Garofano, giovane autore guardiese che ha fatto della sensibilità verso l’ingiustizia sociale e la salvaguardia ambientale una cifra precisa del suo sguardo. L’opera, recentemente presentata a Bologna, non si limita a documentare, ma costruisce una grammatica visiva capace di restituire la complessità di un fenomeno troppo spesso ridotto a statistica o a slogan.
Il titolo non indulge alla metafora: il labirinto è la forma concreta dell’esperienza vissuta lungo la rotta. Nei suoi scatti, i confini non appaiono come linee, ma come zone di attrito; le foreste non sono paesaggi, bensì spazi di sospensione, nei quali la visibilità si riduce e l’identità si assottiglia fino a quasi dissolversi. L’immagine, rigorosa e priva di compiacimento, evita ogni estetizzazione del dolore e si concentra sulla dimensione essenziale: corpi in transito, sguardi che interrogano, tracce di passaggi che non lasciano alcuna memoria ufficiale.
La presentazione bolognese si inserisce in un contesto civico e culturale che, negli ultimi anni, ha mostrato una particolare attenzione per le dinamiche della rotta balcanica. Incontri pubblici, dossier e iniziative promossi da reti impegnate nella tutela dei diritti umani hanno contribuito a costruire un quadro informativo più consapevole. In ambito accademico, ricerche condotte presso l’Università di Bologna hanno documentato, con rigore analitico, la frequenza dei respingimenti e la natura aleatoria degli attraversamenti. Parallelamente, reti di volontariato hanno fatto della città un punto di partenza per azioni di solidarietà diretta lungo la rotta, in particolare nell’area di Bihać, in Bosnia.
Tuttavia, ciò che distingue Il Labirinto non è soltanto l’aderenza al dato reale, ma la capacità di restituire una verità più profonda, che sfugge alla cronaca immediata. Garofano non costruisce una narrazione lineare; al contrario, dispone le immagini come frammenti di un percorso irrisolto, nel quale ogni tentativo di uscita conduce a una nuova soglia. In questa scelta risiede la forza del lavoro: il rifiuto di offrire una conclusione consolatoria, a favore di una tensione aperta che chiama in causa lo spettatore.
Ne emerge una riflessione che investe direttamente l’Europa. Se il labirinto è reale, non riguarda soltanto chi lo attraversa, ma anche chi lo osserva da lontano. Le politiche di contenimento, i respingimenti e le zone grigie del diritto producono un sistema nel quale la responsabilità si frammenta fino a diventare irriconoscibile. L’invisibilità politica, suggerita attraverso l’uso calibrato della luce e dell’ombra, non è un accidente: è il risultato di una scelta.
In questo senso, il reportage assume un valore che travalica l’ambito artistico. Si colloca nel punto d’intersezione tra testimonianza e interrogazione etica, tra documento e coscienza civile. La fotografia, liberata da ogni retorica, torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere: uno strumento di verità.
Bologna, con il suo tessuto associativo e culturale attento ai diritti umani e alle sensibilità del mondo No Border, ha offerto a Il Labirinto uno spazio di confronto adeguato. Ma il lavoro di Garofano non può esaurirsi in una cornice espositiva. Chiede di essere guardato con responsabilità, di essere discusso, di entrare nel dibattito pubblico senza semplificazioni.
Perché il labirinto, a ben vedere, non è soltanto lungo la rotta balcanica. È dentro l’Europa stessa, nelle sue contraddizioni irrisolte. E le immagini di Francesco Garofano, asciutte e necessarie, ne restituiscono una mappa che non consente più di voltarsi dall’altra parte.
DOMENICO ROTONDI

21/04/2026